24 giugno 1931

In una lettera al compagno Lacroix, ho esposto alcune considerazioni complementari a proposito della situazione in Spagna. Purtroppo non ho informazioni sufficienti per sapere come i diversi gruppi di comunisti spagnoli pongono le questioni politiche attuali. L'analisi della situazione rivoluzionaria, in queste condizioni, è più difficile che il giuoco degli scacchi senza guardare la scacchiera. Restano ogni volta dei problemi che richiedono uno studio supplementare. Prima di ricorrere alla stampa, voglio ora porre queste questioni dinanzi a voi e, per tramite vostro, dinanzi a tutte le sezioni dell'Opposizione internazionale. Una parte notevole del mio articolo sui pericoli che minacciano la rivoluzione spagnola è dedicata alla dimostrazione che tra la rivoluzione borghese democratica di aprile e la futura rivoluzione proletaria non c'è posto per una rivoluzione intermedia operaia-contadina. Di passata, ho sottolineato che ciò non significa che il partito proletario "sino alla lotta finale" debba preoccuparsi solo di accumulare le forze. Una concezione simile sarebbe antirivoluzionaria e degna di filistei. Se non può esservi una rivoluzione intermedia, un regime intermedio, ci possono essere manifestazioni intermedie di massa, scioperi, dimostrazioni, scontri con la polizia e con l'esercito, scosse rivoluzionarie impetuose durante le quali i comunisti saranno naturalmente nelle prime file. Qual è la possibile portata storica di queste lotte intermedie? Da un lato, possono provocare mutamenti democratici nel regime borghese repubblicano, e dall'altro possono preparare le masse alla conquista del potere, alla costituzione del regime proletario.

La partecipazione dei comunisti a queste lotte e soprattutto la partecipazione alla direzione di queste lette esigono da loro non solo una chiara comprensione delle sviluppo della rivoluzione nel suo complesso, ma anche la rapacità di lanciare parole d'ordine particolari, ardenti e combattive, che non discendano direttamente dal "programna", ma siano ispirate dalle circostanze quotidiane e facciano progredire le masse.

Tutti sanno quale enorme funzione abbia avuto nel 1917, durante la coalizione russa tra i socialisti conciliatori e i liberi, la parola d'ordine bolscevica: "Abbasso i dieci ministri capitalisti". Le masse avevano ancora fiducia nei socialisti conciliatori, ma le masse più fiduciose nutrono sempre una sfiducia istintiva verso i borghesi, gli sfruttatori, i capitalisti. Su questo si è basata la tattica dei bolscevichi in un determinato periodo. Noi non dicevamo: "Abbasso i ministri socialisti". Non abbiamo neppure lanciato la parola d'ordine: "Abbasso il governo provvisorio" come parola d'ordine di lotta immediata. Ma in compenso battevamo sempre lo stesso chiodo: "Abbasso i dieci ministri capitalisti". Questa parola d'ordine ebbe una funzione enorme perché permise alle masse di convincersi che i socialisti conciliatori tenevano molto più ai ministri capitalisti che alle masse operaie.

Parole d'ordine di questo genere corrispondono nel modo più adeguato allo stadio attuale della rivoluzione spagnola. L'avanguardia proletaria ha tutto l'interesse a spingere i socialisti spagnoli a prendere in mano il potere. È per questo che bisogna spezzare la coalizione. Il compito attuale consiste nella lotta per cacciare dalla coalizione i ministri borghesi. Questa o quella realizzazione di questo compito è possibile solo in connessione con importanti avvenimenti politici, sotto la spinta di nuovi movimenti di massa ecc. Cosi sotto la spinta dei movimenti di massa in Russia sono stati buttati fuori dal governo di coalizione Guckov e Miljukov e successivamente il principe L'vov; Kerenskij è stato posto alla testa del governo, il numero dei "socialisti" è aumentato ecc. Dopo l'arrivo di Lenin il Partito bolscevico non ha solidarizzato per un solo momento con Kerenskij e con i conciliatori. Ma il partito aiutava le masse ad allontanare la borghesia dal potere e a mettere alla prova nell'azione il governo dei conciliatori. Era una tappa indispensabile sulla via dell'ascesa dei bolscevichi al potere. Da quanto posso giudicare, le elezioni per le Cortes dimostreranno un'estrema debolezza dei repubblicani di destra tipo Zamora-Maura1 e assicureranno la prevalenza dei conciliatori piccolo-borghesi di varie tinte: radicali, radicali-socialisti e "socialisti". Malgrado ciò, si può predire con sicurezza che i, socialisti e i radicali socialisti si aggrapperanno con tutte le loro forze agli alleati di destra. La parola d'ordine: "Abbasso Zamora-Maura!" è assolutamente opportuna. Bisogna solo capir bene una cosa: i comunisti non fanno un'agitazione per un ministero Lerroux. Non assumono alcuna responsabilità per un ministero socialista, ma in ogni momento indirizzano i loro colpi verso il nemico di classe più deciso e più conseguente e con ciò indeboliscono i conciliatori e sgomberano il terreno al proletariato. I comunisti dicono agli operai socialisti: "Voi avete fiducia nei vostri capi socialisti, costringeteli allora a prendere il potere. Noi vi aiuteremo parzialmente, pur non avendo alcuna fiducia in loro. E quando saranno al potere, li metteremo alla prova e vedremo chi avesse ragione - noi o voi". Di questa idea .si è discusso sopra in relazione alla composizione delle Cortes. Ma altri avvenimenti, come, per esempio, le rappresaglie contro le masse, possono conferire alla parola d'ordine: "Abbasso Zamora-Maura!" un carattere eccezionalmente acuto. La vittoria su questo piano, cioè le dimissioni di Zamora, potrebbero avere per lo sviluppo ulteriore della rivoluzione, in una fase determinata, quasi lo stesso significato che la rinuncia di Alfonso in aprile. Per lanciare simili parole d'ordine, bisogna orientarsi non secondo astrazioni dottrinarie, ma secondo il grado di coscienza delle masse, secondo la reazione che provoca nelle masse ogni successo parziale. La pura e semplice contrapposizione della parola d'ordine della "dittatura del proletariato" o della "repubblica operaia e contadina" al regime attuale è del tutto insufficiente, perché queste parole d'ordine non toccano le masse.

Come pendant a quello che si è appena detto, sorge la questione del "socialfascismo". Questa stupida invenzione della burocrazia, terribilmente "a sinistra", diventi oggi in Spana il più grande ostacolo sulla via della rivoluzione. Ritorniamo di nuovo all'esperienza russa. I menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, che erano al potere, conducevano la guerra imperialista, difendevano i capitalisti, perseguitavano i soldati, i contadini e gli operai, procedevano ad arresti. Introdussero la pena capitale, protessero gli assassini dei bolscevichi, costrinsero Lenin all'illegalità, imprigionarono gli altri capi del bolscevismo diffondendo contro di loro le peggiori calunnie ecc. Tutto ciò era più che sufficiente per qualificarli "socialfascisti". Ma allora, nel 1917, questa parola non esisteva affatto, il che, come si sa, non ha impedito ai bolscevichi di giungere al potere. Dopo le terribili persecuzioni contro i bolscevichi nel luglio-agosto, i bolscevichi si trovarono assieme ai "socialfascisti" negli organi di lotta contro Kornilov. Ai primi di settembre, dal suo rifugio nell'illegalità, Lenin propose ai " socialfascisti " russi il seguente compromesso: "Rompete con la borghesia, prendete il potere e noi, bolscevichi, lotteremo per il potere all'interno dei soviet con mezzi normali [pacifici]". Se non ci fosse stata nessuna differenza tra i conciliatori e Kornilov, che era il vero "fascista", allora non sarebbe stata possibile nessuna lotta comune dei boscevichi e dei conciliatori contro Kornilov. E invece questa lotta ebbe una funzione importante nello sviluppo della rivoluzione in quanto respinse l'attacco della controrivoluzione dei generali e aiutò i bolscevichi a strappare completamente le masse ai conciliatori.

La natura della democrazia piccolo-borghese consiste appunto nell'oscillare tra il comunismo e il fascismo. Durante la rivoluzione, queste oscillazioni sono particolarmente accentuate. Considerare i socialisti spagnoli come una varietà del fascismo significa rinunciare a sfruttare le loro inevitabili oscillazioni a sinistra, cioè precludersi da sé l'accesso agli operai socialisti e sindacalisti.

Per concludere devo sottolineare che la critica spietata dell’anarco-sindacalismo spagnolo costituisce oggi un compito molto importante che non si deve trascurare un solo istante. Ai suoi vertici, l'anarco-sindacalismo è la forma più mascherata, più perfida e più pericolosa della conciliazione con la borghesia. Tra gli operai che costituiscono la base dell'anarco-sindacalismo, esistono notevolissime forze potenziali della rivoluzione. Il compito fondamentale dei comunisti è qui lo stesso che nei confronti dei socialisti: contrapporre la base ai vertici. Ma il lavoro deve essere accuratamente adattato alla specifica mentalità della organizzazione anarchica e al carattere specifico della mascheratura anarchica. In proposito scriverò un'altra lettera.

Insisto ancora una volta: bisogna raccogliere articoli, risoluzioni, piattaforme ecc. delle organizzazioni rivoluzionarie e dei gruppi spagnoli, tradurli in francese e inviarli a tutte le sezioni perché li traducano in altre lingue.

 

 

1 Miguel Maura, conservatore, ministro repubblicano nel 1931.