15 febbraio 1931

Mi ricordo che, sotto forma di "fantasticheria", vi ho scritto che sarebbe stato davvero bello, se il boicottaggio avesse costretto la monarchia a inginocchiarsi, non fosse che su un ginocchio solo. Ora, è un fatto compiuto. Le dimissioni di Berenguer non hanno di per sé una grande importanza politica: ma come sintomo sono estremamente significative. L'impotenza della monarchia, la disgregazione delle cricche dirigenti, la loro mancanza di fiducia in se stesse, la paura, la paura, la paura, dinanzi al popolo, dinanzi alla rivoluzione, la paura del domani, i tentativi fatti per prevenire con concessioni estreme le conseguenze più temibili — ecco che cosa salta fuori dalle dimissioni di Berenguer e dalla semicapitolazione del re. È magnifico! Davvero magnifico! Non si potrebbe immaginare di meglio! Il rispetto feticistico del potere nella coscienza delle masse popolari ne sarà colpito mortalmente. Milioni di cuori saranno colmi di soddisfazione, di fiducia, di audacia; questo flusso li riscalderà, li ispirerà, li spingerà avanti.

La situazione rivoluzionaria complessiva, in cui deve operare il partito del proletariato, è ora delle più favorevoli. Tutta la questione è oggi di sapere come si comporterà il partito. Purtroppo, i comunisti non hanno assunto il ruolo di corifei nel concerto dei boicottatori. Per questo non hanno fatto grandi conquiste nella campagna di questi due o tre mesi. Durante i periodi in cui il flusso rivoluzionario diventa impetuoso, l'autorità del partito aumenta rapidamente, febbrilmente, a condizione che alle svolte decisive, nelle nuove fasi, il partito lanci una parola d'ordine necessaria la cui correttezza venga rapidamente confermata dagli avvenimenti. Nel corso di questi ultimi mesi, di queste ultime settimane, si sono lasciate scappare delle occasioni. Ma perché ritornare sul passato? Bisogna guardare innanzi. La rivoluzione non è che agli inizi del suo sviluppo. Si può riguadagnare cento volte quello che si è lasciato perdere. Il problema parlamentare e costituzionale si pone al centro della vita politica ufficiale. Non possiamo fingere di ignorarlo passando oltre. Secondo me, bisogna lanciare la parola d'ordine delle Cortes rivoluzionarie costituenti con raddoppiata energia. Non bisogna "avere ripugnanza" di usare formule nettamente democratiche. Bisogna rivendicare, per esempio, la capacità elettorale per tutti senza distinzione di sesso, a partire dai diciott'anni, e senza nessuna restrizione. Per questo paese meridionale diciott'anni sono forse un'età troppo avanzata: bisogna puntare sui giovani.

...La questione del fronte unico di tutte le frazioni comuniste, compreso il partito ufficiale, sarà messa inevitabilmente all'ordine del giorno. Le masse, nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi, devono avvertire un imperioso bisogno di essere dirette da un partito rivoluzionario unito e serio. I dissensi comunisti irriteranno le masse. Esse imporranno l'unità - non per sempre, certo, perché gli avvenimenti possono ancora ributtare le frazioni in diverse direzioni. Ma, per la fase che si prepara, il riavvicinamento delle frazioni comuniste mi pare del tutto inevitabile. Su questo punto come sulla questione del boicottaggio e su qualsiasi altra questione politica di attualità, sarà avvantaggiata la frazione che avrà preso l'iniziativa di ristabilire l'unità delle file comuniste. Perché la sinistra comunista sia in condizioni di prendere questa iniziativa, bisogna innanzi tutto che si unisca essa e si organizzi. È indispensabile creare immediatamente una frazione bene organizzata, per poco numerosa che possa essere all'inizio, dell'Opposizione comunista di sinistra, che pubblichi il suo bollettino e abbia il suo gruppo organizzato di teorici. Naturalmente ciò non esclude per i comunisti di sinistra la possibilità di partecipare a organizzazioni più vaste: al contrario, presuppone una simile partecipazione; ma ne è al tempo stesso la condizione indispensabile.