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1928/1967 - Ernesto Guevara, Il Che

Il 9 ottobre 1967 nel villaggio di La Higuera viene assassinato dai ranger Boliviani con il tacito consenso della CIA, Ernesto Guevara. Nella sua vita breve ma intensa, appena 39 anni, è stato un medico senza patria ne frontiera, guerrigliero autodidatta, ministro dell’industria e pianificatore dell’economia nazionalizzata a Cuba ma soprattutto è stato il comandante Che. La sua figura di guerrigliero mai domo ha influenzato migliaia di giovani e militanti di tutte le generazioni, sicuramente la sua è una delle immagini di rivoluzionario più diffuse della storia. Quello che vogliamo fare in questo percorso di lettura è provare a sottrarre il pensiero del rivoluzionario dalla narrazione romantica del giovane che parte a bordo della Norton 500 per fare la rivoluzione e attraverso il punto di osservazione privilegiato che la storia gli ha riservato cercare di ricostruire le cause e i fattori che lo portarono a maturare una determinata coscienza politica.

1936: la rivoluzione che poteva cambiare il mondo

Il 19 luglio del 1936 i lavoratori di Barcellona, prevalentemente a mani nude, insorsero contro i fascisti di Franco, assaltando le caserme e impadronendosi delle armi. Nel giro di 24 ore tutta la Catalogna era in mano alla classe operaia armata e in quei giorni si pensava che fosse realmente possibile "fare come in Russia" anche in Spagna. Come è stato possibile arrivare alla vittoria di Franco è oggetto di questo percorso e degli scritti che abbiamo selezionato.

Il concetto di sviluppo diseguale e combinato in Trockij

Nonostante il concetto di sviluppo diseguale e combinato rappresenti uno degli assunti portanti in numerosi scritti di Lev Trockij, molti studiosi marxisti e gruppi rivoluzionari hanno accordato all’idea solamente un’attenzione limitata. Ancor peggio, mancando di cogliere la reale innovazione teorica proposta da Trockij – ovverosia, la formulazione del concetto di ‘sviluppo combinato’ e la sua giustapposizione con quello di disparità – hanno finito per accettare una visione mozzata dell’intera idea. Questa è stata infatti spesso trasfigurata in formulazioni per nulla originali e comuni a numerosi studiosi che hanno ‘banalmente’ evidenziato come un sistema basato sulla competizione determini necessariamente uno sviluppo che tende ad avvantaggiare qualche regione a scapito di altre.