Le giornate di luglio

All’interno del processo rivoluzionario russo, il mese di Luglio è quello che forse segna in maniera più netta il punto di demarcazione tra il febbraio e l’ottobre. L’accumulazione graduale e contraddittoria della coscienza delle masse è arrivata ad un punto tale che non è più possibile contenere lo slancio rivoluzionario della capitale ma ancora non sono mature le condizioni per un’insurrezione in tutto il paese.

Le giornate di Luglio si dividono in due fasi contraddistinte della lotta a cui Trockij dedica due differenti capitoli: “Preparazione e inizio” e “Il punto culminante e la repressione”.

Le masse vedono come unica via d’uscita dalla condizione d’incertezza, dovuta all’impasse governativa, il trasferimento di tutto il potere nelle mani del Soviet. É grazie all’esperienza maturata nei mesi precedenti che una semplice parola d’ordine, dapprima agitata solo dai bolscevichi, s’impone sulla realtà, diventando la volontà di milioni di persone. Le giornate di Luglio consegnano ai bolscevichi la maggioranza nella sezione operaia del soviet di San Pietroburgo, segnando un profondo capovolgimento nella vita del Soviet.

Adesso l’impazienza delle punte avanzate si manifesta chiaramente.

In molti reggimenti dell’esercito, i soldati eleggono nuovi delegati, lanciano appelli alla mobilitazione trascinando nella lotta anche gli operai. Le masse in lotta si dotano di nuove strutture improvvisate dall’esigenza del momento. Soldati e operai fanno loro le parole d’ordine dei bolscevichi: “Abbasso i 10 ministri capitalisti”, “Abbasso la guerra”, “Tutto il potere ai soviet” e danno vita ad una mobilitazione spontanea. La paura di una repressione governativa, impone alla manifestazione di essere armata. Le proposte e gli appelli alla calma dei bolscevichi sono respinti e il partito per non abbandonare operai e soldati al loro destino viene trascinato nel movimento.

Le giornate di Luglio segnano anche il punto culminante della contraddizione insita nel dualismo di poteri. Quello che va in atto è uno scontro tra la democrazia ufficiale, che siede al governo e quella reale, che si mobilita nelle piazze. Operai e soldati manifestano per dimostrare la loro volontà di dare tutto il potere al Soviet. I menscevichi e i socialrivoluzionari rimasti alla testa di Soviet e governo provano a schiacciare le masse per mantenere il potere nelle mani dello Stato.

I bolscevichi, mettendo le masse in guardia dai pericoli ma assecondandone la decisione di manifestare, si guadagnano definitivamente la loro fiducia, ponendosi in questo modo alla testa della mobilitazione, organizzandola. Per 36 ore il governo di coalizione è isolato. Le masse oceaniche sfilano compatte e disciplinate. Si radunano più volte sotto il palazzo di Tauride dove presiede il Soviet, chiedono di parlare con gli esponenti più in vista, esortandoli a prendere il potere. Il palazzo della Ksesinskaja, sede del comitato esecutivo dei bolscevichi è il quartier generale dei dimostranti. A Pietrogrado comanda la piazza e gli unici episodi di violenza che si registrano sono scaramucce istigate da ufficiali, junkers e provocatori.

La manifestazione termina il secondo giorno quando operai e soldati comprendono ormai che manifestare l’indomani non è più sufficiente a risolvere la questione del potere. Questo è il momento più avanzato delle giornate di Luglio, dopodiché inizia la repressione. Mentre i bolscevichi organizzano la ritirata ordinata dei manifestanti, il governo di coalizione, facendo leva sugli elementi più arretrati dell’esercito, della provincia e  dei reparti del fronte, fa circolare documenti falsi che proverebbero che i bolscevichi siano spie tedesche. Questa è la lezione più importante impartita da menscevichi e socialrivoluzionari alla coscienza delle masse. Il blocco borghese, spaventato dall’irruenza delle masse ma non in grado di assumere il potere, cerca riparo nella reazione aperta. Il proletariato è diviso, le masse dei distretti industriali sono pronte a farla finita con il governo di coalizione ma le province ancora no e premono per trovare una via d’uscita. Menscevichi e socialrivoluzionari, legati mani e piedi alla borghesia, si lasciano arruolare nella fila della controrivoluzione e per paura di un colpo di mano della monarchia si fanno promotori della reazione.

Trockij dedica poi un capito intero ad una questione di non poca rilevanza. Se durante le giornate di manifestazione il potere era sfuggito di mano alle forze governative, “i bolscevichi avrebbero potuto prendere il potere a Luglio”? Per rispondere a questa domanda è necessario porne un altra: se i bolscevichi avessero preso il potere a Luglio, avrebbero potuto mantenerlo?

Come dimostrarono gli eventi, no. Già sul finire delle giornate di Luglio, lo stato d’animo degli elementi meno risoluti dell’esercito si volge contro i manifestanti. Come ebbe modo di spiegare Lenin, le masse erano ancora convinte di poter indurre menscevichi e socialrivoluzionari a seguire la politica dei bolscevichi con le parole e le manifestazioni. Tra Pietrogrado e l’esercito al fronte si frapponeva la provincia. Le masse facevano loro le parole d’ordine dei bolscevichi ma ancora non erano disposti a seguire il partito in un’insurrezione contro il comitato centrale.

Nelle giornate di Luglio è contenuto uno dei migliori esempi di combinazione tra teoria e tattica rivoluzionaria. Se i bolscevichi si fossero fermati a considerazioni dottrinarie, avrebbero preso le distanze da una manifestazione armata perché non sufficiente a risolvere il problema del potere e inevitabilmente indirizzata verso la strada di una rivoluzione prematura. In quest’ottica, però, operai e soldati sarebbero rimasti privi di una guida e di uno strumento di riflessione su quella esperienza. Molto probabilmente, il movimento sarebbe stato guidato dagli anarchici, che avrebbero concentrato le masse su scaramucce sterili con l’obiettivo di sfociare subito in un conflitto armato, riportando una pesante sconfitta per le masse. Al contrario, se il partito si fosse fatto prendere dall’impazienza e si fosse posto alla testa delle punte avanzate di Pietrogrado, forzando la mano avrebbe anche conquistato il potere ma con tutta probabilità, non tenendo conto degli elementi arretrati della provincia e del fronte, l’insurrezione sarebbe rimasta isolata. In questo modo Kerensky e il governo avrebbero avuto la possibilità di organizzare un blocco contro Pietrogrado e nel giro di pochi giorni accerchiarla e schiacciarla.

Come spesso accade nella storia, la demoralizzazione delle masse per l’insuccesso delle giornate di Luglio e la paura delle classi possidenti per l’affronto subito, potevano essere il combinato per l’inizio di una controrivoluzione sanguinaria che soffocasse ogni speranza di cambiamento. Ancora una volta, a determinare il cammino della storia è l’intervento del fattore soggettivo su quello oggettivo: solo la corretta valutazione delle condizioni e la giusta interpretazione della tattica da adottare da parte dei bolscevichi permisero di preservare le masse da una disfatta eclatante, facendone maturare la coscienza e gettando le basi per il futuro vittorioso della rivoluzione.