Capitolo secondo. L'insurrezione del 25 ottobre 1917. Prima parte

Le masse.

 

Trockij aveva appena terminato di motivare alla tribuna del preparlamento il ritiro dei bolscevichi dall'assemblea. La sua voce metallica aveva lanciato la sfida dei proletari e dei contadini alla più alta autorità della repubblica. Usciva. Passò davanti ai marinai che erano a guardia dell'assemblea. Le baionette fremettero. Dei visi duri si volsero verso il tribuno. I loro occhi fiammeggiavano. Delle voci gli chiesero, indicando le baionette: “Quando potremo servircene?” Era il 6 ottobre. La conferenza democratica surrogato di un parlamento della rivoluzione, preparata da socialisti-rivoluzionari e menscevichi, si era aperta a Mosca verso la metà di settembre. Gli scioperi la costrinsero a traslocare, i camerieri degli alberghi e dei ristoranti si rifiutavano di servire i suoi membri. Si trasferì a Pietrogrado. Le sue deliberazioni erano prese sotto la protezione dei marinai, scelti tra quelli più fidati. E le baionette della sua guardia fremevano al passaggio di un tribuno bolscevico: “Quando potremo servircene?”. Questo stato d'animo era generale nella flotta. Quindici giorni prima del 15 ottobre i marinai de[à squadra del Baltico, che erano in rada a Helsingfors, esigevano che non si perdesse più tempo e che l'insurrezione “consacrasse la distruzione, ormai ritenuta inevitabile della flotta da parte dei tedeschi”. Erano disposti a morire, ma per la rivoluzione. Il soviet di Kronstadt aveva rifiutato, dopo il 15 maggio, di riconoscere il governo provvisorio. Dopo i fatti di luglio, i commissari incaricati da Kerenskii dì procedere all'arresto a bordo delle navi degli “agitatori bolscevichi” ottennero questa laconica risposta: “Qui siamo tutti agitatori!”. Era vero. La massa disponeva allora di innumerevoli agitatori. Delegati delle trincee si rivolsero al soviet di Pietrogrado con un linguaggio minaccioso:

“Quanto tempo ancora si trascinerà questa situazione insopportabile? I soldati vi mandano a dire: se al primo novembre non si saranno iniziati i passi decisivi per le trattative di pace le trincee si vuoteranno e tutto l'esercito si precipiterà nelle retrovie. Voi ci avete dimenticati. Se non sapete trovare una via d'uscita a questa situazione verremo noi stessi qui a cacciare coi calci dei fucili i nostri nemici e voi insieme a loro”.

Questa era, secondo il racconto di Trockij, la voce del fronte. All'inizio di ottobre l'insurrezione nasceva ovunque spontaneamente, i disordini agrari si estendevano a tutto il paese.

“Le province di Tula, Tambov, Rjazan, Kaluga sono insorte. I contadini, che dalla rivoluzione aspettavano il pane e la terra, delusi, hanno preso le armi, si sono impadroniti dei raccolti dei proprietari terrieri, hanno bruciato le loro case. Il governo Kerenskij ricorre alla repressione, quando ne ha la forza. Fortunatamente le sue forze sono limitate, " schiacciare l'insurrezione contadina, - l'avvisava Lenin – avrebbe significato uccidere la rivoluzione”.

Nei soviet delle città e nell'esercito i bolscevichi, in minoranza ancora poco tempo prima, conquistano la maggioranza. Alle elezioni della Duma essi ottengono 199.377 voti su 387.262 votanti. Su 710 eletti ci sono 310 bolscevichi, 18 cadetti, 104 socialisti-rivoluzionari, 31 menscevichi e 41 di diversi gruppi. Alla vigilia della guerra civile i partiti moderati, di centro, sono sulla via della scomparsa, mentre si rafforzano i partiti estremi. Mentre i menscevichi perdono ogni influsso reale e il partito socialista-rivoluzionario, partito di governo, che sembrava fino a poco tempo prima disporre di una forza immensa, passa al terzo posto, i costituzionalisti democratici (cadetti), partito della borghesia, rinsaldano le loro fila e si rafforzano di fronte ai partiti rivoluzionari.

Alle precedenti elezioni in giugno, socialisti-rivoluzionari e menscevichi, avevano ottenuto il 70% dei voti espressi; essi scendono ora al 18%; su 17.000 soldati, 14.000 avevano votato per i bolscevichi.

I soviet si trasformano. Cittadelle dei menscevichi e dei socialisti rivoluzionari, passano ai bolscevichi. Nuove maggioranze si formano. Il 31 agosto agosto a Pietrogrado e il 6 settembre a Mosca, le mozioni presentate dai Bolscevichi ottengono per la prima volta la maggioranza. L'8 settembre gli uffici di presidenza dei due soviet, composti da menscevichi e socalisti-rivoluzionari danno le dimissioni. Il 25 settembre Trockij viene eletto presidente del Soviet di Pietrogrado. Il 20 settembre il Soviet di Taskent prende ufficialmente il poterei. Le truppe del governo provvisorio 1o riprendono .Il 27 settembre il soviet di Reval decide in linea di principio di dare tutto il potere ai soviet. Pochi giorni prima della rivoluzione d'ottobre l'artiglieria democratica di Kerenskij spara sul soviet insorto di Saluga. Vogliamo qui sottolineare un fatto poco conosciuto. A Kazan le insurrezioni trionferanno prima che a Pietrogradoii. Uno dei protagonisti dei fatti di Kazan ha così riferito un dialogo tra due militanti

“Ma cosa avreste fatto se il soviet non avesse preso il potere a Pietrogrado?”

“Era impossibile rinunciare al potere; la guarnigione non ce l'avrebbe permesso”.

“Ma Mosca vi avrebbe schiacciato!”

“No. Avete torto di crederlo. Mosca non sarebbe riuscita ad aver ragione dei 40.000 soldati di Kazan”

In un immenso paese, le masse compatte delle classi lavoratrici, contadini, operai, soldati, si dirigono verso la rivoluzione. Forza elementare, irresistibile, simile a quella dell'oceano.

 

Il partito del proletariato.

 

Le masse hanno milioni di facce; non sono affatto omogenee; sono dominate da interessi di classe diversi e contraddittori; non giungono a una vera coscienza - senza la quale non è possibile alcuna azione feconda - che attraverso l'organizzazioneiii. Le masse insorte della Russia pervengono alla chiara coscienza dell'azione necessaria, degli obiettivi da raggiungere, per mezzo del partito bolscevico. Non è una teoria, è l'enunciazione di un fatto. I rapporti tra il partito, la classe operaia, le masse lavoratrici ci appaiono con limpida evidenza. Quello che vogliono confusamente i marinai di Kronstadt, i soldati di Kazan, gli operai di Pietrogrado, di Ivanovo-Voznesensk, di Mosca, ovunque, i contadini che saccheggiano le case dei signori, quello che tutti vogliono, senza avere la possibilità di esprimere con chiarezza le loro aspirazioni, di confrontarle con le possibilità economiche e politiche, di dare ad esse i fini più razionali, di scegliere i mezzi più idonei per raggiungerli, di scegliere il momento più propizio per l'azione, d intendersi da un capo all'altro del paese, di informarsi, di disciplinarsi, di coordinare i loro sforzi innumerevoli, in una parola, di costituire una forza compatta, intelligente, istruita, volontaria, prodigiosa, quello che tutti vogliono, il partito lo esprime -in termini chiari, - e lo fa. Il partito rivela loro quello che pensano. Il partito è il legame che li unisce tra di loro, da un capo all'altro del paese. I1 partito è la loro coscienza, la loro organizzazione. Quando gli artiglieri delle corazzate del Baltico cercano una via, preoccupati del pericolo che incombe sulla rivoluzione, c'è un agitatore bolscevico che gliela mostra. Non ce n'è un'altra, è evidente. I soldati nelle trincee vogliono esprimere la loro volontà a porre fine al massacro, essi eleggono i candidati del partito bolscevico nel loro comitato. Quando i contadini, stanchi dei continui rinvii del partito socialista-rivoluzionario, si domandano se non sia ormai tempo di agire da soli, li raggiunge la voce di Lenin: “contadino, prendi la terra”. Quando gli operai si sentono circondati da tutte le parti dal complotto controrivoluzionario, la “Pravda” consegna loro le parole che essi essi sentivano e che sono anche quelle della necessità rivoluzionaria.

Quando in una strada dei quartieri poveri si formano crocchi di persone davanti a un manifesto bolscevico, si sente esclamare: “Ma è così”. È così. Questa è la loro voce. L'avanzata delle masse verso la rivoluzione si traduce così in un grande fatto politico: i bolscevichi, piccola minoranza rivoluzionaria in marzo, in settembre-ottobre diventano il partito di maggioranza. Diventa impossibile. distinguere tra il partito e le masse. È una sola ondata. Senza dubbio nella folla ci sono altri rivoluzionari sparsi, socialisti-rivoluzionari di sinistra - più numerosi -.anarchici, massimalisti, che vogliono anche la rivoluzione: un pugno d'uomini trascinati dagli avvenimenti. Agitatori che si lasciano trascinare. In diverse occasioni vedremo come la loro coscienza dei fatti sia confusa. I bolscevichi, grazie alla loro concezione teorica della dinamica degli avvenimenti, si identificano insieme con le masse lavoratrici e con la necessità storica. “I comunisti non hanno interessi distinti da quelli dell'insieme del proletariato” è scritto nel Manifesto di Marx ed Engels. Questa frase scritta nel 1847 è ora più che mai giusta!

Dopo i fatti di luglio, il partito ha passato un periodo di clandestinità e di persecuzioni, è appena tollerato. Esso si organizza in colonna d'assalto. Ai suoi membri domanda abnegazione, passione. e disciplina: la loro unica ricompensa sarà la soddisfazione di servire il proletariato. I suoi iscritti tuttavia aumentavano. In aprile poteva contare su 72 organizzazioni, forti di 80.000 membri. Alla fine di luglio i suoi iscritti raggiungono i 200.000, riuniti in 62 organizzazioni.iv

 

Sulla via dell'insurrezione

 

Dopo la caduta dell'autocrazia, il partito bolscevico si avvia al potere con una fermezza, una lucidità e un'abilità davvero sorprendenti. Per convincersene basta leggere le “Lettere da lontano”, scritte da Lenin poco prima della partenza da Zurigo,nel marzo 1917. Ma come ogni definizione di un fatto storico, che voglia essere precisa, anche questa non è esatta. Il partito si avvia al potere dal giorno in cui il suo comitato centrale di emigrati quasi sconosciuti (Lenin, Zinov',ev) affermava che “la guerra imperialista doveva essere trasformata in guerra civile” (1914), o, andando ancora più indietro, dal giorno in cui era nato per preparare la guerra civile (congresso di Londra, 1903). Arrivato a Pietrogrado, .il 3 aprile 1917, Lenin, dopo aver rettificato l'indirizzo politico dell'organo centrale del partito, definisce subito gli obiettivi del proletariato e non si stanca di insistere tra i militanti sulla necessità della conquista, attraverso la persuasione, delle masse operaiev. Nei primi giorni di luglio, quando un'ondata di furore popolare investe per la prima volta il ministero di Kerenskij, i bolscevichi si rifiutano di seguire il movimento. Questi agitatori, non si lasciano trascinare. Essi non vogliono un'insurrezione prematura; la provincia non è pronta, la situazione non è matura. Essi frenano, resistono alla corrente, sfidano l'impopolarità. La coscienza del proletariato, incarnata dal partito, entra per un momento in conflitto con l'impazienza rivoluzionaria delle massevi. E un conflitto pericoloso! Se il nemico fosse stato più coraggioso, più intelligente delle masse gli avrebbe portato una facile vittoria. “Ora ci fucileranno tutti”, disse Lenin ai suoi amici il giorno dopo le. Giornate di luglio.

Lenin aveva ragione in teoria: era forse la sola possibilità per la borghesia di far subire al proletariato un grande salasso preventivo dal quale non si sarebbe ripreso per mesi, forse anni. Per fortuna, la borghesia vedeva meno chiaro di Lenin nel suo proprio gioco. Le mancò il coraggio (non era certo la voglia che faceva difetto).

Dopo luglio i suoi rappresentanti più energici tentano di riparare a questa debolezza. Essi sognano un potere forte! Ci troviamo tra due dittature: il regime di Kerenskij non è più che un interregno. Il fallito colpo di stato di Kornilov (con Savinkov e Kerenskij dietro le quinte) porta una nuova mobilitazione del proletariato.

Da questo momento la situazione si aggrava sempre più minacciando di diventare disperata; per il proletariato, che è in condizioni sempre più precarie e sente che se non vince ora, verrà duramente colpito; per i contadini, che assistono ai continui rinvii della rivoluzione agraria loro promessa dai socialisti-rivoluzionari al potere, in attesa di vederla svanire ad opera di qualche Bonaparte della sconfitta; per l'esercito e Ia flotta, costretti a continuare una guerra disperata al servizio di classi nemiche; per la borghesia, sempre più compromessa dal caos dei trasporti, dall'usura degli impianti industriali, dalla crisi della produzione, dalla carestia, dall'impossibilità di placare le masse, dalla mancanza d'autorità e dalla debolezza del suo meccanismo di coercizione.

Dopo le giornate di luglio Lenin disse a Bonc-Bruevic: “L'insurrezione è assolutamente inevitabile. Essa sarà obbligatoria tra qualche tempo. Essa non può non essere”. A partire dalla metà di settembre il partito incomincia a orientarsi risolutamente verso la battaglia. La Conferenza democratica, che costituirà il preparlamento, si riunisce dal 14 al 22 settembre. Lenin dal suo rifugio clandestino, richiede con veemenza il ritiro della frazione bolscevica dalla conferenza; un certo numero di compagni avrebbe voluto accettare la parte di estrema opposizione parlamentare. Sostenuta dalla. maggioranza del partito, l'opinione di Lenin ebbe la meglio. I bolscevichi escono sbattendo la porta. Trockij legge alla conferenza la loro dichiarazione:

“L'infiammata parola di Trockij, che aveva da poco apprezzato i piaceri della prigione sotto il regime della borghesia e dei menscevichi, spezza come una clava tutte le trame ordite dai diversi oratori del centro. Egli afferma, in termini chiari e precisi, che non era possibile ritornare indietro; che gli operai non lo pensavano nemmeno; che i contadini non vedevano che la via della nuova rivoluzione. Si era fatto un silenzio di tomba; un fremito passò sulle poltrone dove sedevano i capi della borghesia.... Gli applausi scoppiarono nelle tribune e nella sala..”.

“Qui si affermò definitivamente la volontà dell'insurrezione, e ci volle tutto il tatto, tutta l'autorità del comitato centrale perché il desiderio generale, apertamente espresso, non si traducesse subito in azione; era troppo presto e avrebbero potuto ripetersi le giornate di luglio, ancora più sanguinose”.

Negli ultimi giorni di settembre o i primi di ottobre il comitato centrale del partito bolscevico si riunisce nell'appartamento del menscevico Suchanov; sono presenti Lenin, Trockij, Stalin, Sverdlov, Jakolevka, Oppokov, Zinov'ev, Kamenev. Si discute il principio stesso dell'insurrezione. Kamenev e Zinov'ev (Nogin e Rykov che condividevano le loro idee non erano presenti a questa riunione) pensavano che l'insurrezione avrebbe potuto forse vincere, ma che sarebbe stato impossibile mantenere il potere a causa delle difficoltà economiche e della crisi degli approvvigionamenti. La maggioranza si pronunciò a favore dell'insurrezione, che fu persino fissata per il giorno del 15 ottobre. A questo proposito vogliamo insistere su un punto. Queste idee in uomini che avevano fatto loro esperienza negli anni della lotta e che sarebbero passati in seguito attraverso tutta la guerra civile senza cedere ad alcuna debolezza, non denotavano certo una tendenza all'opportunismo e alla debolezza menscevica. Esse denotavano piuttosto, anche in solidi rivoluzionari, una certa sopravvalutazione delle forze dell'avversario, una certa mancanza di fiducia in quelle del proletariato. Non si gioca con l'insurrezione. È dovere del rivoluzionario prevedere ogni possibilità, ogni eventualità, se essi temono la sconfitta della rivoluzione, la loro preoccupazione non ha nulla in comune con la paura della rivoluzione degli opportunistivii che nulla temono più della vittoria del proletariato. Rimane tuttavia il fatto che questi legittimi timori si fondano su una valutazione errata dei fatti e costituiscono un pericolo enorme per la politica generale del partito; essi possono farla deviare in modo irreparabile. Il tempo lavora per la rivoluzione, ma passato un certo momento, lavora contro di essa; il semplice rinvio di un'azione può significare un'azione perduta. Il proletariato italiano ha pagato a caro prezzo la sua indecisione del 1920; l'occasione che si è presentata al proletariato tedesco nel 1923 potrà certamente presentarsi ancora; ma quando? L'errore di coloro che rimandavano l'insurrezione era quindi un errore grave, ed essi l'hanno più tardi riconosciuto. Il 10 ottobre il comitato centrale del partito bolscevico (presenti Lenin, Zinov,'ev, Kamenev, Stalin, Trockij, Sverdlov, Urickij, Dzerzinskij, Kollontaj, Bubnov, Sokol'nikov, Lomov) decideva, con dieci voti contro due la preparazione immediata dell'insurrezioneviii. La preparazione era affidata a un ufficio politico composto da Lenin, Trockij, Zinov'ev, Stalin, Kamenev, Sokol'nikov e Bubnov.

 

I dirigenti proletari

 

Un rapporto simile a quello che esiste tra la massa operaia e il partito esiste in seno al partito tra l'insieme dei militanti e i dirigenti. Il partito è il sistema nervoso - e il cervello - della classe operaia. I dirigenti e i quadri hanno nel partito la funzione del cervello e del sistema nervoso nell'organismo. Non si prenda alla lettera questo paragone: la differenziazione delle funzioni in un organismo vivente e molto diversa da quella che avviene nella società. Ma per quanto siano coscienti, i militanti del partito non possono conoscere la situazione nel suo insieme. A loro mancano inevitabilmente le informazioni, i collegamenti, l'istruzione, la preparazione retorica e professionale del rivoluzionario - qualunque sia il loro valore personale, - se non fanno parte dei quadri del partito selezionati da anni di lotta e di lavoroix, assecondati dalla collaborazione di tutto il movimento, che dispongono dell'apparato del partito e sono abituati al pensiero e all'azione collettiva. Come il soldato nella trincea non vede che un'infima parte del campo di battaglia e non può rendersi conto, quali che siano le sue capacità dell'azione in cui si inserisce, come il meccanico non può dalla sua macchina seguire il funzionamento. dell'intera officina, il militante, lasciato a se stesso, non può orientarsi che sulle idee generali, sui sentimenti, sulle conoscenze parziali. I veri dirigenti proletari sono insieme le guide, i piloti, i capitani e i direttori d'azienda: si tratta di una grande una grande azienda per la demolizione e l'edificazione sociale. Essi hanno il dovere, attraverso l'analisi scientifica, di scoprire le linee di forza degli avvenimenti, le loro tendenze. Le possibilità che dischiudono, di comprendere quello che deve fare il proletariato, non secondo la sua volontà o le aspirazioni del momento, ma per la necessità storica; in una parola, di conoscere il reale, di percepire ii possibile, di concepire l'azione che sarà il tramite tra il reale e il possibile; così facendo essi si pongono costantemente dal solo punto di vista degli interessi superiori del proletariato; il loro pensiero è quello del proletariato armato di una disciplina scientifica. La coscienza di classe del proletariato raggiunge così la sua più alta espressione nei dirigenti dell'avanguardia organizzata della classe operaia. La loro personalità è grande solo nella misura in cui è espressione delle massex. In questo senso essa è gigantesca e anonima. Essi esprimono i sentimenti di tutti e una virtù che è anche, per il proletariato, una necessità: terribile impersonalità! Certo. Ma il loro merito - il genio di un Lenin - deriva dal fatto che 1o sviluppo della coscienza di classe non è un processo fatalexi; il sentimento generale può rimanere latente, inespresso, in un momento determinato; le possibilità che emergono da una situazione possono non essere colte; come può non essete compresa l'azione necessaria alla salvezza o alla vittoria del proletariato. La storia recente del proletariato dell'Europa occidentale è ricca di esempi di azioni abortite per la debolezza della coscienza di classe.

Il dirigente proletario, uomo dei tempi nuovi, può essere infine definito per antitesi con i capi delle vecchie classi dirigenti e delle nuove classi possidenti. Questi ultimi sono gli strumenti ciechi della necessità storica; il rivoluzionario è il suo strumento cosciente. Possiamo dire che la rivoluzione d'ottobre ci offre l'esempio di un partito proletario ideale. Relativamente poco numeroso, i suoi militanti sono a stretto contatto delle masse; lunghi anni di lotta - una rivoluzione, la clandestinità, l'esilio, la prigione, continue battaglie di idee - hanno formato quadri ammirevoli e autentici dirigenti; 1'unità delle loro idee si è cementata nell'azione comune. L'iniziativa collettiva e il rilievo di forti personalità si armonizzano con una centralizzazione intelligente, una disciplina volontaria, il rispetto delle guide riconosciute. In questo partito, che dispone di un eccellente apparato organizzativo, non trovi la minima deformazione burocratica; non riscontriamo alcun feticismo della forma; non ci sono tradizioni malsane o equivochexii; la sua tradizione dominante è quella della guerra all'opportunismo. È un partito rivoluzionario fino ai midollo. Tanto più significativo che alla vigilia dell'azione si siano fatte sentire esitazioni profonde e tenaci e che numerosi militanti, tra i più influenti, si siano pronunciati con forza contro la presa del potere.

 

Lenin.

 

Abbiamo detto altrove quale potenza dell'unità sia stata la figura di Lenin, uomo costruito d'un blocco solo, interamente votato, in tutti i momenti della sua vita, a un'unica opera. Egli era tutt'uno col suo partito e, attraverso il partito, col proletariato; egli fu tutt'uno, nelle ore decisive, con il popolo lavoratore della Russia intera e, al di là delle frontiere insanguinate, con i proletari e gli oppressi di tutti i paesi. Per questo egli appariva, nell'ottobre, come il capo per eccellenza, il capo unico della rivoluzione proletaria. Conosciamo 1o stato d'animo delle masse nel settembre-ottobre, Alla metà di settembre, con un urgente messaggio, Lenin scongiura il comitato centrale di prendere il poterexiii. Segue poco dopo un'altra lettera sul Marxismo e l'insurrezione. Il potere non è ancora conquistato che Lenin, ben sapendo che spesso è più difficile mantenere il potere che prenderlo e che l'essenziale è rivelare la loro forza ai protagonisti della rivoluzione, scrive un opuscolo intitolato I bolscevichi conserveranno il potere statale? (fine di settembre). Il 7 ottobre, un nuovo articolo, un nuovo appello: La crisi è matura. A partire da questo momento egli è pervaso da una sacra impazienza. Si succedono le sue lettere al comitato centrale, al partito, ai militanti, con un tono ora persuasivo, ora autoritario , incalzante, molesto. Sopra la testa del comitato centrale egli si indirizza ai comitati di Mosca e di Pietrogrado: Temporeggiare è un delitto! (inizio di ottobre). L'8 ottobre compaiono i suoi Consigli di uno spettatore, dedicati all'insurrezione. Il 16- 17 ottobre, una lunga lettera memorabile, Ai compagni, respinge energicamente 1e obiezioni degli avversari dell'insurrezione. Le ultime resistenze sono vinte. Lenin, il capo, formatosi in venti tre anni di lotta (dal 1895), agendo all'unisono con i contadini, gli operai, i soldati, i marinai, il grande popolo del lavoro, ha segnato l'ora e ha dato il segnale dell'azione decisiva. Ma dovette ricorrere a tutta la sua energia - e a quella di qualcun altro - per superare delle esitazioni che rischiavano di diventare fatali. I suoi scritti di quest'epoca sono riuniti in un volume dal titolo Sulla via dell'insurrezione. Essi formano un libro vivo, di cui è ancora difficile valutare tutta l'importanza. Modello di dialettica rivoluzionaria , trattato di teoria e di pratica insurrezionale, trattato sull'arte di vincere nella guerra di classe, pensiamo che esso segni una data, come il Manifesto comunista, al quale, sulla soglia dell'era del proletariato, apporta un complemento necessario. La dottrina di Lenin sull'insurrezione si può riassumere in poche righe:

Per riuscire l'insurrezione deve appoggiarsi non su di un complotto, non su di un partito, ma sulla classe progressivaxiv. Questo in primo luogo. L'insurrezione deve appoggiarsi sull'ondata rivoluzionaria del popolo. Questo in secondo luogo. L'insurrezione deve appoggiarsi su quel punto critico nella storia del processo rivoluzionario che è il momento in cui l'attività della maggioranza del popolo è massima e più forti sono le esitazioni nelle file dei nemici e nelle file degli amici deboli, equivoci e indecisi della rivoluzione. Questo in terzo luogo. Ecco le tre condizioni che, nell'impostazione del problema dell'insurrezione, distinguono il marxismo dal blanquismoxv”. (Il marxismo e l'insurrezione).

E nell'insegnamento di Marx: “Non giocare mai con l'insurrezione ma una volta cominciata occorre andare fino in fondo”. Perché Lenin, in questo momento, accanto a tanti altri uomini di valore. che come lui vedono chiaramente la via da seguire viene riconosciuto come il capo unico? Numerosi militanti responsabili di San Pietroburgo e di Mosca - per non parlare che de1le capitali e del gruppo dirigente del partito, con un'indebita restrizione si preparavano coscientemente all'insurrezione. Trockij, presidente del Soviet, dal momento del suo arrivo in Russia non ha mai avuto la minima esitazione sulla via da seguire. La sua identità di vedute con Lenin, salvo i particolari dell'esecuzione, è totale. Al comitato centrale del partito la grande maggioranza vota a favore dell'azione, Ma nessuno tra tutti questi rivoluzionar gode di un ascendente paragonabile a quello di Lenin. La maggior parte di loro, suoi discepoli, 1o riconoscono come il maestro.

Trockij, le cui qualità di organizzatore della vittoria si dimostrano ora sorprendenti, è stato per lungo tempo isolato nella socialdemocrazia russa, ad eguale distanza da menscevichi e bolscevichi. Numerosi bolscevichi si ricordano di lui come cdi un avversario. Entrato nel comitato centrale alla fine di luglio, pochi giorni dopo la sua adesione al partito, è considerato un grande nuovo venuto. È il partito che fa i capi, senza partito non ci sono capi: questa è la vera realtà. Lenin diventa il capo della rivoluzione perché è il creatore del partito del proletariato.


 

iNeretto Marxpedia [Nmpd]

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iiiNmpd

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vLa parola d'ordine di Lenin in questo momento più che mai è “spiegare pazientemente”

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xiii Nmpd

xiv Nmpd

xv Blanquismo. Il blanquismo è una corrente sviluppatasi nel 1800, che prende il nome da Blanqui. Blanqui fu un grande lottatore, appartenente però al socialismo utopico. Le sue idee risentivano degli influssi delle correnti rivoluzionarie carbonare borghesi, da cui molti dirigenti del movimento operaio nella seconda metà dell'800 erano ancora influenzati. Sul terreno della tattica, questo si rifletteva in una concezione cospirativa dell'azione. Il problema dell'insurrezione era concepito per Blanqui in termini tecnici e militari, indipendenti dalla preparazione e dalla consapevolezza delle masse. Per estensione blanquismo viene riferito nel '900 a tentativi insurrezionali basati solo sulla sollevazione improvvisa, sulla cospirazione tecnica, più simili a colpi di mano che a rivoluzioni di massa. L'idea presente nel blanquismo è in pratica che un'azione improvvisa e ben congeniata sia funzionale a risvegliare le masse e non al contrario, che il risveglio delle masse possa permettere una insurrezione ben preparata.