Il "segreto bancario" e il controllo operaio

Il capitalismo liberale, basato sulla concorrenza e sulla libertà di commercio, è scomparso ormai da lunga data. Il capitalismo monopolistico che lo ha sostituito, non solo non ha ridotto l'anarchia del mercato, ma le ha impresso un carattere particolarmente convulso. La necessità di un "controllo" sull'economia, di una "direzione" da parte dello Stato, di una "pianificazione", è ora riconosciuta - almeno a parole - da quasi tutte le tendenze del pensiero borghese e piccolo-borghese, dal fascismo alla socialdemocrazia. Da parte dei fascisti, si tratta soprattutto di un saccheggio "pianificato" del popolo a fini militari. Quanto ai socialdemocratici, cercano di vuotare l'oceano dell'anarchia con il cucchiaio di una "pianificazione" burocratica. Gli ingegneri e i professori cercano di diventare tecnocratici. I governi democratici, nei loro timidi tentativi di regolamentazione, si scontrano con il sabotaggio insormontabile del grande capitale.

Il vero rapporto fra sfruttatori e "controllori" democratici è espresso nel modo migliore dal fatto che i signori "riformatori", colti da una sacra emozione, si arrestano alla soglia dei trust, dei loro "segreti" commerciali e industriali. Qui regna il principio del "non-intervento". I conti tra il singolo capitalista e la società costituiscono un segreto del capitalista: la società non deve metterci il naso. Il "segreto" commerciale è sempre giustificato, come ai tempi del capitalismo liberale, con l'argomento delle esigenze della concorrenza. Di fatto i trust non hanno segreti tra loro. Il segreto commerciale dell'epoca attuale è un continuo complotto del capitalismo monopolista contro la società. I progetti di limitazione dell'assolutismo dei "padroni per diritto divino" non sono che miserabili farse sinché i proprietari privati dei mezzi di produzione possono nascondere ai produttori e ai consumatori il meccanismo dello sfruttamento, del saccheggio, dell'inganno. L'abolizione del "segreto commerciale" è il primo passo verso un effettivo controllo sull'industria.

Gli operai non hanno meno diritto dei capitalisti di conoscere i "segreti" dell'azienda, del trust, del settore industriale, di tutta l'economia nazionale. Le banche, l'industria pesante e i trasporti centralizzati devono essere posti sotto controllo prioritariamente. I primi obiettivi del controllo operaio consistono nel chiarire quali siano i redditi e le spese della società, cominciando dalla singola azienda; nel determinare la parte del singolo capitalista e dei capitalisti complessivamente nel reddito nazionale; nello svelare gli intrighi di corridoio e le truffe delle banche e dei trust; nel denunciare, infine, dinnanzi alla società intera lo spaventoso sperpero di lavoro umano che è il risultato dell'anarchia capitalista e della pura caccia al profitto.

Nessun funzionario di uno Stato borghese può portare a buon termine un simile lavoro, quali che siano i poteri di cui è investito. Il mondo intero ha constatato l'impotenza del presidente Roosevelt e del primo ministro Léon Blum di fronte al complotto delle "60" e delle "200 famiglie". Per spezzare la resistenza degli sfruttatori, occorre la pressione del proletariato. I comitati di fabbrica e solo i comitati di fabbrica possono assicurare un effettivo controllo sulla produzione, facendo appello agli specialisti onesti e legati al popolo, a contabili, studiosi di statistica, ingegneri, scienziati, ecc. come consiglieri e non come "tecnocrati".

In particolare la lotta contro la disoccupazione è inconcepibile senza una organizzazione vasta e audace di grandi opere pubbliche. Ma le opere pubbliche possono avere un carattere duraturo e progressivo sia per la società sia per i disoccupati solo se fanno parte di un piano generale, concepito per un certo numero di anni. Nel quadro di un simile piano, gli operai dovranno rivendicare la ripresa del lavoro nell'interesse della società nelle aziende private chiuse in seguito alla crisi. Il controllo operaio, in questi casi, dovrà far posto a una gestione diretta da parte degli operai.

L'elaborazione di un piano economico, per elementare che sia, dal punto di vista degli interessi dei lavoratori e non di quelli degli sfruttatori, è inconcepibile senza controllo operaio, senza che gli operai possano individuare tutte le molle visibili o nascoste dell'economia capitalista. I comitati delle varie aziende devono eleggere, in speciali conferenze, comitati di trust, infine di tutta l'industria nazionale. Così il controllo operaio diverrà la scuola dell'economia pianificata. Con l'esperienza del controllo operaio il proletariato si preparerà a dirigere direttamente l'industria nazionalizzata quando sarà giunto il momento.

Ai capitalisti, soprattutto di piccola o media taglia, che talvolta fanno essi stessi la proposta di aprire i libri contabili dinnanzi agli operai -soprattutto per dimostrare la necessità di diminuire i salari - gli operai risponderanno che quello che li interessa non è la contabilità di singoli bancarottieri o semibancarottieri, ma la contabilità di tutti gli sfruttatori. Gli operai non possono né vogliono adattare il loro livello di vita agli interessi di singoli capitalisti divenuti vittime del loro stesso sistema. L'obiettivo è la ricostruzione dell'intero sistema di produzione e di distribuzione sulla base di principi più razionali e più degni. Se l'abolizione del segreto commerciale è la condizione necessaria del controllo operaio, il controllo è il primo passo sulla via di una direzione socialista dell'economia.