1936: la rivoluzione che poteva cambiare il mondo

Di tutte le rivoluzioni che hanno solcato 150 anni di lotta di classe del movimento operaio, mai nessuna aveva mai visto tante forze coalizzate contro la classe lavoratrice quanto quella spagnola del 1936-37. Al momento della verità l’eroico proletariato spagnolo, alla cui testa vi erano i contingenti catalani, si ritrovò da solo ad affrontare nemici alla propria destra e alla propria sinistra. Dai fascisti che marciavano verso la Catalogna per ristabilire l’ordine del capitale ai partiti comunisti e socialisti che chiedevano il disarmo dei lavoratori spagnoli nel nome della lotta al fascismo, fino agli anarchici e ai centristi del Poum, che nel 1936 confluirono nel governo di fronte popolare chiedendo di scendere dalle barricate per non urtare il governo repubblicano, tutte le forze furono coalizzate contro il potere operaio della classe lavoratrice spagnola.

Precisamente per questa ragione non c’è rivoluzione più istruttiva di quella spagnola. E come Marxpedia non potevamo che cercare di approfondire il tema con l’intenzione di pubblicare quanto più materiale formativo possibile. Si può dire che la rivoluzione spagnola sia un concentrato di lezioni per la quantità enorme di pregiudizi, tutti estremamente attuali, che smentisce.

Nulla rimane di quel pregiudizio borghese (e riformista) secondo cui le rivoluzioni sono drammi composti da un atto unico. Per sei lunghi anni, dal 1931 al 1937, i lavoratori spagnoli cercarono più e più volte di cambiare profondamente la Spagna, di resistere a ondate di reazione, di costruire propri strumenti di contropotere utilizzando tutti i gli strumenti a disposizione, dalle elezioni nel 1931 alle barricate nel 1937.

Non c’è rivoluzione migliore di quella spagnola in grado di svelare il ruolo controrivoluzionario giocato dal Partito comunista stalinizzato e diretto da Mosca. Non i dibattiti, ma le fucilazioni chiarirono come non fosse sufficiente chiamarsi “comunista” per attuare una politica rivoluzionaria. D’altronde fu proprio la sezione catalana del Partito Comunista (la cui sigla era PSUC) a farsi carico della “pulizia” della Catalogna nel settembre del 1936, smontando pezzo per pezzo le milizie, gli organismi di controllo e distribuzione operaia a suon di fucilazioni e arresti.

Che tutto questo avvenisse nel 1936 e tale anno fosse anche quello dell’inizio dei processi farsa di Mosca fu tutto fuorché casuale. Mosca temeva con terrore che l’eroismo dei lavoratori spagnoli riaccendesse un’opposizione capace di fare propri i metodi e le posizioni bolsceviche che l’apparato aveva demolito proprio nel nome dell’Ottobre. Quanto più i lavoratori spagnoli toccavano con le dita il potere, tanto più in Russia ciò che rimaneva dell’eredità dell’Ottobre doveva essere fisicamente reciso.

Ed ancora quell’idea, in fondo riutilizzata ancora oggi, che la lotta per la democrazia e quella per il socialismo non siano legate ma possano avvenire solo in successione temporale fu alla base della sconfitta contro Franco. Altri non era, in fondo, che l’espressione dell’incapacità della debole borghesia spagnola, della corona, del clero, dei latifondisti di continuare a guidare la società, arricchirsi e perpetuare il proprio dominio con mezzi “democratici”. Sconfiggere il fascismo avrebbe significato costruire una Spagna diversa da quella che c’era prima della rivoluzione. Franco e i fascisti scaturivano esattamente da quella Spagna formalmente democratica.

Proprio per questa ragione non sarebbe stato possibile sconfiggere i fascisti senza piegare i capitalisti. Facce speculari dello stesso problema, lavorarono fino alla fine perché fossero il latifondismo e il capitalismo a trionfare. D’altronde, è utile vedere il destino dell’esperienza dei governi di fronte popolare per rendersene conto: incapace di sviluppare la società quello del 1931, ma molla inconsapevole dello scoppio del processo rivoluzionario; strumento controrivoluzionario quello del 1936, ma inutile strumento di lotta contro il fascismo. Che i partiti operai e quelli borghesi avessero (ed abbiano tuttora) programmi ed esiti inconciliabili la rivoluzione spagnola lo dimostrò con la precisione del laboratorio e con risultati sanguinosi.

L’esperienza della rivoluzione russa ha dimostrato che anni di preparazione per la costruzione di un partito capace di offrire un programma e una direzione al movimento sono decisivo. Si sperimentano i quadri, si affina l’arsenale teorico. L’esperienza della Spagna non è che una conferma al negativo di tutto questo: al momento decisivo sia i dirigenti della centrale anarchica CNT che del Poum voltarono le spalle ai lavoratori. Da concezioni teoriche erronee possono derivare autentiche tragedie, sia tattiche che politiche. Di tutti gli insegnamenti, questo è senz’altro il più prezioso. Non solo queste formazioni rifiutarono un reciproco fronte unico, non solo non fornirono ai lavoratori quel governo operaio in grado di fare delle Juntas, nate spontaneamente, un autentico governo operaio; ma seppur da posizioni diverse entrambe aderirono al governo repubblicano. Da controllori della Catalogna divennero i controllori della propria morte, non solo politica.

Questa breve introduzione naturalmente ha il semplice scopo di introdurre questo percorso di lettura. Come per quello sulla rivoluzione russa, anche in questo caso abbiamo deciso di introdurre il percorso con una minuziosa cronologia che racconti in fatti e le scelte dei protagonisti nel loro ordine. A noi semplicemente il compito di introdurre, ai testi che presenteremo quello di approfondire, tirare le fila, illuminare tutta la ricchezza di questa esperienza.

Compongono questo percorso di lettura i testi di Lev Trockij: La rivoluzione spagnola e i compiti dei comunisti; La rivoluzione spagnola giorno per giorno; La rivoluzione spagnola e i pericoli che la minacciano. Abbiamo deciso di intraprendere la pubblicazione del testo di Felix Morrow, ormai sempre più irreperibile, Rivoluzione e controrivoluzione in Spagna.

Infine abbiamo deciso di pubblicare ampio materiale di commento artistico, che non reputiamo per nulla secondario. La poesia, il cinema, la letteratura: la rivoluzione rappresenta un profondo impulso per l’arte, sia durante sia negli anni successivi. Si tratta di contributi fondamentali per la costruzione di quell’immaginario politico che ogni attivista costruisce durante la partecipazione alla lotta di classe.

Con la sconfitta del proletariato spagnolo la tensioni tra le borghesie toccarono il punto di non ritorno. Soltanto pochi mesi dopo la vittoria di Franco in Spagna Hitler invase la Polonia, dando inizio a uno dei più infernali massacri imperialisti della storia del genere umano.

Il proletariato spagnolo poteva sconfiggere Franco e la rivoluzione spagnola del 1936-37 poteva cambiare il mondo. Per i marxisti la storia si fa con i “se” e con i “ma” e con uno studio approfondito degli errori politici dei dirigenti del movimento operaio. Per decenni dopo la vittoria di Franco, la didattica riformista, accademica e stalinista sulla rivoluzione spagnola è stata interamente orientata a raccontare di una guerra civile compatta contro il fascismo e per la democrazia. In realtà la rivoluzione spagnola vide una guerra civile unilaterale contro la classe lavoratrice mentre si combatteva contro il fascismo.

Oggi siamo orgogliosi di ricordare l’eroismo del proletariato spagnolo, che quasi a mani nude conquistò le caserme per tentare il proprio assalto al cielo.