La lotta per la conquista delle masse e delle giunte operaie

L'Opposizione di sinistra ha il dovere di smascherare, di denunciare spietatamente e di squalificare per sempre nella coscienza dell'avanguardia proletaria la formula di una certa "rivoluzione operaia-contadina" che si distinguerebbe sia dal­la rivoluzione borghese che dalla rivoluzione proletaria. Co­munisti di Spagna, non prestatevi fede! È’ solo un'illusione e un inganno. È’ un sotterfugio diabolico con cui vi si met­terebbe domani la corda al collo. Non credeteci per niente. Spagnoli appartenenti all'elite operaia, riflettete sulle lezioni della Rivoluzione russa e su quelle che vi hanno dato gli epigoni con le loro sconfitte! La prospettiva che si apre dinanzi a voi è quella di una lotta per la dittatura del pro­letariato.Per venire a capo di questo compito, dovete riunire saldamente attorno a voi la classe operaia e far insorgere, con l'aiuto della classe operaia, i milioni di contadini po­veri. È’ un compito gigantesco. Tutti voi, comunisti di Spa­gna, avete l'incalcolabile responsabilità della rivoluzione. Non dovete chiudere gli occhi sulla vostra debolezza né cullarvi nelle illusioni. La rivoluzione non si cura delle chiacchiere. Verifica tutto e lo verifica nel sangue. Per rove­sciare la dominazione della borghesia, ci può essere solo la dittatura del proletariato. Non c'è, non ci sarà, non ci può essere una rivoluzione "transitoria", più "semplice", più "economica", più accessibile, tenuto conto delle vostre for­ze. La storia non escogiterà per voi una dittatura interme­dia, una dittatura di seconda qualità, una dittatura con lo sconto. Quando vi si parla di una dittatura di questo genere, vi si inganna. Preparatevi per la dittatura del proletariato, preparatevi seriamente, ostinatamente, instancabilmente! Ma il compito immediato dei comunisti spagnoli non è di impadronirsi del potere, è di conquistare le masse; questa lotta, nella fase più prossima, si svolgerà sulla base della repubblica borghese e, in misura grandissima, con parole d'ordine democratiche. Si impone, innanzi tutto, senza alcun dubbio, la costituzione di giunte operaie (soviet). Ma sarebbe assurdo contrapporre le giunte alle parole d'ordine democra­tiche. La lotta impegnata nel mese di maggio contro i pri­vilegi della Chiesa, contro la potenza abusiva degli ordini religiosi e dei conventi, - lotta puramente democratica -ha provocato tra le masse un'effervescenza di cui si sarebbe potuto approfittare per eleggere deputati operai: purtroppo ci si è lasciati sfuggire l'occasione.

Nella fase attuale, le giunte si presentano come la forma organizzata di un fronte unico proletario sia per gli scioperi che per l'espulsione dei gesuiti e per la partecipazione alle elezioni delle Cortes, sia per stabilire il collegamento con i soldati che per appoggiare il movimento contadino. Solo tramite giunte che abbraccino le formazioni essenziali del proletariato, i comunisti possono assicurare la loro ege­monia sulla classe e, di conseguenza, dominare la rivo­luzione. Solo nella misura in cui si accrescerà l'influenza dei comunisti sulla classe operaia le giunte diverranno organi di lotta per la conquista del potere. In una delle fasi successive – non sappiamo ancora quale – le giunte, divenute organi del potere proletario, entreranno apertamente in conflitto con le istituzioni democratiche della borghesia. Solo allora suonerà l'ultima ora della democrazia borghese. Ogni volta che le masse sono trascinate nella lotta, avver­tono immancabilmente - non possono non avvertire - l'esi­genza pressante di una organizzazione qualificata, che si pon­ga al di sopra dei partiti, delle frazioni, delle sette e capaci di unire tutti gli operai in un'unica azione. È’ in questa forma che si devono manifestare le giunte elette dagli operai. Bisogna sapere suggerire questa parola d'ordine alle masse al momento opportuno; e nella fase attuale i momenti op­portuni si presentano a ogni passo. Ma se si contrappone la parola d'ordine dei soviet, anche come organi della dit­tatura del proletariato, alle realtà della lotta attuale, si pone questa parola d'ordine come un qualche cosa di sacro al di sopra della storia, la si sospende come un'icona al di sopra della rivoluzione; i devoti potranno prosternarsi dinanzi alla santa immagine; le masse rivoluzionarie non la seguiranno.