Programma minimo e programma di transizione

Il compito storico della prossima fase – fase pre-rivoluzionaria di agitazione, di propaganda e di organizzazione – consiste nel superare la contraddizione tra la maturità delle condizioni oggettive della rivoluzione e l'immaturità del proletariato e della sua avanguardia (smarrimento e demoralizzazione della vecchia generazione, inesperienza della nuova). Bisogna aiutare le masse a trovare, nel processo della loro lotta quotidiana, il ponte tra le rivendicazioni attuali e il programma della rivoluzione socialista. Questo ponte deve consistere in un sistema di rivendicazioni transitorie che partano dalle condizioni attuali e dal livello di coscienza attuale di larghi strati della classe operaia e portino invariabilmente a una sola conclusione: la conquista del potere da parte del proletariato.

La socialdemocrazia classica, che si è sviluppata all'epoca del capitalismo ascendente, divideva il suo programma in due parti: il programma minimo, che si limitava a riforme nel quadro della società borghese, e il programma massimo, che prometteva la sostituzione del capitalismo con il socialismo in un futuro non definito. Tra programma minimo e programma massimo non esisteva nessun ponte. La socialdemocrazia non ne aveva bisogno in quanto di socialismo parlava solo nei giorni di festa.

L'Internazionale comunista ha imboccato la strada della socialdemocrazia nell'epoca del capitalismo in putrefazione, in un momento in cui non è più questione di riforme sociali sistematiche, né di miglioramenti del livello di vita delle masse, in un momento in cui la borghesia riprende ogni volta con la mano destra il doppio di quello che ha dato con la sinistra (tasse, diritti doganali, inflazione, "deflazione", carovita, disoccupazione, misure poliziesche contro gli scioperi, ecc.), in un momento in cui ogni seria rivendicazione della piccola borghesia conduce inevitabilmente al di là dei confini della proprietà capitalistica e dello Stato borghese.

Il compito strategico della IV Internazionale non consiste nel riformare il capitalismo, bensì nel rovesciarlo. Il suo fine politico è la conquista del potere da parte del proletariato per assicurare l'espropriazione della borghesia. Ma l'assolvimento di questo compito strategico è impensabile senza la massima attenzione per tutte le questioni di tattica, anche minute e parziali. Tutti i settori del proletariato, tutti i suoi strati, le sue categorie e i suoi gruppi devono essere trascinati nel movimento rivoluzionario. Quello che contraddistingue l'epoca attuale non è un affrancamento del partito rivoluzionario dal prosaico lavoro di tutti i giorni, ma il fatto che questa lotta può essere condotta in connessione indissolubile con i compiti della rivoluzione.

La IV Internazionale non respinge le rivendicazioni del vecchio programma "minimo" nella misura in cui conservino tuttora una qualche vitalità. Difende instancabilmente i diritti democratici degli operai e le loro conquiste sociali. Ma sviluppa questo lavoro di tutti i giorni nel quadro di una prospettiva corretta, reale, cioè rivoluzionaria. Nella misura in cui le rivendicazioni parziali "minime" degli operai si scontrano con le tendenze disgregativi e distruttrici del capitalismo decadente – e ciò avviene a ogni istante – la IV Internazionale avanza un complesso di rivendicazioni transitorie, il cui senso è di essere dirette sempre più apertamente e decisamente contro le basi stesse del regime borghese. Il vecchio "programma minimo" è costantemente superato dal programma transitorio, che ha come funzione una mobilitazione sistematica delle masse per la rivoluzione proletaria.