Il cretinismo parlamentare dei riformisti e il cretinismo antiparlamentare degli anarchici

Il cretinismo parlamentare è una malattia deplorevole, ma il cretinismo antiparlamentare non vale molto di più. È quanto ci dimostra nel modo più chiaro il destino degli anarco-sindacalisti spagnoli. La rivoluzione pone nettamente le questioni politiche e, nella fase attuale, le traduce in una forma parlamentare. L'attenzione della classe operaia deve necessariamente rivolgersi alle Cortes e gli anarco-sindaca­listi voteranno di nascosto per i socialisti e persino per i repubblicani. In Spagna più che in qualsiasi altro luogo, non si può lottare contro le illusioni parlamentari senza lottare contro la metafisica antiparlamentare degli anar­chici.

In una serie di articoli e di lettere abbiamo dimostrato l'im­portanza considerevole delle parole d'ordine democratiche per lo sviluppo ulteriore della rivoluzione spagnola. Il sus­sidio ai disoccupati, la giornata di sette ore, la rivoluzione agraria, l'autonomia nazionale, tutte queste questioni vitali e profonde, nella mente della schiacciante maggioranza degli operai spagnoli, compresi gli anarco-sindacalisti, si collegano alle Cortes di domani. Durante il periodo di Berenguer, bisognava boicottare le Cortes graziosamente concesse da Alfonso per ottenere le Cortes rivoluzionarie costituenti. La propaganda doveva porre innanzi tutto la questione del di­ritto elettorale. Sì, effettivamente, questa prosaica questione del diritto elettorale! La democrazia sovietica, va da sé, è incomparabilmente superiore alla democrazia borghese. Ma i soviet non cadono dal cielo. Bisogna salire per raggiun­gerli.

Ci sono a questo mondo sedicenti marxisti che manifestano un sovrano disprezzo, per esempio, verso il suffragio uni­versale, uguale, diretto e segreto assicurato a tutti gli uo­mini e a tutte le donne a partire dai diciott'anni. Ma se i comunisti spagnoli avessero avanzato a tempo opportuno questa parola d'ordine, sostenendola con discorsi, articoli, manifestini e volantini, avrebbero acquistato un'immensa popolarità. Appunto perché le masse popolari spagnole sono inclini a sopravvalutare le possibilità creatrici delle Cortes, ogni operaio cosciente e ogni contadina rivoluzionaria vo­gliono partecipare alle elezioni. Noi non condividiamo per un solo istante le illusioni delle masse; ma dobbiamo valo­rizzare sino in fondo quello che di progressivo si cela dietro queste illusioni, altrimenti non saremmo rivoluzionari, ma spregevoli pedanti. Ora, se si accorda il diritto elettorale ai più giovani, migliaia e migliaia di operai, di operaie, di contadini e contadine vi saranno direttamente interessati. E quali? I giovani, gli attivi, coloro che sono destinati a fare la seconda rivoluzione. Contrapporre queste giovani generazioni ai socialisti, che cercano la loro base tra gli ope­rai adulti, è un dovere assolutamente elementare e inconte­stabile dell'avanguardia comunista.

Continuiamo. Il governo Zamora vuol far adottare dalle Cortes una costituzione che istituisca due Camere. Le masse rivoluzionarie che hanno appena rovesciato la monarchia e che aspirano appassionatamente, anche se ancora assai con­fusamente, all'uguaglianza e alla giustizia, risponderanno con ardore a un'eventuale agitazione dei comunisti contro una borghesia il cui disegno è di imporre al popolo il far­dello di una "Camera dei Pari". Questa questione di det­tagliopuò assumere, nell'agitazione, un'enorme importanza: può gettare i socialisti nel più grande imbarazzo, aprire una breccia tra i socialisti e i repubblicani, cioè dividere, alme­no per un certo tempo, i nemici del proletariato e, ciò che è mille volte più importante, provocare una rottura tra le masse operaie e i socialisti.

La rivendicazione della giornata di sette ore, formulata dal­la "Pravda", è completamente giusta, estremamente impor­tante e urgente. Ma si può forse porre questa rivendicazione in modo astratto senza tener conto della situazione politica e dei compiti democratici rivoluzionari? La "Pravda" parla unicamente della giornata di sette ore, dei comitati di fab­brica, dell'armamento degli operai; ignora deliberatamente la "politica" e in tutti i suoi articoli non ha una parola da dire sulle elezioni alle Cortes: cosi va incontro all'anarco-sindacalismo, lo alimenta, lo copre. Tuttavia, il giovane ope­raio, cui i repubblicani e i socialisti negano il diritto di voto, benché la legislazione borghese lo reputi abbastanza maturo per lo sfruttamento capitalista, o quello a cui si vuole im­porre una Camera alta, si decideranno domani a combattere contro simili truffe voltando le spalle agli anarchici e impu­gnando i fucili.

Quando si lancia la parola d'ordine dell'armamento degli operai, prescindendo dalle realtà della vita politica che coin­volgono le masse nel modo più profondo, ci si isola dalle masse e, allo stesso tempo, si distolgono queste ultime dal­l'uso delle armi.

La parola d'ordine del diritto delle nazionalità all’autodeci­sione ha assunto ora in Spagna un'importanza eccezionale. Ma anche questa parola d'ordine è di natura democratica. Per noi non si tratta, naturalmente, di impegnare i catalani e i baschi a separarsi dalla Spagna: ma il nostro dovere è di batterci perché sia loro riconosciuto il diritto di separa­zione, se desiderano farne uso. Ma come sapere se hanno questo desiderio? È molto semplice. Occorre un plebiscito nelle province interessate, sulla base del suffragio univer­sale, uguale, diretto e segreto. Non esiste attualmente altro modo. Successivamente, le questioni delle nazionalità, come tutte le altre, saranno risolte dai soviet che saranno gli or­gani della dittatura del proletariato. Ma non possiamo chie­dere agli operai di costituire dei soviet in qualsiasi momen­to. Possiamo solo orientarli in questa direzione. Ancora meno possiamo imporre a tutto un popolo i soviet che il proletariato costituirà solo più avanti. Ma è indispensabile dare una risposta ai problemi attuali. Nel maggio scorso, i comuni della Catalogna sono stati inviati a eleggere dei rappresentanti per l'elaborazione di una costituzione provvi­soria, riservata a questa provincia, cioè per stabilire quali dovrebbero essere i rapporti della Catalogna con il resto della Spagna. Può darsi che gli operai catalani abbiano po­tuto vedere con indifferenza come la democrazia piccolo-borghese, subordinata, come sempre, al grande capitale, ten­tasse di decidere le sorti del popolo catalano con elezioni antidemocratiche. La parola d'ordine del diritto delle nazio­ni all'autodecisione, priva del suo elemento complementare, staccata dalle altre parole d'ordine che le conferiscono un concreto significato, - quelle della democrazia politica - è una formula vuota di senso o, peggio ancora, è polvere negli occhi.

Per un certo periodo, tutte le questioni della rivoluzione spagnola si rifrangeranno, in un modo o nell'altro, nel pri­sma parlamentare. I contadini attenderanno con ansia la ri­sposta delle Cortes alla questione agraria. Non appare forse chiara l'importanza che avrebbe, nella situazione attuale, un programma agrario comunista sostenuto alla tribuna delle Cortes? Per questo bisogna avere un programma agra­rio e bisogna assicurarsi l'accesso alla tribuna parlamentare. Non sono le Cortes che risolveranno la questione della ter­ra: lo sappiamo. È’ necessaria l'iniziativa audace delle masse contadine. Ma, per prendere questa iniziativa, le masse han­no bisogno di un programma e di una direzione. I comunisti hanno bisogno della tribuna delle Cortes per stabilire un legame con le masse. Di qui trarrà origine un'azione che andrà assai oltre quella delle Cortes. È’ qui che si manifesta l'azione della dialettica rivoluzionaria nei confronti del par­lamentarismo.

Come spiegare allora che la direzione dell'Internazionale comunista taccia su questa questione? Unicamente perché è troppo prigioniera del suo passato. Gli staliniani hanno re­spinto troppo rumorosamente la parola d'ordine di una Assemblea costituente per la Cina. Il VI Congresso ha uffi­cialmente stigmatizzato come " opportuniste " le parole d'or­dine di democrazia politica per i paesi coloniali[1]. L'esempio della Spagna, paese incomparabilmente più avanzato della Cina o dell'India, dimostra tutta la inconsistenza delle deci­sioni del VI Congresso. Ma gli staliniani hanno mani e piedi legati. Non avendo il coraggio di invitare a boicottare il parlamentarismo, se ne stanno semplicemente zitti. Muoia la rivoluzione, ma viva la fama di infallibilità dei dirigenti![2].

 

 

 

[1] VI Congresso dell'Internazionale comunista ebbe luogo nell'estate 1928.

[2] II gruppo italiano Prometeo (bordighisti) respinge completamente le pa­role d'ordine democratico-rivoluzionarie per tutti i paesi e tutti i popoli. Questo dottrinarismo da settari, che coincide in pratica con la posizione de­gli staliniani, non ha niente in comune con la posizione dei bolscevico-leninisti. L'Opposizione di sinistra internazionale deve respingere ogni par­venza di responsabilità per  questo infantile estremismo di sinistra. L'espe­rienza recentissima della Spagna dimostra che le parole d'ordine della demo­crazia politica avranno una funzione senza dubbio estremamente importante nella caduta del regime di dittatura fascista in Italia. Entrare nella rivo­luzione spagnola o in quella italiana con il programma di Prometeo, è lo stesso che lanciarsi a nuotare con le mani legate dietro la schiena: il nuota­tore rischia seriamente di affogare [N. d. A].