"Giornate di luglio" in prospettiva

In quale misura questo è un pericolo effettivo? In gran­dissima misura. Deriva dalle condizioni intrinseche della rivoluzione stessa, condizioni che conferiscono un carattere particolarmente sinistro alle reticenze e al confusionismo dei capi. La situazione spagnola attuale comporta la possibilità di una nuova esplosione delle masse corrispondente più o meno alle lotte che hanno avuto luogo nel 1917 a Pietrogrado, e sono entrate nella storia con la denominazione di "giornate di luglio"; se queste lotte non hanno portato alla sconfitta della rivoluzione, è stato unicamente perché la po­litica dei bolscevichi era correttamente delineata. È’ indi­spensabile insistere su questa questione così scottante per la Spagna.

Ritroviamo il prototipo delle "giornate di luglio" in tutte le vecchie rivoluzioni (a cominciare dalla grande Rivoluzione francese), rivoluzioni con esiti assai diversi, ma, in generale, sfortunati, spesso catastrofici. È’ una fase da prevedere nel meccanismo di una rivoluzione borghese nella misura in cui la classe che più si sacrifica per il successo della rivoluzione e che in essa ripone maggiori speranze, meno riceve. La legittimità di questo processo è assolutamente chiara. La classe possidente, giunta al potere con la rivoluzione, tende a credere che la rivoluzione abbia cosi assolto alla sua mis­sione e non si preoccupa più di dar prova ai reazionari delle sue buone intenzioni. La borghesia “rivoluzionaria” provoca l'indignazione delle masse popolari, prendendo misure che hanno come scopo il consenso delle classi private del pote­re. Le masse restano deluse assai rapidamente, molto prima che la loro avanguardia abbia avuto il tempo di calmarsi dopo l'ardore della battaglia rivoluzionaria. Coloro che sono alla testa del movimento pensano di poter completare o compensare quello che non hanno fatto prima con suffi­ciente risolutezza, sferrando un nuovo colpo. Di qui lo slan­cio verso una nuova rivoluzione, non preparata, senza pro­gramma, senza riserve, senza riflessione sulle possibili con­seguenze. D'altra parte la borghesia giunta al potere sembra attendere una brutale ondata dal basso per farla finita con il popolo. Questa è la base sociale e psicologica di una semi­rivoluzione complementare che, più di una volta nella sto­ria, è stata il punto di partenza di una controrivoluzione vittoriosa.

Nel 1848 in Francia le "giornate di luglio" vennero nel mese di giugno e assunsero un carattere incomparibilmente più grandioso e più tragico che a Pietrogrado nel 1917. Quelle che furono chiamate le "giornate di giugno" del pro­letariato parigino derivavano con forza irresistibile dalla rivo­luzione di febbraio. Gli operai di Parigi che avevano im­bracciato i fucili in febbraio, non potevano trattenersi dal reagire dinanzi al contrasto esistente tra un programma mi­rabolante e la penosa realtà, contrasto intollerabile, che tutti i giorni li colpiva sia al cuore che al ventre. Il prole­tariato non aveva né un piano prestabilito né un program­ma, né una direzione: cosi le giornate del giugno 1848 ebbero l'aspetto di un riflesso, potente, inevitabile. Gli ope­rai insorti furono schiacciati spietatamente. Cosi i democra­tici sgomberarono il terreno al bonapartismo. Anche la gigantesca esplosione della Comune stava al colpo di stato del settembre 1870 come le giornate di giugno sta­vano alla rivoluzione del febbraio 1848. L'insurrezione del proletariato parigino nel marzo 1871 era meno che mai una questione di calcolo strategico. Era nata da un tragico con­catenarsi degli eventi, completato da una di quelle provo­cazioni in cui la borghesia francese si dimostra cosi inge­gnosa quando la paura stimola il suo odio. Con la Comune di Parigi, il riflesso di protesta del proletariato contro la menzogna della rivoluzione borghese si è elevato al livello di una rivoluzione proletaria, ma per venire schiacciato subito dopo.

Attualmente la rivoluzione che si sta svolgendo, non san­guinosa, pacifica, gloriosa (la serie degli epiteti è sempre la stessa) prepara in Spagna sotto i nostri occhi le sue "gior­nate di giugno", se ci atteniamo al calendario della Francia,

0 le sue "giornate di luglio", se ci richiamiamo alle effe­meridi della Russia. Il governo di Madrid, sguazzando in una terminologia che sembra spesso tradotta dal russo, pro­mette ampie misure contro la disoccupazione e contro la miseria degli agricoltori, ma non osa toccare nessuna delle vecchie piaghe sociali. I socialisti del governo di coalizione aiutano i repubblicani a sabotare i compiti della rivoluzione. Il capo della Catalogna, che è la parte più industrializzata e più rivoluzionaria della Spagna, annuncia nei suoi sermoni l'avvento millenario di una società in cui non ci saranno più nazioni né classi oppresse, ma non alzerebbe un dito per aiutare il popolo a sbarazzarsi effettivamente dalle vec­chie catene più odiose. Macia[1] si nasconde dietro il go­verno di Madrid, il quale, a sua volta, si nasconde dietro l'Assemblea costituente. Come se la vita si fosse fermata nell'attesa di questa Assemblea! E come se non fosse chiaro anticipatamente che le prossime Cortes non saranno che una replica in formato più grande del blocco repubblicano-socia­lista che si preoccupa solo di far restare tutte le cose come erano prima! È’ forse difficile prevedere un febbrile accre­scersi dell'indignazione degli operai e dei contadini? Un distacco tra la marcia delle masse nella rivoluzione e la po­litica delle nuove classi dirigenti - questa sarà l'origine del conflitto insolubile che, nel suo sviluppo ulteriore, farà rovinare la prima rivoluzione, quella d'aprile, o ne provo­cherà un'altra.

Se il Partito bolscevico si fosse ostinato a considerare "inop­portuno" il movimento verificatosi a Pietrogrado nel luglio, se avesse volto le spalle alle masse, la semirivoluzione sareb­be inevitabilmente caduta sotto la direzione frammentaria e non concertata degli anarchici, di avventurieri, di coloro che esprimono solo per caso la rivolta delle masse; e, immersa nel sangue, si sarebbe esaurita in sterili convulsioni. Ma se, al contrario, il partito, postosi alla testa del movi­mento, avesse rinunciato a valutare la situazione nel suo complesso e si fosse lasciato trascinare sulla via delle batta­glie decisive, senza dubbio l'insurrezione si sarebbe svilup­pata audacemente: soldati e contadini, sotto la direzione dei bolscevichi, si sarebbero per qualche tempo impadroniti del potere nel luglio a Pietrogrado; ma cosi non avrebbero fatto che preparare il soffocamento della rivoluzione! Solo grazie a una giusta direzione il Partito bolscevico ha saputo evitare i pericoli fatali che si presentavano sotto due aspetti: le giornate del giugno 1848 oppure quelle vissute dalla Co­mune di Parigi nel 1871. Il colpo inferto alle masse e al partito nel luglio 1917 fu assai sensibile; ma non fu deci­sivo. Le vittime si contarono a decine, ma non a decine di migliaia. La classe operaia usci dalla prova senza essere stata decapitata della sua direzione, senza aver versato troppo sangue. Conservava intatti i suoi quadri di militanti. Questi quadri avevano imparato molto e nell'ottobre dovevano con­durre il proletariato alla vittoria.

Proprio dal punto di vista delle "giornate di luglio" si manifesta l'estrema pericolosità della concezione fittizia di una rivoluzione "transitoria", mitigata, che, come si pre­tende, si imporrebbe per il momento in Spagna.

 

 

 

[1] Macia fu un separatista catalano, presidente della Generalidad della Cata­logna nel 1932.