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La Rivoluzione Russa: l'insurrezione del 25 ottobre del 1917

Tra qualche mese ricorrerà il 100° anniversario della Rivoluzione Russa, un evento che ha cambiato il mondo. Oggi ricordiamo l'insurrezione del 25 ottobre (7 novembre per il nostro calendario) ma quel giorno fu la tappa finale di un processo che era iniziato il 23 febbraio (8 marzo) del 1917 quando spontaneamente entrarono in sciopero le operaie di alcune fabbriche tessili di Pietrogrado. La storiografia stalinista ha sempre raprpesentato la Rivoluzione Russa come una cavalcata trionfale che culmina con la presa del Palazzo d'Inverno. Si è sempre enfatizzato il giorno dell'insurrezione senza tenere conto che quel giorno fu preparato, discusso, pianificato e che non fu una discussione semplice per il partito bolscevico, che rischiò di venirne spaccato.La Rivoluzione Russa non fu certamente una marcia trionfale ma un processo contraddittorio, nel quale il partito bolscevico ebbe più di una "crisi" e discussioni laceranti proprio nel mezzo di una rivoluzione (ricordiamo ad esempio che le famose Tesi di Aprile di Lenin furono presentate a titolo personale, senza l'appoggio di alcun membro del comitato centrale del partito).Vogliamo quindi ricordare e festeggiare quell'insurrezione che portò tutto il potere ai soviet, e che segnò tra l'altro l'inizio di un altra fase della revoluzione, non certo più semplice della precedente.Ma non ci accontentiamo solamente di festeggiare, vogliamo studiare e comprendere. Riproponiamo quindi il percorso di lettura che avevamo preparato in occasione del 95° anniversario con l'obiettivo di approfondire lo studio durante il prossimo anno. Questo crediamo sia il modo migliore per celebrare la Rivoluzione che ha cambiato il mondo.

Ungheria 1956: la rivoluzione diffamata

Si dice che la storia sia scritta dai vincitori. La rivoluzione ungherese, vinta due volte, ha visto due volte riscritta la propria storia.Schiacciando nel sangue gli operai ungheresi nel 1956, la burocrazia sovietica si guadagnò per prima il diritto ad affermare la propria versione dei fatti: in Ungheria c'era stata una sollevazione fascista e filo-capitalista, felicemente contrastata dalle truppe mandate dall'Urss.Come succede a un curatore fallimentare, al momento del crollo dello stalinismo, il capitalismo occidentale ereditò il diritto a diffamare la rivoluzione e a piegarne la memoria a proprio comodo. Proprio l'Ungheria del resto era stato il primo paese nel 1989 ad aprire il varco nella cortina di ferro, lasciando passo libero all'esodo di migliaia di persone dall'Est, e in particolare dalla Germania Orientale, verso l'Occidente.La storiografia borghese rivalutò quindi la rivoluzione ungherese del 1956 come un'anticipazione del 1989. I rivoluzionari ungheresi del '56 divennero l'icona, la prova provata, dell'esistenza da sempre di un vasto consenso popolare a favore della restaurazione del capitalismo.

Il fallimento del riformismo, l'attualità della rivoluzione

La scelta di pubblicare un percorso su marxismo e riformismo a prima vista può sembrare fuorviante. In fondo non esiste una sola riga di tutta l'attività militante di Marx, Engels, Lenin, Trockij, che non sia stata dettata da polemiche contro le concezioni riformiste. Lo stesso potremmo dire di Gramsci e Rosa Luxemburg.Ogni singola riga delle opere di questi giganti del movimento operaio è stata prodotta nel fuoco della battaglia, all'alba di avvenimenti epocali o nella calma che segue una ritirata. Ed ogni volta, sempre col proposito di orientare il movimento ad agire e a non cadere in concezioni che avrebbero potuto portarli in un vicolo cieco.