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La rivoluzione spagnola fu un processo che durò per quasi tutti gli anni ’30. Cominciò nel 1931 per concludersi definitivamente con la vittoria di Franco nel 1939, appoggiato dalla borghesia, dai latifondisti e dalla Chiesa spagnola. La rivoluzione non è un processo lineare ma è fatto di avanzamenti e arretramenti, fino alla prevalenza di una classe su un’altra. E in questo senso l’esperienza spagnola non fu da meno.

Nell’articolo seguente, scritto da Trotskij nella primavera del 1931, l’analisi si sofferma sul ruolo nefasto dello stalinismo. La sconfitta della rivoluzione spagnola rappresenta uno dei più grossi fallimenti della III Internazionale (divenuta con gli anni una caricatura di quella fondata da Lenin nel 1919). La cecità della burocrazia è ben descritta dall’ex comandante dell’Armata Rossa e si potrebbe riassumere nell’espressione “Gente che non ha mai previsto niente, esige dagli altri non dei pronostici marxisti, ma previsioni teosofiche circa il giorno in cui si verificheranno gli avvenimenti e l'andamento che assumeranno; così i malati ignoranti e superstiziosi esigono miracoli dalla medicina”.

La storia della politica estera di Mosca è costellata di svolte e controsvolte. E di conseguenza di dichiarazioni e controdichiarazioni. Se prima i socialisti erano paragonabili ai fascisti, nel giro di qualche anno divenne (secondo gli stalinisti) necessario allearsi con quella parte della borghesia “democratica” per sbarrare la strada alla reazione. Allo stesso tempo, per rimanere concentrati sul testo presente, gli avvenimenti spagnoli all’inizio non vengono considerati come degni di nota. Nel giro di poco si arriva a ritenere maturo il paese non già per la rivoluzione socialista, ma per la rivoluzione operaia-contadina contro i proprietari terrieri. La stessa chiarezza manca nell’atteggiamento da assumere nei confronti delle Cortes. Fu proprio questo il limite principale della burocrazia sovietica: a Mosca non compresero che la rivoluzione era una cosa concreta, e che, qualunque posizione il debole Partito Comunista avesse assunto, si sarebbe dovuto rapportare con la situazione reale. Data la complessità degli avvenimenti era assolutamente nocivo pubblicare roboanti dichiarazioni sulla “Pravda” per poi smentirle nel giro di breve tempo e dichiarare l’esatto contrario di quello sostenuto fino a poco tempo prima.

D’altro canto si evince chiaramente dal testo di Trotskij che “È nel corso della lotta che bisogna procedere alle verifiche e sulla base dei sintomi più diversi. D'altronde, nel corso degli avvenimenti, il ritmo può modificarsi bruscamente”. Proprio gli avvenimenti spagnoli dimostreranno ancora una volta la validità della teoria della rivoluzione permanente che aveva portato i bolscevichi al potere nel 1917. Ancora una volta gli stalinisti ribaltarono i piani. Prendendo una dichiarazione di Lenin del 1905 a proposito della necessità di una dittatura democratico-borghese da parte degli operai e dei contadini per assolvere i compiti appunto democratico-borghesi, gli epigoni arrivarono alla conclusione che in maniera “ipertrofica” il potere borghese si sarebbe trasformato in quello socialista. La verità era esattamente opposta: doveva essere la classe lavoratrice a sconfiggere la classe borghese e assumersi il compito di portare a termine dapprima i compiti “democratici”, per portare a termine poi quelli “socialisti”. Nelle parole di Trotskij “Il passaggio organico, e per evoluzione, dalla democrazia al socialismo è possibile solo sotto la dittatura del proletariato. Ecco l'idea centrale di Lenin.” La creazione di parole d’ordine secondo le esigenze della burocrazia sovietica rimane un errore imperdonabile: a farne le spese sarà purtroppo la classe lavoratrice spagnola che dovrà sopportare per oltre trent’anni la dittatura franchista.