Le giornate di giugno

Le giornate di Giugno non sono una di quelle tappe che viene solitamente ricordata quando si prende in considerazione il processo che porta dalla rivoluzione di febbraio a quella di ottobre. In effetti esse non segnano una nuova tappa di per sé. Mettono però apertamente in mostra tutte le contraddizioni che porteranno alle giornate di luglio, al colpo di Stato di Kornilov e poi all'insurrezione di ottobre.A Giugno, nella città di Pietrogrado, si riunisce il primo Congresso nazionale dei Soviet: 820 delegati in rappresentanza di 20 milioni di persone. Il Congresso dei Soviet è formalmente un'organizzazione privata eppure, sotto la spinta del processo rivoluzionario, accumula ogni giorno di più le funzioni di un nuovo potere: lo fa suo malgrado e contro il volere della sua maggioranza. Il Congresso è infatti dominato da socialrivoluzionari e menscevichi. Esso rappresenta quindi la forma potenziale del nuovo potere operaio, ma non ne rappresenta ancora la sostanza politica. Il Congresso nazionale dei Soviet è dominato dalle politiche di “conciliazione” con il governo borghese. Tutta la sua preoccupazione è indirizzata verso sinistra, verso le spinte che provengono dai bolscevichi e dalle masse di Pietrogrado. Viene infatti vietata una manifestazione organizzata dai boslcevichi e viene messo all'ordine del giorno il disarmo delle masse di Pietrogrado.

Come scrive Trockij: “In altri termini, giungeva il classico momento della rivoluzione in cui la democrazia borghese, su richiesta della reazione, vuole disarmare gli operai che hanno assicurato la vittoria dell’insurrezione”.

Le giornate di Giugno sono dense di contraddizioni. Tutto sembra ancora mescolato, caotico: i soviet non vogliono prendere il potere, il governo borghese si autoproclama rivoluzionario, il Congresso nazionale dei Soviet teme le masse di Pietrogrado. Proprio in questa contraddizione risiede l’importanza delle giornate di Giugno all’interno di tutto il processo rivoluzionario. E’ in un momento tanto complesso che si apprezza la capacità del bolscevismo: una corrente politica in grado di cogliere la complessità e la contraddittorietà del processo rivoluzionario, lontana da facili schematismi e cedimenti di opportunità.

I bolscevichi problematizzano le seguenti questioni:

- le masse, anche nel pieno del processo rivoluzionario, non sono composte da strati omogenei. La loro coscienza non procede nello stesso modo. La maggioranza espressa nel Congresso nazionale dei Soviet dimostra quanto la coscienza nelle province arranchi dietro a quella dei distretti operai di Pietrogrado.

- le masse operaie di Pietrogrado mordono il freno. Pur tuttavia è necessario evitare di trascinarle in una insurrezione prematura. Il bolscevismo si basa fermamente sull'iniziativa delle punte più avanzate di Pietrogrado ma non sulla loro impazienza. Se necessario, sa frenare, rimandare. Questo non sempre viene compreso: “Le masse avevano obbedito alla decisione dei bolscevichi (di rinviare la manifestazione Ndr). Ma questa docilità non mancò di provocare proteste ed espressioni di indignazione. In certe aziende furono votate risoluzioni di biasimo al Comitato centrale. Nei quartieri più esasperati dei membri del partito arrivavano al punto di strappare le tessere. Era un serio avvertimento.”

- nella manifestazione che infine si tiene il 18 Giugno si leggono cartelli come “Il diritto di vivere è al di sopra del diritto alla proprietà privata!”. Le masse premono e palesano con estrema chiarezza la volontà di superare il governo provvisorio, di abbattere il capitalismo. Questa semplicità si scontra ancora con la complessità di una situazione in cui il termine “rivoluzione” è nella bocca del Governo stesso e soprattutto di menscevichi e socialrivoluzionari. I bolscevichi scelgono di indirizzare la pressione che proviene dalle masse e lo fanno con uno slogan altrettanto semplice: “Abbasso i 10 ministri capitalisti”. Si potrebbe dire: perché i bolscevichi concentravano la polemica contro i ministri capitalisti? Non erano forse un ostacolo anche i socialrivoluzionari e i menscevichi? La posizione utilizzata dai bolscevichi ci fornisce una risposta ai quesiti precedenti. Un partito rivoluzionario non è una mera organizzazione di denuncia: deve saper incalzare i propri avversari, quando si tratta di correnti politiche con un blocco sociale affine, evitando posizioni settarie e optando per una propaganda che inciti i lavoratori a mettere alla prova i propri referenti nel concreto.

Pochi riflettono su questo fatto: quando i bolscevichi lanciarono lo slogan “Tutto il potere ai Soviet”, essi non erano la maggioranza nel Soviet. Rivendicavano dunque che fosse il Congresso nazionale a maggioranza “riformista” a prendere il potere. Non è questa una contraddizione? Solo in apparenza. I bolscevichi sapevano che né menscevichi né socialrivoluzionari desideravano avocare tutto il potere ai Soviet. Incalzandoli, invitandoli a farlo, i bolscevichi esercitarono una funzione educativa verso le masse che ancora nutrivano illusioni nei riformisti stessi.

Attraverso questi slogan, questa condotta, il bolscevismo non solo costruisce la propria strada verso la  maggioranza, ma getta un ponte tra il proletariato di Pietrogrado e il resto del paese, tra le punte avanzate del processo e quelle arretrate. Anche questa è l'arte della costruzione dell'organizzazione rivoluzionaria. Niente di più lontano dalle rappresentazioni caricaturali che ne vengono solitamente fatte.