L'espropriazione di gruppi capitalistici

l programma socialista dell'espropriazione, cioè del rovesciamento politico della borghesia e della liquidazione della sua dominazione economica, non deve, nell'attuale fase di transizione, ostacolare in alcun modo, con un pretesto o con un altro, la rivendicazione dell'espropriazione di certi settori d'industria tra i più importanti della vita nazionale o di certi gruppi della borghesia tra i più parassitari.

Così alle prediche piagnucolose dei signori democratici sulla dittatura delle 60 famiglie negli Stati Uniti o delle 200 famiglie in Francia contrapponiamo la rivendicazione dell'espropriazione di questi 60 o 200 feudatari capitalisti.

Allo stesso modo rivendichiamo l'espropriazione delle compagnie monopolistiche dell'industria bellica, delle ferrovie, delle più importanti fonti di materie prime, ecc. La differenza tra queste rivendicazioni e la parola d'ordine del tutto vaga della "nazionalizzazione" consiste in questo:

1) Noi rifiutiamo l'indennizzazione;

2) Mettiamo le masse in guardia contro i ciarlatani del Fronte popolare che, pur proponendo la nazionalizzazione a parole, rimangono in realtà agenti del capitale;

3) Facciamo appello alle masse perché contino solo sulla loro forza rivoluzionaria;

4) colleghiamo il problema dell'espropriazione al problema del potere operaio e contadino.

La necessità di lanciare la parola d'ordine della espropriazione nell'agitazione quotidiana, quindi in modo articolato, e non solo da un punto di vista propagandistico in forma generale, è determinata dal fatto che i vari settori dell'industria sono a livelli diversi di sviluppo, occupano posti diversi nella vita della società e conoscono stadi diversi della lotta di classe. Solo un'ascesa rivoluzionaria generalizzata del proletariato può porre all'ordine del giorno l'espropriazione generale della borghesia. Lo scopo delle rivendicazioni transitorie è proprio di preparare il proletariato ad assolvere questo compito.