La lotta contro l'imperialismo e contro la guerra

Tutta la situazione mondiale e quindi la vita politica interna dei vari paesi è condizionata dalla minaccia di una guerra mondiale. La catastrofe che si prepara, riempie sin d'ora d'angoscia le più vaste masse urbane.

La II Internazionale si riallaccia alla sua politica di tradimento del 1914, con tanto maggiore convinzione in quanto l'Internazionale "comunista" assolve ora la funzione del primo violino dello sciovinismo. Via via che il pericolo di guerra ha assunto concretezza, gli staliniani superando di gran lunga pacifisti borghesi e piccolo-borghesi, sono divenuti i campioni della cosiddetta "difesa nazionale". La lotta rivoluzionaria contro la guerra ricade così interamente sulle spalle della IV Internazionale.

La politica dei bolscevico-leninisti in proposito è stata già espressa nelle tesi programmatiche del Segretariato Internazionale che conservano tutto il loro valore ("La IV Internazionale e la guerra", primo Maggio 1934). Il successo del partito rivoluzionario nel prossimo periodo dipenderà, innanzi tutto, dalla sua politica sulla questione della guerra. Una politica corretta comporta due elementi: un atteggiamento di intransigenza verso l'imperialismo e la sua guerra e l'arte di appoggiarsi sull'esperienza delle masse.

A proposito della guerra più che a qualsiasi altro proposito, la borghesia e i suoi agenti ingannano il popolo con astrazioni, formule generali, frasi patetiche: "neutralità", "sicurezza collettiva", "armamento per la difesa della Pace", "difesa nazionale", "lotta contro il fascismo", ecc. Tutte queste formule si riducono, in fin dei conti, al fatto che la questione della guerra, cioè delle sorti dei popoli, deve restare nelle mani degli imperialisti, dei loro governi, della loro diplomazia, dei loro stati maggiori con tutti i loro intrighi e complotti contro i popoli.

La IV Internazionale respinge con indignazione tutte queste astrazioni che hanno per i democratici la stessa funzione che hanno per i fascisti l' "onore", il "sangue", la "razza", ma l'indignazione non basta. Bisogna aiutare le masse con criteri, parole d'ordine e rivendicazioni transitorie che consentano loro di comprendere la realtà, di distinguere che cosa c'è in concreto dietro le astrazioni fraudolente.

"Disarmo"? Ma tutto sta a determinare chi disarmerà e chi sarà disarmato. Il solo disarmo che possa prevenire o arrestare la guerra è il disarmo della borghesia da parte degli operai. Ma per disarmare la borghesia bisogna che siano armati gli operai.

"Neutralità"? Ma il proletariato non è affatto neutrale in una guerra tra il Giappone e la Cina, o tra la Germania e l'URSS. Ciò significa difendere la Cina e l'URSS? Evidentemente, ma non tramite gli imperialisti che strangoleranno la Cina e l'URSS.

"Difesa della patria"? Ma dietro questa astrazione la borghesia nasconde la difesa dei suoi profitti e dei suoi saccheggi. Noi siamo pronti a difendere la patria contro i capitalisti stranieri, se mettiamo le catene ai nostri capitalisti e impediamo loro di attaccare la patria altrui, se gli operai e i contadini diventano i veri padroni del paese, se le ricchezze nazionali passano dalle mani di un'infima minoranza nelle mani del popolo, se l'esercito cessa di essere strumento degli sfruttatori e diventa strumento degli sfruttati.

Bisogna saper tradurre queste idee fondamentali in idee più particolari e più concrete secondo il corso degli avvenimenti e l'evolvere dello stato d'animo delle masse. Bisogna, inoltre, distinguere rigorosamente tra il pacifismo del diplomatico, del professore, del giornalista e il pacifismo del carpentiere, del bracciante o della lavandaia. Nel primo caso il pacifismo è una copertura dell'imperialismo. Nel secondo è l'espressione confusa di una diffidenza verso l'imperialismo.

Quando il piccolo contadino o l'operaio parlano di difesa della patria, intendono difesa della loro casa, della loro famiglia e della famiglia altrui dall'invasione nemica, dalle bombe, dai gas asfissianti. Il capitalista e il suo giornalista per difesa della patria intendono la conquista di colonie e di mercati, l'estensione tramite il saccheggio della partecipazione "nazionale" al reddito mondiale. Il pacifismo e il patriottismo borghese sono del tutto menzogneri. Nel pacifismo e persino nel patriottismo degli oppressi ci sono elementi che riflettono da una parte l'odio contro la guerra distruttrice e dall'altra l'attaccamento a quello che considerano il loro bene e che bisogna saper cogliere per trarne le conclusioni rivoluzionarie necessarie. Bisogna saper contrapporre antagonisticamente queste due forme di pacifismo e di patriottismo.

Partendo da queste considerazioni la IV Internazionale appoggia qualsiasi rivendicazione, anche limitata, che sia in grado di spingere le masse, sia pure in misura ridotta, nella politica attiva, di ridestare il loro spirito critico, di rafforzare il loro controllo sulle macchinazioni della borghesia.

Da questo punto di vista la nostra sezione americana, per esempio, appoggia pur criticandola, la proposta dell'istituzione di un referendum sulla questione della dichiarazione di guerra. Beninteso, nessuna riforma democratica potrà di per se, impedire ai dirigenti di provocare una guerra quando lo vorranno. Ma, quali che possano essere le illusioni delle masse in un referendum, questa rivendicazione riflette la diffidenza degli operai e dei contadini verso il governo e il parlamento della borghesia. Senza alimentare le illusioni o rinunciare a criticarle, bisogna appoggiare con tutte le forze la diffidenza progressiva degli oppressi verso gli oppressori. Quanto più si svilupperà il movimento per il referendum, tanto più rapidamente i pacifisti borghesi prenderanno le distanze, tanto più profondamente si troveranno screditati i traditori dell'Internazionale "comunista", tanto più viva diventerà la diffidenza dei lavoratori nei confronti degli imperialisti.

Dallo stesso punto di vista bisogna avanzare la rivendicazione del diritto di voto a 18 anni per gli uomini e per le donne. Colui che domani sarà chiamato a morire per la "patria", deve avere il diritto oggi di far udire la propria voce. La lotta contro la guerra deve diventare innanzi tutto la mobilitazione rivoluzionaria della gioventù.

Bisogna fare piena luce, sotto tutti gli aspetti, sulla questione della guerra, tenendo conto di come si presenti alle masse in un momento dato.

La guerra è una gigantesca impresa commerciale, soprattutto per l'impresa bellica. Per questo le "200 famiglie" sono le prime fautrici del patriottismo e le prime provocatrici di guerra. Il controllo operaio sull'industria bellica è il primo passo contro i fabbricanti di guerra.

Alla parola d'ordine dei riformisti "imposta sui profitti di guerra" contrapponiamo la parola d'ordine "confisca dei redditi di guerra e espropriazione delle aziende che lavorano per la guerra". Dove l'industria bellica è già nazionalizzata, come in Francia, la parola d'ordine del controllo operaio conserva tutto il suo valore: il proletariato non ha nello Stato della borghesia più fiducia di quanto ne abbia nel singolo. Non un uomo, non un soldo per il governo borghese!

Non un programma di armamenti, ma un programma di lavori di pubblica utilità!

Indipendenza completa delle organizzazioni operaie dal controllo militare e poliziesco!

Bisogna strappare una volta per tutte il diritto di decidere liberamente del destino dei popoli dalle mani delle cricche imperialiste, avide e spietate che agiscono alle spalle dei popoli. Rivendichiamo quindi:

- abolizione completa della diplomazia segreta; tutti i trattati e gli accordi devono essere accessibili a qualsiasi operaio e contadino;

- istruzione militare e armamento degli operai e dei contadini sotto il controllo immediato dei comitati operai e contadini;

- creazione di scuole militari per la formazione di ufficiali provenienti dalle file dei lavoratori e scelti dalle organizzazioni operaie;

- sostituzione dell'esercito permanente, cioè dell'esercito di caserma, con una milizia popolare indissolubilmente legata alle fabbriche, alle miniere, alle fattorie, ecc.

La guerra imperialista è la continuazione e l'acutizzazione della politica di saccheggio della borghesia; la lotta del proletariato contro la guerra è la continuazione e l'acutizzazione della sua lotta di classe. La guerra muta la situazione parzialmente e i metodi di lotta fra le classi, ma non muta né i fini né la direzione fondamentale della lotta di classe stessa.

La borghesia imperialista domina il mondo. Per questo la prossima guerra sarà fondamentalmente una guerra imperialista. Il contenuto sostanziale della politica del proletariato internazionale sarà di conseguenza la lotta contro l'imperialismo e la sua guerra. Il principio fondamentale di questa lotta sarà: Il nemico principale si trova nel nostro paese oppure la disfatta del nostro governo (imperialista) è il male minore.

Ma non tutti i paesi del mondo sono paesi imperialisti. Al contrario; la maggioranza dei paesi sono vittime dell'imperialismo. Certi paesi coloniali o semicoloniali tenteranno senza dubbio di approfittare della guerra per liberarsi dal giogo della schiavitù. Da parte loro si tratterà di una guerra emancipatrice e non imperialistica. E' dovere del proletariato internazionale aiutare i paesi oppressi nella loro guerra contro gli oppressori. Lo stesso vale per l'URSS o per qualsiasi altro Stato operaio che sorgesse prima della guerra o durante la guerra. La sconfitta di ogni governo imperialista nella lotta contro uno Stato operaio o un paese coloniale è il male minore.

Gli operai di un paese imperialista non possono però aiutare un paese antimperialista per mezzo del loro governo, quali che siano in un dato momento le relazioni diplomatiche e militari fra i due paesi. Se i governi sono temporaneamente alle armi, il proletariato del paese imperialista continua a restare all'opposizione di classe nei confronti del suo governo e assicura un aiuto all'alleato "non imperialista" con i suoi metodi peculiari, cioè i metodi della lotta di classe internazionale (agitazione a favore dello Stato operaio o del paese coloniale non solo contro i suoi nemici, ma anche contro i suoi perfidi alleati; boicottaggio e scioperi in certi casi, rinuncia ai boicottaggio e agli scioperi in certi altri).

Pur appoggiando un paese coloniale o l'URSS nella guerra, il proletariato non si dichiara in alcun modo solidale con il governo del paese coloniale né con la burocrazia termidoriana dell'URSS. AI contrario mantiene la sua completa indipendenza politica nei confronti sia dell'uno sia dell'altra. Appoggiando una guerra giusta e progressiva il proletariato rivoluzionario conquista le simpatie dei lavoratori delle colonie e dell'URSS, afferma quindi l'autorità e l'influenza della IV Internazionale e può maggiormente contribuire al rovesciamento del governo borghese di un paese coloniale e della burocrazia reazionaria dell'URSS.

All'inizio della guerra le sezioni della IV Internazionale si sentiranno inevitabilmente isolate: tutte le guerre prendono alla sprovvista le masse popolari e le spingono dalla parte dell'apparato governativo. Gli internazionalisti dovranno andare contro corrente. Tuttavia, le devastazioni e i mali della nuova guerra, che sin dai primi mesi supereranno di gran lunga gli orrori sanguinosi del 1914-18, porranno termine abbastanza rapidamente alle ubriacature. Le sezioni della IV Internazionale si troveranno alla testa del flusso rivoluzionario. Il programma di rivendicazioni transitorie assumerà una bruciante attualità. Il problema della conquista del potere da parte del proletariato si porrà in tutta la sua portata.

Prima di stroncare l'umanità o di immergerla in un bagno di sangue, il capitalismo avvelena l'atmosfera internazionale, con i miasmi deleteri dell'odio nazionale e razziale. L'antisemitismo è attualmente una delle convulsioni più maligne dell'agonia capitalista.

La denuncia spietata di tutti i pregiudizi razziali e di tutte le forme e le variazioni di arroganza nazionale e di sciovinismo, in particolare dell'antisemitismo, costituisce un compito quotidiano di tutte le sezioni della IV Internazionale come principale compito di educazione nella lotta contro l'imperialismo e la guerra. La nostra parola d'ordine fondamentale resta: proletari di tutti i paesi unitevi!