Picchetti di sciopero, distaccamenti di combattimento, milizia operaia e armamento del proletariato

Gli scioperi con occupazione di fabbrica costituiscono da parte delle masse un serio avvertimento non solo per la borghesia, ma anche per le organizzazioni operaie, compresa la IV Internazionale. Nel 1919-1920, gli operai italiani, di loro iniziativa, hanno occupato le fabbriche, segnalando così ai loro stessi "capi" l'arrivo della rivoluzione sociale. I "capi" non hanno tenuto conto del segnale. Il risultato è stato la vittoria del fascismo.

Gli scioperi con occupazione non sono ancora la conquista delle fabbriche alla maniera italiana; ma sono un passo decisivo in questa direzione. L'attuale crisi può acutizzare all'estremo il corso della lotta di classe e far precipitare la soluzione. Non bisogna tuttavia credere che una situazione rivoluzionaria sorga di un solo colpo. In realtà, il suo avvicinarsi è contraddistinto da tutta una serie di convulsioni. Il compito delle sezioni della IV Internazionale è di aiutare l'avanguardia proletaria a comprendere il carattere generale e i ritmi della nostra epoca e di fecondare tempestivamente la lotta delle masse con parole d'ordine sempre più decise e con misure organizzative di battaglia.

L'esacerbarsi della lotta del proletariato comporta l'esacerbarsi dei metodi usati dal capitale. Le nuove ondate di scioperi con occupazioni di fabbriche possono provocare e provocheranno immancabilmente energiche misure di risposta da parte della borghesia. Il lavoro preparatorio viene compiuto sin d'ora negli stati maggiori del trust. Guai per le organizzazioni rivoluzionarie, guai per il proletariato se si lasceranno cogliere nuovamente alla sprovvista.

In nessun paese la borghesia si accontenta della polizia e dell'esercito ufficiale. Negli Stati Uniti, anche nei periodi di "calma", mantiene distaccamenti di crumiri militarizzati e bande armate private nelle fabbriche. Ora vanno aggiunte le bande di nazisti americani. La borghesia francese, al primo segno di pericolo, ha mobilitato distaccamenti fascisti semilegali o illegali nel seno stesso dell'esercito ufficiale. Basterà che gli operai inglesi accrescano di nuovo la loro pressione perché le bande fasciste siano raddoppiate, triplicate, decuplicate e si lancino in una sanguinosa crociata contro gli operai. La borghesia si rende chiaramente conto che nella fase attuale la lotta di classe tende immancabilmente a trasformarsi in guerra civile. Gli esempi dell'Italia, della Germania, dell'Austria, della Spagna e di altri paesi hanno insegnato molto di più ai magnati e ai lacchè del capitale che ai capi ufficiali del proletariato.

I politicanti della II e della III Internazionale, come i burocrati delle organizzazioni sindacali, chiudono deliberatamente gli occhi di fronte all'esercito privato della borghesia; altrimenti, non potrebbero continuare ventiquattro ore di più la loro alleanza con la borghesia. I riformisti inculcano sistematicamente agli operai l'idea che la sacrosanta democrazia è assicurata nel migliore dei modi dove la borghesia è armata sino ai denti e gli operai sono disarmati.

E' dovere della IV Internazionale farla finita, una volta per tutte, con questa politica servile. I democratici piccolo-borghesi - compresi i socialdemocratici, gli staliniani e gli anarchici - tanto più gridano a proposito della lotta contro il fascismo quanto più, di fatto, capitolano vigliaccamente di fronte ad esso. Alle bande del fascismo si possono contrapporre con successo solo distaccamenti operai armati che si sentano sostenuti da decine di milioni di lavoratori. La lotta contro il fascismo comincia non nella redazione di un foglio liberale, ma nella fabbrica e finisce sulle piazze. Nelle fabbriche i gialli e i gendarmi privati sono le cellule basilari dell'esercito del fascismo. I picchetti di sciopero sono le cellule fondamentali dell'esercito del proletariato. Da qui bisogna partire. In occasione di ogni sciopero e di ogni dimostrazione di piazza bisogna diffondere l'idea della necessità della costituzione di distaccamenti operai di autodifesa. Bisogna inscrivere questa parola d'ordine nel programma dell'ala rivoluzionaria dei sindacati. Bisogna formare effettivamente distaccamenti di autodifesa dovunque sia possibile, cominciando dalle organizzazioni di giovani, e istruirli all'uso delle armi.

La nuova ondata del movimento di massa deve servire non solo ad accrescere il numero di questi distaccamenti, ma anche ad unificarli - per quartiere, per città, per regioni. Bisogna assicurare un'espressione organizzata al legittimo odio degli operai per i gialli, per le bande di gangster e di fascisti. Bisogna lanciare la parola d'ordine della milizia operaia come unica seria garanzia di intangibilità delle organizzazioni, delle riunioni e delle pubblicazioni operaie.

Solo con un lavoro sistematico, costante, instancabile, coraggioso, di agitazione e di propaganda, sempre in rapporto con l'esperienza delle masse, è possibile estirpare dalla loro coscienza le tradizioni di passività e di docilità, educare distaccamenti di combattenti eroici in grado di dare l'esempio a tutti i lavoratori, di infliggere una serie di sconfitte tattiche alle bande della controrivoluzione, di aumentare la fiducia degli sfruttati in se stessi, di screditare il fascismo agli occhi della piccola borghesia e aprire la strada alla conquista del potere da parte del proletariato.

Engels definiva lo Stato come "distaccamenti di uomini armati". L'armamento del proletariato è un elemento costitutivo indispensabile della sua lotta emancipatrice. Quando il proletariato vorrà, troverà le vie e i modi di armarsi. La direzione, su questo piano, incombe naturalmente alle sezioni della IV Internazionale.