Parigi, 1871: l'assalto al cielo

La Comune di Parigi è un avvenimento raramente citato nei libri di testo, ma che può essere considerato un distillato di esperienza rivoluzionaria per le rivendicazioni che ha prodotto e i limiti contro cui si è scontrata. Il nostro percorso di lettura non aspira ad essere l’ennesimo prodotto degli accademici del marxismo: studiare la nascita, lo sviluppo e la sconfitta della Comune di Parigi ha senso solo se ci permette di meglio calibrare strumenti e parole d’ordine future.Il termine “Comune” non deve trarre in inganno. Pur essendo ripreso dalla tradizione contadina medievale, si tratta del primo esperimento di governo della classe operaia. La Comune non fu un organismo di tipo parlamentare come lo immaginiamo oggi, in cui la democrazia viene falsamente esercitata attraverso un voto espresso ogni cinque anni, scegliendo tra esponenti politici che in ultima analisi difendono lo status quo. I cittadini della Comune, pur appartenendo a correnti politiche differenti, eleggevano delegati che percepivano salari operai e che potevano essere rimossi in qualsiasi momento. Fin dai primi giorni, la Comune varò leggi e misure in difesa dei lavoratori. Questi provvedimenti, che emergeranno nel dettaglio lungo il percorso di lettura che pubblichiamo, mantengono un’attualità sconcertante se pensiamo che vennero adottati oltre un secolo fa.

La mancanza di una forza politica chiaramente rivoluzionaria causò un ritardo nell’insurrezione parigina; nel frattempo, i tentativi rivoluzionari promossi a Lione, Marsiglia e Tolosa vennero repressi, lasciando la capitale nel totale isolamento. Nonostante la confusione e l’incertezza che dominavano le varie correnti politiche parigine, la Comune riuscì a proclamare alcune delle riforme prestabilite. Purtroppo l’assedio condotto dall’esercito prussiano e da quello di Versailles ne resero difficile l’attuazione. Va però segnalato che il governo rivoluzionario commise il fatidico errore di non prendere mai il controllo della Banca di Francia, che finanziando Thiers e la controrivoluzione di fatto consentì la repressione della stessa Comune.

Da questo elemento emerge forse la lezione principale che ci proviene da questa esperienza: la rivoluzione non può semplicemente impadronirsi della macchina statale mantenendone la struttura, ma deve costruire uno stato radicalmente nuovo, con una propria organizzazione politica ed economica. Il Comitato Centrale della Guardia Nazionale era ancora molto lontano da questa idea. Marx ed Engels ebbero modo di approfondirne l’elaborazione proprio durante l’esperienza della Comune, mettendo alla prova anche l’intuizione contenuta nel Manifesto del Partito Comunista a proposito della “dittatura del proletariato”. Questi temi verranno successivamente sviluppati dallo stesso Marx ne La guerra civile in Francia e da Lenin in Stato e Rivoluzione, due scritti che abbiamo appositamente inserito nel percorso di lettura.

Per adempiere al compito di costruire un nuovo stato che ponga le basi per la sua stessa estinzione, le classi sfruttate devono imporsi sui vecchi sfruttatori. Si tratta dunque della dittatura della maggioranza su un’esigua minoranza: cos’è questa se non la massima espressione della democrazia in una società ancora divisa in classi?

Cronologia della Comune di Parigi

Pur essendo strutturali, le contraddizioni su cui si fonda il capitalismo abitualmente restano sotto la superficie. Mascherate dall’ideologia dominante, emergono di rado, ma quando si palesano l’esplosione sociale è inevitabile. La presa di coscienza determina una rottura con il sistema vigente e le sue regole. La consapevolezza di potersi affidare unicamente alle proprie forze spinge la classe a divenire protagonista del cambiamento. Si tratta del primo passo mosso dalla rivoluzione, a cui ne devono seguire molti altri in termini di organizzazione e proposta politica; ma come si giunge a questo punto? Cronologia della Comune di ParigiPer comprendere le ragioni che conducono ad un salto qualitativo, sia esso una spinta rivoluzionaria o un arretramento della lotta di classe, è necessario analizzare le condizioni materiali pregresse.Iniziamo dunque la pubblicazione del percorso di lettura con una cronologia degli eventi che anticiparono e caratterizzarono la Comune di Parigi. Avere una panoramica storica del periodo consentirà una lettura più approfondita del tracciato che ha condotto all’insurrezione e, d’altra parte, fornirà le basi per comprenderne anche la sconfitta.

Karl Marx | La guerra civile in Francia

Dopo la sconfitta della Francia contro la Prussia, il 4 settembre 1870 la popolazione di Parigi insorge proclamando la Repubblica. Il nuovo governo, però, è capeggiato da monarchici, clericali e alti funzionari statali che tentano di approfittare della caduta del bonapartismo per affermare i propri interessi.Le aspettative di pace e giustizia sociale del popolo parigino vengono disattese e si giunge ad una nuova ondata di rivolte e occupazioni, che culmina con la cacciata del governo Thiers il 18 marzo 1871 e la proclamazione della Comune di Parigi. Siamo di fronte al primo governo gestito dai lavoratori, a cui segue una repressione brutale e sanguinaria: un’esperienza di circa due mesi, ma i cui insegnamenti valgono anni.

Lenin | Scritti sulla Comune di Parigi

Pubblichiamo due degli scritti redatti da Lenin per analizzare e celebrare l’esperienza della Comune di Parigi. Il primo, “Gli insegnamenti della Comune”, offre un parallelo tra la sconfitta del 1871 in Francia e quella del 1905 in Russia. Proprio grazie alle lezioni fornite dalla Comune, le illusioni patriottiche hanno meno presa tra i rivoluzionari e i lavoratori russi rispetto ai compagni parigini.Delineando i tratti comuni ad ambo gli avvenimenti - il disastro economico e l’umiliazione nazionale - Lenin ribadisce l’obiettivo dell’espropriazione della borghesia e affronta la necessità della lotta di classe armata a sostegno dell’insurrezione.“In memoria della Comune”, invece, è uno scritto fondamentale per la sintesi e la chiarezza con cui Lenin stende il bilancio di questo avvenimento. La sua utilità, però, non si ferma a questo punto.