Teoria della miseria progressiva

"Accumulo di ricchezze a un polo" scriveva Marx sessant'anni prima di Sombart "significa dunque nello stesso tempo accumulo di miseria, di lavoro abbrutente, schiavitù, ignoranza, brutalità, degrada­zione mentale all'altro polo, cioè dalla parte della classe che crea il suo prodotto sotto forma di capitale". Questa tesi di Marx, nota come Teoria dell'impoverimento progressivo, è stata fatta oggetto di attacchi costanti da parte dei riformisti democratici e socialdemocratici spe­cialmente nel periodo 1896-1914, quando il capitalismo si sviluppava rapidamente e faceva certe concessioni ai lavoratori, soprattutto a quelli degli strati superiori. Dopo la guerra 1914-' 18, allorché la bor­ghesia, spaventata dai suoi stessi delitti e dalla Rivoluzione d'Ottobre, si buttò con gran rumore pubblicitario nelle riforme sociali, il cui valo­re fu del resto contemporaneamente annullato dall'inflazione e dalla disoccupazione, la teoria della trasformazione progressiva della società capitalistica parve ai riformisti e ai professori borghesi piena­mente provata. "Il potere d'acquisto del lavoro salariato" ci assicurò Sombart nel 1928 "è aumentato in ragione diretta dell'espansione della produzione capitalistica".

In realtà, la contraddizione economica fra proletariato e borghesia si aggravò nel periodo più prospero di sviluppo capitalistico, quando l'aumentato tenore di vita di certi strati operai, talvolta anche estesi, nascose la diminuita partecipazione del proletariato al reddito nazio­nale. Così, già sulla soglia della grande crisi, la produzione industria­le degli Stati Uniti aumentò del 50 per cento fra il 1920 e il 1930, men­tre la somma totale pagata in salari salì solo del 30 per cento: il che significa una terribile diminuzione della partecipazione operaia al red­dito nazionale. Nel 1930 ebbe inizio il fenomeno, di pessimo augurio, di una crescente disoccupazione, e nel 1933 un sussidio più o meno sistematico ai disoccupati, garantì loro sotto forma di aiuti non più della metà di ciò che avevano perduto sotto forma di salario. L'illusione dell'ininterrotto "progresso" di tutte le classi era svanita senza lasciar traccia. Il relativo declino del tenor di vita delle masse era stato superato da un declino assoluto. I lavoratori cominciano a economizzare sui loro modesti svaghi, quindi sugli abiti, infine sul vitto. Articoli e prodotti di qualità mediocre sono sostituiti da altri sca­denti e questi da altri ancor più scadenti, i sindacati cominciano ad assomigliare all'uomo che si attacca disperatamente al corrimano mentre scende con un ascensore che cala rapidissimo.

Con il 6 per cento della popolazione mondiale, gli Stati Uniti deten­gono il 40 per cento della ricchezza del mondo. Pure, un terzo della nazione, come lo stesso Roosevelt ammette, è denutrito, inadeguata­mente vestito e vive in condizioni subumane. Che cosa bisognerà dire allora dei paesi meno privilegiati? La storia del mondo capitalistico dopo la guerra 1914-'18 conferma inconfutabilmente la teoria della miseria progressiva.

Il regime fascista, che porta semplicemente all'estremo limite il declino e la reazione impliciti in ogni capitalismo imperialista, diven­ne indispensabile, quando la degenerazione del capitalismo annullò ogni possibilità d'illusioni su un miglioramento del tenore di vita del proletariato. La dittatura fascista significa l'aperto riconoscimento della tendenza all'impoverimento che le più ricche democrazie impe­rialiste cercano ancora di nascondere. Mussolini e Hitler perseguitano il marxismo con tanto odio proprio perché il loro regime è la più orren­da conferma dell'analisi marxista. Il mondo civile s'indignò, o finse d'indignarsi, quando Goering, con quel tono tra il carnefice e il buffo­ne che gli è peculiare, dichiarò essere i cannoni più importanti del burro, o quando Cagliostro-Casanova-Mussolini consigliò ai lavorato­ri italiani di imparare a stringersi ben bene la cintura sulle loro cami­cie nere. Ma non avviene sostanzialmente la stessa cosa nelle demo­crazie imperialiste? Per ogni dove il burro serve ormai a ingrassare i cannoni. I lavoratori di Francia, Inghilterra e Stati Uniti imparano a stringere la cinghia senza avere la camicia nera.