Che cosa sarà la rivoluzione in Spagna?

Dopo l'articolo teorico sopracitato, che sembra essere stato scritto con lo scopo specifico di imbottire i cervelli, dopo vari tentativi per definire la natura di classe della rivolu­zione spagnola, si dice testualmente: "Ammesso [!] tutto questo, sarebbe tuttavia [!] errato caratterizzare la rivoluzione spagnola, sin dalla fase attuale, come una rivoluzione socialista" ("Pravda", 10 maggio). Basta leggere questo pe­riodo per valutare tutta l'analisi. Vediamo, si chiederà il lettore, esiste forse della gente capace di immaginare, senza correre il rischio di essere rinchiusa, che, nella fase attuale, la rivoluzione spagnola possa essere considerata socialista"? Perché mai la "Pravda" ha scoperto che le era assolutamente necessario stabilire questa "distinzione" e per di più in ter­mini cosi moderati, cosi convenzionali: "Ammesso tutto que­sto, sarebbe tuttavia errato..."? Il fatto è che gli epigoni hanno scovato, per loro disgrazia, una frase di Lenin sull’'"ipertrofia" della rivoluzione democratico-borghese che si trasforma in rivoluzione socialista. Non avendo compreso Lenin e avendo dimenticato o adulterato le lezioni della Rivoluzione russa, hanno preso questa idea dell'ipertrofia come base per i più grossolani errori opportunistici. Non si tratta affatto - diciamolo subito - di sottigliezze accade­miche; si tratta di una questione di vita o di morte per la rivoluzione proletaria. Ancora di recente, gli epigoni spe­ravano che la dittatura del Kuomintang trovasse la sua "ipertrofia" in una dittatura operaia e contadina, destinata a trasformarsi in una dittatura socialista del proletariato. E immaginavano - Stalin sviluppava questo tema con acutezza particolare - che da una parte si sarebbero staccati a poco a poco dalla rivoluzione gli "elementi di destra", mentre dal­l'altra l'ala sinistra si sarebbe rafforzata: in ciò avrebbe do­vuto consistere il processo organico di "ipertrofia". Pur­troppo, la splendida teoria di Stalin-Martynov è comple­tamente opposta alla teoria classista di Marx. La natura so­ciale di un regime e di conseguenza la natura di ogni rivo­luzione sono determinate dalla natura della classe che de­tiene il potere. Il potere può passare dalle mani di una classe a quelle di un'altra solo con un colpo di stato rivoluzionario e non con una "ipertrofia" organica. Questa fondamentale verità è stata negata dagli epigoni, prima a proposito della Cina e ora a proposito della Spagna. E vediamo sulla "Prav­da" i principi della scienza infilare i loro berretti e misurare la temperatura di Zamora, chiedendosi se si possa ammet­tere che il processo di "ipertrofia" abbia già portato la rivoluzione spagnola alla fase socialista. E questi ciotti - sia reso onore alla loro sapienza - concludono: no, non si può ancora ammetterlo.

Dopo averci dato un referto sociologico cosi prezioso, la "Pravda" si lancia sul terreno dei pronostici e delle diretti­ve. "In Spagna" dice "la rivoluzione socialista non può es­sere il compito immediato. Il compito immediato [!] con­siste nella rivoluzione operaia-contadina contro i proprietari terrieri e contro la borghesia" ("Pravda", 10 maggio). Che la rivoluzione socialista non sia in Spagna il "compito im­mediato" è incontestabile. Sarebbe però preferibile e più esatto dire che l'insurrezione armata con l'obiettivo della presa del potere da parte del proletariato non è in Spagna un "compito immediato". Perché? Perché l'avanguardia spez­zettata del proletariato non trascina dietro di sé la classe e la classe non trascina ancora dietro di sé le masse conta­dine oppresse. In queste condizioni, la lotta per il potere sarebbe un'azione da avventurieri. Ma che cosa significa allora la frase complementare: "Il compito immediato con­siste in una rivoluzione operaia-contadina contro i proprie­tari terrieri e contro la borghesia"? Ci sarebbe dunque tra l'attuale regime borghese repubblicano e la dittatura del pro­letariato una speciale rivoluzione "operaia-contadina"? E si dovrebbe credere che questa speciale rivoluzione interme­dia, "operaia e contadina", contrariamente a quanto può es­sere la rivoluzione socialista, sia, in Spagna, un "compito immediato"? Si metterebbe quindi all'ordine del giorno una nuova rivoluzione? Con l'insurrezione armata o con un altro mezzo? In che cosa esattamente la rivoluzione operaia-con­tadina "contro i proprietari terrieri e contro la borghesia" si distinguerebbe da una rivoluzione proletaria? Quale com­binazione di classi ne sarebbe alla base? Quale partito do­vrebbe dirigere la prima rivoluzione che si distinguerebbe cosi dalla seconda? Quali sarebbero le differenze di program­ma e di metodo tra queste due rivoluzioni? Cercheremmo invano una risposta a queste domande. Si sono cancellate o imbrogliate le idee, nascondendole dietro il termine "iper­trofia". Qualunque siano le loro reticenze e le loro contrad­dizioni, costoro sognano sempre un'evoluzione della rivolu­zione borghese alla rivoluzione socialista tramite cambia­menti organici successivi definiti con pseudonimi diversi:

Kuomintang, "dittatura democratica", "rivoluzione operaia e contadina", "rivoluzione popolare"; e, in questo processo, il motivo essenziale, quello di una classe che strappa il po­tere a un'altra classe, è impercettibilmente diluito.