L'alleanza tra operai e contadini

L'operaio agricolo è nelle campagne il fratello e il compagno dell'operaio dell'industria. Sono due parti di una stessa classe. I loro interessi sono inscindibili. Il programma di rivendicazioni transitorie degli operai industriali, con questa o quella rettifica, è anche il programma del proletariato agricolo.

I contadini rappresentano un'altra classe: sono la piccola borghesia delle campagne. La piccola borghesia è composta di strati diversi che vanno dai semiproletari sino agli sfruttatori. Il compito politico del proletariato consiste quindi nel far penetrare la lotta di classe nelle campagne: solo così potrà stabilire una linea divisoria tra i suoi alleati e i suoi nemici.

Le particolarità dello sviluppo nazionale di ciascun paese trovano la loro espressione più viva nella condizione dei contadini e parzialmente della piccola borghesia cittadina (artigiani e commercianti), poiché queste classi, per quanto siano numerose, rappresentano, in fondo, sopravvivenze di forme precapitalistiche di produzione. Le sezioni della IV Internazionale devono elaborare nella forma più concreta possibile programmi di rivendicazioni transitorie per i contadini e per la piccola borghesia cittadina, a seconda delle condizioni di ciascun paese. Gli operai avanzati devono imparare a dare risposte chiare e concrete agli interrogativi dei loro futuri alleati.

Sinché il contadino resta un piccolo produttore "indipendente", ha bisogno di crediti a buon mercato, di prezzi accessibili per le macchine agricole e per i concimi, di condizioni favorevoli di trasporto, di un'organizzazione non truffaldina di distribuzione dei prodotti agricoli. Ma le banche, i trust, i commercianti estorcono al contadino in tutti i modi. Solo i contadini stessi possono eliminare questo saccheggio con l'aiuto degli operai. E' necessario che entrino in scena comitati di piccoli contadini che, unitamente ai comitati di operai e ai comitati di impiegati bancari, prendano in mano il controllo delle operazioni di trasporto, di credito e di commercio che interessano l'agricoltura.

Invocando falsamente le "eccessive" pretese degli operai, la grande borghesia si serve in modo artificioso della questione dei prezzi come di un cuneo tra gli operai e i contadini, tra gli operai e la piccola borghesia cittadina. Il contadino, l'artigiano, il piccolo commerciante, a differenza dell'operaio, dell'impiegato, del piccolo funzionario, non possono rivendicare un aumento di salario parallelo all'aumento dei prezzi. La lotta burocratica ufficiale contro il carovita serve solo a ingannare le masse. I contadini, gli artigiani, i commercianti devono, però, in quanto consumatori, intervenire attivamente, assieme agli operai, nella politica dei prezzi. Alle prediche dei capitalisti sui costi di produzione, di trasporto e di commercializzazione, i consumatori risponderanno: "mostrateci i vostri libri, esigiamo il controllo sulla politica dei prezzi". Organismi di questo controllo devono essere i comitati di sorveglianza dei prezzi, composti da delegati di fabbrica, da rappresentanti dei sindacati, delle cooperative, delle organizzazioni contadine, della gente modesta delle città, di domestici, ecc. In questo modo, gli operai potranno far vedere ai contadini che la causa dei prezzi elevati non risiede negli alti salari, bensì nei profitti eccessivi dei capitalisti e nei faux frais dell'anarchia capitalista.

Il programma di nazionalizzazione della terra e di collettivizzazione dell'agricoltura deve essere costruito in modo da escludere radicalmente l'idea di una espropriazione dei piccoli contadini o della loro collettivizzazione forzata. Il contadino resterà proprietario del suo pezzo di terra sinché lo riterrà necessario e possibile. Per riabilitare agli occhi dei contadini il programma socialista, bisogna smascherare implacabilmente i metodi staliniani di collettivizzazione, dettati dagli interessi della burocrazia e non dagli interessi dei contadini e degli operai.

Espropriazione degli espropriatori non significa nemmeno espropriazione forzata dei piccoli artigiani e dei piccoli commercianti. Al contrario, il controllo operaio sulle banche e sui trust e a maggior ragione la nazionalizzazione di queste aziende, possono creare per la piccola borghesia contadina condizioni incomparabilmente più favorevoli per il credito, per gli acquisti e per le vendite, di quelle che vigono sotto la dominazione incontrastata dei monopoli. La dipendenza nei confronti del capitale privato sarà sostituita dalla dipendenza nei confronti dello Stato, che tanto più si preoccuperà dei collaboratori e degli agenti più modesti quanto più sarà saldamente nelle mani dei lavoratori stessi.

La partecipazione pratica dei contadini sfruttati al controllo dell'economia ai vari livelli permetterà ai contadini stessi di decidere sulla convenienza di passare o no al lavoro collettivo della terra, e a quali scadenze e su quale scala. Gli operai dell'industria si impegnano ad assicurare ai contadini, su questo piano, tutta la loro collaborazione: tramite i sindacati, i consigli di fabbrica e, soprattutto, il governo operaio e contadino.

L'alleanza che il proletariato propone, non alle classi medie in generale, ma agli strati sfruttati delle città e delle campagne, contro tutti gli sfruttatori, compresi gli sfruttatori "medi", non può basarsi sulla costrizione, ma solo su un libero consenso che deve essere consolidato da un "patto" particolare. Questo "patto" è appunto il programma di rivendicazioni di transizione, liberamente accettato dalle due parti.