Il programma di rivendicazioni transitorie nei paesi fascisti

Siamo assai lontani dai tempi in cui gli strateghi dell'Internazionale comunista proclamavano che la vittoria di Hitler non era che un passo verso la vittoria di Thaelmann. Thaelmann da cinque anni resta nelle prigioni di Hitler. Mussolini impone da dodici anni all'Italia le catene del fascismo. Durante tutti questi anni i partiti della II e del la III Internazionale sono stati incapaci non solo di provocare un movimento di massa, ma anche di creare una seria organizzazione illegale anche solo parzialmente comparabile ai partiti rivoluzionari russi dell'epoca dello zarismo.

Non è assolutamente possibile spiegare questi insuccessi con la potenza dell'ideologia fascista. In fondo, Mussolini non ha mai avuto un'ideologia. L' "ideologia" di Hitler non è mai stata presa sul serio dagli operai. Gli strati della popolazione cui il fascismo, a un determinato momento, ha fatto girare la testa, cioè innanzi tutto le classi medie, hanno avuto tutto il tempo di disilludersi. Se, ciò nonostante, un'opposizione appena percettibile si limita ad ambienti clericali, cattolici o protestanti, la causa non risiede nella potenza delle teorie semideliranti o semiciarlatanesche della razza, del sangue, ma nello spaventoso fallimento delle ideologie della democrazia, della socialdemocrazia, e del Comintern.

Dopo lo schiacciamento della Comune di Parigi, per circa otto anni ci fu una reazione asfissiante. Dopo la sconfitta della rivoluzione russa del 1905, le masse operaie rimasero in uno stato di torpore pressappoco per lo stesso lasso di tempo. Ma in entrambi i casi si trattò solo di sconfitte materiali, dovute ai rapporti di forza. In Russia, per di più, si trattava di un proletariato quasi vergine. La frazione bolscevica non aveva allora che tre anni. Una situazione completamente diversa si è verificata in Germania dove la direzione apparteneva a partiti potenti, uno dei quali con già settant'anni di esistenza, l'altro con circa quindici. Questi due partiti, che avevano milioni di elettori, si sono trovati moralmente paralizzati prima della lotta e sono caduti senza combattere. Non c'è stata mai nella storia una simile catastrofe. Il proletariato tedesco non è stato battuto dal nemico in battaglia: è stato spezzato dalla codardia, dall'abiezione, dal tradimento dei suoi stessi partiti. Nulla di strano che abbia perduto la propria fede in tutto quello in cui si era abituato a credere da quasi tre generazioni. La vittoria di Hitler, d'altra parte, ha rafforzato Mussolini.

L'insuccesso prolungato del lavoro rivoluzionario in Italia e in Germania è il prezzo della politica criminale della socialdemocrazia e del Comintern. Per svolgere un lavoro illegale non occorre solo la simpatia delle masse, ci vuole anche l'entusiasmo degli strati di avanguardia. Ma ci si può attendere l'entusiasmo per organizzazioni in bancarotta? I capi emigrati sono soprattutto agenti del Cremlino e della GPU, demoralizzati sino al midollo, o socialdemocratici vecchi ministri della borghesia, che sperano che gli operai li reinstallino nelle posizioni perdute in virtù di un miracolo. Si può pensare solo per un momento che questi signori divengano i capi della futura rivoluzione antifascista?

Neppure il corso degli avvenimenti mondiali ha potuto finora favorire un'ascesa rivoluzionaria in Italia e in Germania (schiacciamento degli operai austriaci, sconfitta della rivoluzione spagnola, degenerazione dello Stato sovietico). Nella misura in cui gli operai italiani e tedeschi dipendono, per la loro informazione politica, dalla radio, si può dire con certezza che le trasmissioni di Mosca, che combinano la menzogna termidoriana alla stupidità e all'imprudenza, sono diventate un fattore poderoso di demoralizzazione degli operai degli Stati totalitari. Da questo punto di vista, come da altri, Stalin non è che un aiutante di Goebbels.

Tuttavia, gli antagonismi di classe che hanno portato alla vittoria del fascismo, continuano ad operare anche sotto la dominazione fascista e a poco a poco la corrodono. Le masse sono sempre più malcontente. Centinaia e migliaia di operai dotati di spirito di sacrificio continuano, nonostante tutto, il loro cauto lavoro rivoluzionario di talpe. Sorgono nuove generazioni che non hanno vissuto direttamente l'esperienza del crollo di grandi tradizioni e di grandi speranze. La preparazione molecolare della rivoluzione è in marcia sotto la grave mora del regime totalitario. Ma perché l'energia nascosta si trasformi in un movimento visibile è necessario che l'avanguardia del proletariato abbia una nuova prospettiva, un nuovo programma, una nuova bandiera senza macchia.

Qui risiede la principale difficoltà. E' estremamente difficile per gli operai dei paesi fascisti orientarsi verso un nuovo programma. La verifica del programma avviene sulla base dell'esperienza: ed è proprio l'esperienza che fa difetto al movimento di massa dei paesi sotto il dispotismo autoritario. E' assai probabile che sia necessario un grande successo del proletariato in un paese "democratico" per dare impulso al movimento rivoluzionario in territorio fascista. Una catastrofe finanziaria o militare può avere lo stesso effetto. Bisogna condurre in questo momento un lavoro preparatorio, soprattutto propagandistico, destinato a dare risultati solo nel futuro.

Sin d'ora si può affermare con certezza che, una volta scoppiato alla luce del sole, il movimento rivoluzionario nei paesi fascisti, assumerà di colpo una portata grandiosa e in nessun caso si arresterà a tentativi di far rivivere qualche cadavere weimariano.

Qui comincia la divergenza irriducibile tra la IV Internazionale e i vecchi partiti che sopravvivono pacificamente alla loro bancarotta. Il "fronte popolare" nell'emigrazione è una delle varianti più nefaste e più proditorie dei fronti popolari. In fondo, esprime la nostalgia impotente di una coalizione con una borghesia liberale inesistente. Nella misura in cui avesse un qualche successo non farebbe che preparare una serie di sconfitte del proletariato alla maniera spagnola. Per questo la denuncia implacabile della teoria e della pratica del fronte popolare è la prima condizione della lotta rivoluzionaria contro il fascismo.

Ciò non vuol dire evidentemente che la IV Internazionale respinga le parole d'ordine democratiche, al contrario, queste parole d'ordine possono avere una funzione enorme. Ma le formule della democrazia (libertà di associazione, di stampa, ecc.), per noi, sono parole d'ordine temporanee o episodiche nel movimento indipendente del proletariato e non nodi democratici gettati attorno al collo del proletariato da parte degli agenti della borghesia (Spagna!). Non appena il movimento acquisterà in qualche modo un carattere di massa, le parole d'ordine democratiche si allacceranno a parole d'ordine transitorie: i comitati di fabbrica sorgeranno, c'è da supporlo, prima che i vecchi bonzi si siano potuti accingere nei loro uffici alla ricostruzione dei sindacati; i soviet copriranno la Germania prima che si sia riunita a Weimar una nuova assemblea costituente. Lo stesso accadrà in Italia e negli altri paesi totalitari e semitotalitari.

Il fascismo ha ributtato questi paesi nella barbarie politica. Ma non ha mutato la loro natura sociale. Il fascismo è lo strumento del capitale finanziario e non della proprietà terriera feudale. Il programma rivoluzionario deve basarsi sulla dialettica della lotta di classe che si applica anche ai paesi fascisti e non sulla psicologia di bancarottieri spaventati. La IV Internazionale respinge con disgusto i metodi di mascherata politica cui fanno ricorso gli staliniani, vecchi eroi del "terzo periodo", per comparire volta a volta dietro la maschera di cattolici, di protestanti, di ebrei, di nazionalisti tedeschi, di liberali, con l'unico scopo di nascondere il proprio volto così poco attraente. La IV Internazionale si presenta sempre e dovunque con la propria bandiera. Propone apertamente il suo programma al proletariato dei paesi fascisti. Sin d'ora gli operai avanzati del mondo intero sono fermamente convinti che il rovesciamento di Mussolini, di Hitler, dei loro agenti e imitatori avverrà sotto la direzione della IV Internazionale.