Stalin conferma, a modo suo, la teoria della rivoluzione permanente

osi sul territorio spagnolo due programmi inconciliabili si sono con­trapposti. Da una parte il programma della salvezza ad ogni costo della proprietà privata contro il proletariato e, nella misura del possibile, del­la democrazia contro Franco. Dall'altra, il programma dell'abolizione della proprietà privata con la conquista del potere da parte del proleta­riato. Il primo programma era il programma del capitale che si esprime­va tramite l'aristocrazia operaia, gli strati superiori della piccola borghe­sia e soprattutto la burocrazia sovietica. Il secondo programma traduce­va in termini marxisti le tendenze, non pienamente coscienti, ma pode­rose, del movimento rivoluzionario delle masse. Per disgrazia della rivo­luzione, tra il pugno dei bolscevichi e il proletariato rivoluzionario c'era la paratia controrivoluzionaria del Fronte popolare.

A sua volta la politica del Fronte popolare non è stata affatto deter­minata dal ricatto di Stalin nella sua qualità di fornitore d'armi. Il ricat­to era implicito nelle condizioni interne della rivoluzione stessa. La base sociale della rivoluzione era stata, negli ultimi sei anni, l'offensiva cre­scente delle masse contro la proprietà semifeudale e borghese. È pro­prio la necessità di difendere questa proprietà che ha gettato la borghe­sia nelle braccia di Franco. Il governo repubblicano aveva promesso alla borghesia di difendere la proprietà privata con misure “democratiche”, ma, soprattutto nel luglio '36, aveva fatto completo fallimento. Quan­do la situazione sul fronte della proprietà è diventata ancora più minac­ciosa che sul fronte militare, i democratici di tutti i calibri, compresi gli anarchici, si sono inchinati dinnanzi a Stalin, e quest'ultimo ha trovato nel suo arsenale metodi diversi da quelli di Franco.

Le persecuzioni contro i trotskisti, i militanti del poum, gli anarchici rivoluzionari e i socialisti di sinistra, le calunnie vergognose, i documen­ti falsificati, le torture nelle prigioni staliniane, le pugnalate alla schie­na: senza tutto questo la bandiera borghese - dietro la bandiera repub­blicana - non avrebbe retto due mesi. La GPU si è trovata padrona della situazione solo perché ha difeso più conseguentemente degli altri, cioè con maggiore astuzia e maggiore crudeltà, gli interessi della borghe­sia contro il proletariato.

Nella lotta contro la rivoluzione socialista, il democratico Kerenskij aveva anzitutto cercato un appoggio nella dittatura militare di Kornilov, poi aveva tentato di rientrare a Pietrogrado nei furgoni del generale mo­narchico Krasnov; d'altra parte, i bolscevichi, per condurre sino in fon­do la rivoluzione democratica, si sono visti costretti a rovesciare il go­verno dei ciarlatani e dei chiacchieroni democratici. Con ciò stesso han­no posto fine, en passant, a tutti i tentativi di dittatura militare e fa­scista.

La rivoluzione spagnola dimostra ancora una volta che è impossibile difendere la democrazia contro le masse rivoluzionarie se non con i me­todi della reazione fascista. E, inversamente, è impossibile condurre una vera lotta contro il fascismo se non con i metodi della rivoluzione prole­taria. Stalin ha lottato contro il trotskismo (cioè contro la rivoluzione proletaria) distruggendo la democrazia con misure bonapartiste e con la GPU. Ciò confuta ancora una volta e definitivamente la vecchia teo­ria menscevica di cui il Komintern si è appropriato, teoria che fa della rivoluzione democratica e della rivoluzione socialista due capitoli stori­ci indipendenti e separati nel tempo l'uno dall'altro. L'opera dei carne­fici moscoviti conferma a suo modo la giustezza della teoria della rivolu­zione permanente.