Premesse della Rivoluzione di Febbraio

Trockij scrive che "nelle condizioni storiche della formazione della Russia, della sua economia, delle sue classi sociali, del suo stato, nell'influsso di altri stati su di essa, dovevano essere contenute le premesse della rivoluzione di febbraio". Per questo motivo impiega i primi 6 capitoli di Storia della Rivoluzione russa per descrivere minuziosamente lo sviluppo economico, politico e sociale della Russia fino al febbraio 1917. Pensiamo quindi che sia importante focalizzare la nostra attenzione su questi capitoli, perché comprendendo le premesse della rivoluzione di febbraio sarà più facile per noi comprendere anche le dinamiche del processo rivoluzionario.

Lo sviluppo del capitalismo in Russia presenta delle profonde differenze rispetto alle altre potenze industriali dell’epoca. Trockij lo spiega bene nel capitolo “Particolarità dello sviluppo della Russia”: un paese arretrato assimila le conquiste materiali e ideologiche dei paesi progrediti, ma non lo fa ripercorrendo tutte le tappe. Questo Trockij lo definisce sviluppo diseguale e combinato, dove elementi della vecchia società coesistono con uno sviluppo economico moderno.

A differenza delle democrazie occidentali lo sviluppo del capitalismo in Russia non rafforza il cosiddetto “liberalismo”, ovvero la spinta a una democrazia borghese, piuttosto ne indebolisce le basi: il capitalismo in Russia non si sviluppa dall’artigianato per arrivare all’industria manifatturiera, dal commercio dei mercanti fino ad arrivare alle grandi aziende di scambi internazionali. In Russia il capitalismo non porta alla creazione di quella classe intermedia fra borghesia e proletariato, definita piccola borghesia, che è la linfa vitale del parlamentarismo borghese. In Russia il capitalismo si sviluppa in maggior parte per opera del capitale straniero, concentrando il giovane proletariato russo in fabbriche di enormi dimensioni. In Russia il capitalismo si può dire che parta dall’ultimo capitolo, senza ripercorrere tutte le tappe precedenti.

A causa di questo tipo di sviluppo la Russia rimane un paese politicamente e socialmente arretrato, con uno stato assolutista in mano a uno zar, Nicola II, che Trockij definisce a ragione “incolore” (invitiamo a leggere il capitolo dedicato allo zar e alla zarina), una borghesia debole politicamente e senza una base sociale. Come scrive Trockij alla borghesia russa manca il cosiddetto “terzo stato”. Per questo motivo la borghesia sarà incapace di portare avanti la “sua” rivoluzione, come invece aveva fatto nei paesi più avanzati del resto d’Europa.

Riesce dopo il 1905 a farsi concedere una caricatura di parlamento, la Duma, ma soprattutto da quel momento in poi, preoccupata da cosa può causare l’ingresso nella scena politica del proletariato, la lotta della borghesia allo zarismo sarà organizzata a suon di borbottii e tentativi di congiure di palazzo, e quindi chi porterà avanti una vera lotta all’autocrazia, allo stato assolutista e dispotico dello zar, sarà esclusivamente il proletariato, che sostituirà “l’antico ordine” non con il parlamentarismo borghese, ma con i soviet.