Guida alla lettura

Nel gennaio del 1930 il dittatore Primo de Rivera si dimette da primo ministro e consegna la Spagna al re Alfonso VIII, che nomina il generale Berenguer come successore. La crisi del 1929 e il conseguente peggioramento delle condizioni di vita del popolo producono un’ondata di mobilitazioni che non si arresta nemmeno con il nuovo governo. Viene impiegata la guardia civile per fermare le proteste studentesche, alcune università vengono addirittura chiuse. Nelle principali città del paese si svolgono scioperi di massa mentre le campagne continuano a vivere una situazione drammatica e i contadini muoiono di fame. Tra gli strati più bassi della popolazione si diffonde l’idea che l’abbattimento della monarchia possa risollevare le sorti economiche della Spagna. Il 17 agosto del 1930, i socialisti e l'UGT concludono il "Patto di San Sebastiano" con i repubblicani, ma non è nelle loro intenzioni un rovesciamento rivoluzionario del regime, solamente un cambio di forma istituzionale.

 

Trockij scrive l’articolo che segue il 24 gennaio del 1931, fotografando la Spagna pochi mesi prima della proclamazione della repubblica. Prendendo le mosse da un’analisi materialista della storia, spiega come la ricchezza accumulata dalla monarchia con il colonialismo abbia prodotto un ritardo nello sviluppo del mercato capitalista. Il primato della potenza spagnola nel XV-XVI secolo si è trasformato nel suo contrario, riducendo la nazione ad una delle più arretrate d’Europa. La crisi economica e politica spagnola è dunque da caratterizzarsi come il frutto di una debolezza delle vecchie caste feudali, elemento che la rende simile alla Russia zarista e alle forme di dispotismo asiatico più che alle altre nazioni europee.

 

Tale debolezza è causa anche di una mancata unificazione del territorio su basi economiche e culturali omogenee, ragione per cui la Spagna è teatro di varie tendenze nazionaliste. Per lo stesso motivo la classe dominante spagnola ricorre spesso all’esercito e al clero come forze ausiliarie di centralizzazione. La lucidità di questa analisi permette a Trockij di illustrare alcuni processi reazionari che attraverseranno la Spagna negli anni successivi, in particolare il cosiddetto biennio negro e la dittatura franchista. Contemporaneamente gli consente l’elaborazione di un approccio di classe alla questione nazionale, ai movimenti anarco-sindacalisti e nei confronti dei soldati.

 

Nonostante l’arretratezza del capitalismo spagnolo, la nascita di diverse industrie a livello nazionale ha favorito lo sviluppo del proletariato e una sua prima  presa di coscienza. Da marxista, Trockij ritiene che solo la classe lavoratrice possa giocare un ruolo determinante in un processo rivoluzionario e proprio per questo motivo deve farsi carico di istanze e rivendicazioni che non sono strettamente collegate alla rivoluzione socialista: l’instaurazione della repubblica, la riforma agraria, la separazione tra Stato e Chiesa, etc. Parallelamente, Trockij promuove alcune parole d’ordine transitorie che vanno affiancate alle rivendicazioni democratico-borghesi, in particolare la nazionalizzazione delle banche, delle ferrovie e il controllo operaio nelle fabbriche. Nella situazione data, però, manca un elemento decisivo: il partito.