Che cos'è l’"ipertrofia" di una rivoluzione?

Si, Lenin ha avanzato nel 1905 la formula ipotetica della "dittatura borghese-democratica del proletariato e dei con­tadini". Se esisteva un paese dove ci si sarebbe potuta atten­dere una rivoluzione agraria democratica spontanea antece­dente alla conquista del potere da parte del proletariato, era proprio la Russia, dove la questione agraria dominava tutta la vita nazionale, dove le insurrezioni contadine duravano da decine d'anni, dove esisteva un partito agrario-rivoluzio­nario indipendente con una lunga tradizione e una larga influenza tra le masse. Eppure, neanche in Russia c'è stato posto per una rivoluzione intermedia tra la rivoluzione bor­ghese e la rivoluzione proletaria. Nell'aprile del 1917, Le­nin ripeteva e tornava a ripetere di continuo rivolgendosi a Stalin, a Kamenev e ad altri che restavano attaccati alla vecchia formula bolscevica del 1905: "Non c'è e non ci sarà una 'dittatura democratica' diversa da quella di Miljukov-Tsereteli-Cernov; la dittatura democratica è, per la sua stessa essenza, una dittatura della borghesia sul pro­letariato: solo la dittatura del proletariato può prendere il posto della 'dittatura democratica'". Chiunque inventi for­mule intermedie mitigate è un povero visionario o un ciar­latano. Questa è la conclusione che Lenin ha ricavato dall'e­sperienza viva delle rivoluzioni di febbraio e di ottobre. Noi restiamo integralmente sul piano di questa esperienza e di queste conclusioni[1].

Che cosa significa dunque in Lenin "ipertrofia" della rivo­luzione democratica che diviene rivoluzione socialista? Nien­te affatto quello che credono di intravvedervi gli epigoni e i chiacchieroni tipo professori rossi. Bisogna comprendere che la dittatura del proletariato non coincide affatto in mo­do meccanico con la nozione di rivoluzione socialista. La conquista del potere da parte della classe operaia avviene in un ambiente nazionale determinato, in un periodo deter­minato e per l'assolvimento di compiti determinati. Per le nazioni arretrate, questi compiti immediati hanno un carat­tere democratico: emancipazione di tutta la nazione dalla schiavitù imperialista e rivoluzione agraria, come in Cina; rivoluzione agraria ed emancipazione delle nazionalità op­presse come in Russia. Vediamo ora in Spagna la stessa co­sa, benché in ordine diverso. Lenin diceva persino che il proletariato russo era giunto al potere nell'ottobre 1917 innanzi tutto come agente della rivoluzione democratico-borghese. Il proletariato vincitore ha cominciato col risol­vere problemi democratici e solo a poco a poco, secondo la logica del suo potere, è giunto a prospettarsi i problemi del socialismo: ha cominciato a risolvere seriamente la questione della collettivizzazione dell'economia agraria solo nel decimo anno del suo avvento al potere. È’ questo che Lenin chiamò trasformazione della rivoluzione democratica in rivoluzione socialista. Non è il potere borghese che si trasforma per ipertrofia in potere operaio e contadino e, successivamente, proletario; no, il potere di una classe non si "trasforma" nel potere di un'altra classe, lo si deve strappare con le armi in mano. Ma dopo che la classe operaia ha conquistato il potere, i compiti democratici del regime proletario si esten­dono inevitabilmente sino a divenire compiti socialisti. Il passaggio organico, e per evoluzione, dalla democrazia al socialismo è possibile solo sotto la dittatura del proleta­riato. Ecco l'idea centrale di Lenin. Gli epigoni hanno sna­turato tutto questo, hanno confuso tutto, tutto falsificato e oggi avvelenano con le loro false idee la coscienza del pro­letariato internazionale.

 

 

 

[1] Su queste questioni, le idee di Trotskij furono formulate già all'epoca della prima rivoluzione russa, soprattutto in Bilanci e prospettive. Per le fasi successive, ci limitiamo qui a citare il primo volume della Storia della rivoluzione russa e La rivoluzione permanente