La teoria del Fronte popolare

Sarebbe, tuttavia, ingenuo credere che alla base della politica del Komintem in Spagna vi siano degli “errori” teorici. Lo stalinismo non si basa sulla teoria marxista, né su qualsiasi altra teoria, ma sugli inte­ressi empirici della burocrazia sovietica. Tra di loro, i cinici di Mosca se ne ridono della “filosofia” del fronte popolare alla Dimitrov. Ma, per in­gannare le masse, hanno a disposizione numerosi propagandisti di que­sta formula sacrosanta, sinceri o in mala fede, ingenui o ciarlatani. Louis Fischer1 con la sua ignoranza e la sua sufficienza, con il suo spirito di ragionatore provinciale, organicamente sordo alla rivoluzione, è il rap­presentante più disgustoso di questa confraternita cosi poco attraente. “L'unione delle forze progressiste” — “Il trionfo delle idee del fronte popolare” - “Gli attentati dei trotskisti all'unità delle file antifasci­ste”... Chi crederebbe che il Manifesto Comunista sia stato scritto no­vant’anni fa?

In fondo, i teorici del fronte popolare non vanno oltre la prima ope­razione dell'aritmetica, cioè l'addizione: la somma dei comunisti, dei socialisti, degli anarchici e dei liberali è maggiore di ciascuno dei termi­ni che la compongono. Ma l'aritmetica non basta in questa storia. Ci vuole almeno la meccanica: la legge del parallelogramma delle forze vale anche in politica. La risultante, come è noto, è tanto minore quanto più divergono le forze componenti. Quando degli alleati politici tirano in direzioni opposte, la risultante è zero. Il blocco dei diversi gruppi poli­tici della classe operaia è assolutamente necessario per assolvere compi­ti comuni. In certe circostanze storiche, un tale blocco è in grado di atti­rare a sé le masse piccolo-borghesi oppresse, i cui interessi sono vicini a quelli del proletariato e la forza comune in un tale blocco può essere maggiore della risultante delle forze componenti. Al contrario, l'allean­za tra proletariato e borghesia, i cui interessi, nelle questioni fondamen­tali, divergono attualmente di 180 gradi, non può, come regola genera­le, che paralizzare la forza rivoluzionaria del proletariato.

La guerra civile, in cui la pura forza materiale conta poco, esige da coloro che vi prendono parte un elevato spirito di sacrificio. Gli operai e i contadini possono garantire la vittoria solo se lottano per la loro emancipazione. Subordinarli, in queste condizioni, alla direzione della borghesia, significa condannarli in partenza alla sconfitta nella guerra civile.

Queste verità non sono affatto il frutto di un'analisi puramente teo­rica. Al contrario, rappresentano la conclusione incontestabile di tutta l'esperienza storica a partire almeno dal 1848. La storia moderna delle società borghesi è piena di fronti popolari di ogni genere, cioè delle più disparate combinazioni politiche intese a ingannare i lavoratori. La espe­rienza spagnola non è che un nuovo tragico anello di questa catena di crimini e di tradimenti.


 

1 Louis Fischer, giornalista americano, ha vissuto a lungo nell'Urss, dove ha avuto relazioni con dirigenti rivoluzionari, tra cui soprattutto Radek. È stato favorevole a Stalin per un lungo periodo, assumendo successivamente posizioni antisovietiche. Autore, tra l'altro, di I soviet nella politica mondiale e di una biografia di Lenin. In Spagna ha soggiornato tra il 1936 e il 1939, collaborando all'organizzazione delle brigate internazionali.