31 maggio 1931

Per quanto posso giudicare, gli anarco-sindacalisti conducono una politica conciliatrice verso il regime detestabile del colonnello Macià, il commesso degli imperialisti madrileni a Barcellona. I capi dell'anarco-sindacalismo sono divenuti commessi subalterni e veri e propri agenti del nazionalismo catalano di pace sociale. Da quanto vedo, la Federazione catalana ha assunto una posizione conciliatrice verso gli anarco-sindacalisti: ciò significa che sostituisce alla politica rivoluzionaria di fronte unico, la politica opportunista di difesa e di adulazione degli anarco-sindacalisti e di conseguenza del regime di Macià. Proprio in questo elemento vedo una di quelle fonti di esplosione che, a un determinato momento, possono diventare pericolose. Il compito dei sindacati non è affatto quello di frenare gli operai, ma, al contrario, di mobilitarli e di organizzarli per una lotta su tutti i fronti; i sindacati devono innanzi tutto sollevare gli operai delle regioni arretrate della Catalogna e del resto della Spagna. Il compito della Federazione catalana non consiste nell’abbellire l’atteggiamento della Confederazione anarco-sindacalista; ma nell'esercitare una critica costante, passo passo, e nel denunciare dinanzi agli operai il suo tacito blocco con la controrivoluzione piccolo-borghese di Macià. Perché gli avvertimenti contro gli atti insensati o prematuri non si trasformino in un soffocamento menscevico della rivoluzione, bisogna avere una chiara linea strategica, bisogna che gli operai avanzati comprendano bene questa linea per poterla spiegare instancabilmente alle larghe masse. La Federazione catalana, di tutta evidenza, non ha nessuna linea strategica. I suoi capi hanno paura di riflettere sui problemi fondamentali della rivoluzione, altrimenti non avrebbero quella tremarella stupida e puerile di fronte al "trotskismo", che è l'espressione adeguata del livello del loro pensiero politico.