Quale atteggiamento assumere verso le Cortes?

La "Pravda" cerca di prendere le mosse dalla incontestabile verità che la sola propaganda non basta. "Il Partito comu­nista deve dire alle masse quello che devono fare oggi." Che cosa propone in merito la "Pravda"? Riunire gli operai "per disarmare la reazione, per armare il proletariato, per eleggere comitati di fabbrica, per imporre con l'azione di­retta la giornata di sette ore ecc." "ecc.": l'espressione c'è. Le parole d'ordine enumerate sono indiscutibili, benché non si colleghino strettamente le une alle altre e siano prive della logica conseguente, richiesta dallo sviluppo delle masse. Ma quello che sorprende è che l'editoriale della "Pravda" non faccia neppure menzione delle elezioni per le Cortes, come se questo avvenimento politico della vita della nazione spa­gnola non esistesse o come se gli operai non dovessero occu­parsene. Che cosa significa questo mutismo? Secondo le apparenze, la rivoluzione repubblicana si è pro­dotta, come è noto, tramite le elezioni municipali. Benin­teso, questa rivoluzione derivava da cause ben più profonde e ne abbiamo parlato ben prima della caduta del ministero Berenguer. Ma la liquidazione della monarchia con mezzi "parlamentari" è avvenuta esclusivamente a vantaggio dei repubblicani borghesi e della democrazia piccolo-borghese. Ci sono oggi in Spagna molti operai che si immaginano che le questioni essenziali della vita sociale possano essere ri­solte tramite la scheda elettorale. Questa illusione può es­sere dissipata solo con l'esperienza. Bisogna però saper faci­litare questa esperienza. Come? Volgendo le spalle alle Cor­tes o, al contrario, partecipando alle elezioni? Bisogna dare una risposta.

A parte l'editoriale sopracitato, lo stesso giornale pubblica un articolo "teorico" (numeri del 7 e del 10 maggio) che pretende di fornire un'analisi marxista delle forze interne della rivoluzione spagnola e una definizione bolscevica della sua strategia. Neppure questo articolo dice una sola parola a proposito delle Cortes: bisogna boicottare le elezioni o parteciparvi? In generale, la "Pravda" tace sulle parole d'or­dine e sui compiti della democrazia politica benché carat­terizzi la rivoluzione come democratica. Che cosa significa questa reticenza? Si può partecipare alle elezioni, si può boicottarle. Ma è possibile forse passarle sotto silenzio? Verso le Cortes di Berenguer, la tattica del boicottaggio era completamente giusta. Era chiaro in anticipo che o Alfonso sarebbe riuscito per un certo tempo a ritornare sulla via della dittatura militare o il movimento sarebbe andato oltre Berenguer e le sue Cortes. In una situazione del genere i comunisti dovevano prendere l'iniziativa della lotta per il boicottaggio delle Cortes. Appunto questo ci siamo sforzati di far capire con i deboli mezzi che avevamo a nostra dispo­sizione[1]. Se i comunisti spagnoli si fossero pronunciati a tempo e con decisione per il boicottaggio, diffondendo su questo argomento, in tutto il paese, manifestini, anche mol­to brevi, la loro autorità al momento del rovesciamento del governo Berenguer si sarebbe notevolmente accresciuta. Gli operai avanzati si sarebbero detti: "Costoro sono capaci di prevedere". Purtroppo, i comunisti spagnoli, disorientati dalla direzione dell'Internazionale comunista, non hanno compreso la situazione ed erano disposti a partecipare alle elezioni, sia pure senza convinzione. Gli avvenimenti li hanno superati e la prima vittoria della rivoluzione non ha aumentato o quasi l'influenza comunista. Attualmente, è il governo Zamora a incaricarsi della convo­cazione delle Cortes costituenti. C'è motivo di credere che la convocazione di queste Cortes sarà ostacolata da una se­conda rivoluzione? Niente affatto. Potenti movimenti di massa sono perfettamente possibili; ma senza un program­ma, senza un partito, senza una direzione questi movimenti non possono portare a una seconda rivoluzione. La parola d'ordine del boicottaggio sarebbe ora la formula di un iso­lamento per partito preso. Bisogna partecipare alle elezioni il più attivamente possibile.

 

 

 

[1] L'Opposizione di sinistra non ha stampa quotidiana. Siamo costretti a svi­luppare in lettere private idee che dovrebbero essere oggetto di articoli quo­tidiani [N. d. A.].