Il governo operaio e contadino

La formula del governo operaio e contadino è comparsa per la prima volta nell'agitazione bolscevica nel 1917 ed è stata definitivamente adottata dopo la rivoluzione d'Ottobre. Nel caso specifico non era che la definizione di una dittatura già instaurata. L'importanza di questa definizione consisteva soprattutto nel fatto che si poneva in primo piano l'idea dell'alleanza tra il proletariato e i contadini, su cui si basava il potere sovietico.

Quando l'Internazionale comunista degli epigoni tentò di dar vita alla formula della dittatura democratica degli operai e dei contadini sepolta dalla storia, conferì alla formula del governo operaio e contadino un contenuto completamente diverso, puramente "democratico", cioè borghese, contrapponendosi alla dittatura del proletariato. I bolscevico-leninisti rifiutarono decisamente la parola d'ordine del governo operaio e contadino nell'interpretazione democratico-borghese. Sostennero e sostengono che sinché il partito del proletariato rinuncerà ad uscire dal quadro della democrazia borghese, la sua alleanza con la classe media si ridurrà ad un appoggio al capitale, come è accaduto ai menscevichi e ai socialrivoluzionari nel 1917, come è accaduto al Partito comunista cinese nel 1925-27, come accade attualmente con i "fronti popolari" in Spagna, in Francia e in altri paesi.

Tra l'Aprile e il Settembre del 1917 i bolscevichi esigevano che i socialrivoluzionari e i menscevichi rompessero i loro legami con la borghesia liberale e prendessero direttamente il potere. A questa condizione i bolscevichi promettevano ai menscevichi e ai socialrivoluzionari rappresentanti piccolo-borghesi degli operai e dei contadini, il loro appoggio rivoluzionario contro la borghesia, rifiutando tuttavia categoricamente sia di entrare nel governo dei menscevichi e dei socialrivoluzionari sia di assumersi qualsiasi responsabilità politica per questo governo. Se i menscevichi e i socialrivoluzionari avessero rotto effettivamente con i cadetti liberali e con l'imperialismo straniero, il "governo operaio e contadino" da loro costituito non avrebbe potuto che accelerare e facilitare l'instaurazione della dittatura del proletariato. Ma appunto per questo i vertici della democrazia piccolo-borghese si opposero con tutte le loro forze all'instaurazione del loro stesso potere. L'esperienza russa ha dimostrato e l'esperienza francese e spagnola conferma nuovamente che anche in condizioni molto favorevoli i partiti della democrazia piccolo-borghese (socialrivoluzionari, socialdemocratici, staliniani, anarchici) sono incapaci di costituire un governo operaio e contadino, cioè un governo indipendente dalla borghesia.

Ciò nonostante, la parola d'ordine dei bolscevichi, rivolta ai menscevichi e ai socialisti rivoluzionari: Rompete con la borghesia, prendete voi stessi il potere!, aveva per le masse un enorme valore educativo. Il rifiuto ostinato dei menscevichi e dei socialrivoluzionari di prendere il potere, manifestatosi così tragicamente nelle giornate di Luglio, li ha compromessi definitivamente agli occhi del popolo preparando la vittoria dei bolscevichi.

Compito centrale della IV Internazionale è liberare il proletariato dalla vecchia direzione, il cui conservatorismo è del tutto in contraddizione con la situazione catastrofica del capitalismo declinante e costituisce il freno principale al progresso storico. L'accusa fondamentale che la IV Internazionale rivolge alle organizzazioni tradizionali del proletariato è di non voler staccarsi dal semi-cadavere della borghesia. In queste condizioni la rivendicazione rivolta sistematicamente alla vecchia direzione: Rompete con la borghesia, prendete il potere! è uno strumento estremamente importante per smascherare il tradimento dei partiti e delle organizzazioni della II e della III Internazionale, come pure dell'Internazionale di Amsterdam.

La parola d'ordine del governo operaio e contadino è da noi usata unicamente nel significato che aveva nel 1917 in bocca ai bolscevichi, cioè come una parola d'ordine antiborghese e anticapitalista, mai nel significato che le hanno attribuito successivamente gli epigoni trasformando quello che doveva essere un ponte verso la rivoluzione socialista nel principale ostacolo in questa direzione.

Da tutti i partiti e le organizzazioni che si basano sugli operai e sui contadini e che parlano in loro nome esigiamo che rompano politicamente con la borghesia e imbocchino la strada della lotta per il potere degli operai e dei contadini. Su questa strada promettiamo loro un completo appoggio contro la reazione capitalista. Allo stesso tempo, sviluppiamo una agitazione instancabile attorno a rivendicazioni transitorie che dovrebbero, secondo noi, costituire il programma del governo operaio e contadino.

E' possibile la costituzione di un tale governo da parte delle organizzazioni operaie tradizionali? L'esperienza precedente ci dimostra, come abbiamo già detto, che ciò è per lo meno poco verosimile. E' tuttavia impossibile escludere categoricamente in partenza l'ipotesi teorica che, sotto la pressione di circostanze del tutto eccezionali (guerra, sconfitta, collasso finanziario, offensiva rivoluzionaria delle masse, ecc.), partiti piccolo-borghesi, staliniani inclusi, possano andare più lontano di quanto non desiderino sulla via della rottura con la borghesia. In ogni caso, una cosa è fuori dubbio: anche se questa variante poco probabile si realizzasse in qualche luogo, e si creasse un governo operaio e contadino nel senso indicato sopra, si tratterebbe solo di un breve episodio sulla via di una vera dittatura del proletariato.

Ma è inutile perdersi in congetture. L'agitazione attorno alla parola d'ordine del governo operaio e contadino conserva in tutte le situazioni un enorme valore educativo. E non a caso questa parola d'ordine di carattere generale discende dalla linea di sviluppo politico della nostra epoca (bancarotta e disgregazione dei vecchi partiti borghesi, fallimento della democrazia, ascesa del fascismo, aspirazione crescente dei lavoratori a una politica più attiva e più offensiva). Proprio per questo tutte le nostre rivendicazioni transitorie devono condurre sempre alla stessa conclusione politica: gli operai devono rompere con tutti i partiti tradizionali della borghesia per stabilire, unitamente ai contadini, il loro potere.

E' impossibile prevedere le tappe concrete della mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Le sezioni della IV Internazionale devono orientarsi criticamente a ogni nuova tappa e lanciare parole d'ordine che rafforzino la tendenza degli operai verso una politica indipendente, approfondiscano il carattere di classe di questa politica, distruggano le illusioni riformiste e pacifiste, rafforzino i legami dell'avanguardia con le masse e preparino la conquista rivoluzionaria del potere.