Ritorno al passato

Non si può che essere d'accordo col prof. Lewis W. Douglas, ex Direttore del Bilancio nell'amministrazione Roosevelt, quando con­danna il governo che "mentre attacca il monopolio in un campo, pro­muove il monopolio in molti altri". Pure, è nella natura delle cose e non può essere diversamente. Secondo Marx, il governo è il comitato esecutivo della classe dominante. Oggi i monopolisti rappresentano la sezione più forte della classe dominante. Nessun governo è in grado di combattere il monopolio in generale, cioè contro la classe per la volontà della quale governa. Mentre attacca un aspetto del monopolio, è obbligato a cercare un alleato nelle altre facce del monopolio. D'accordo con le banche e l'industria leggera può vibrare ogni tanto un colpo contro i trusts dell'industria pesante, che, incidentalmente, non cessano di guadagnare profitti fantastici proprio a causa di ciò.

Lewis Douglas non contrappone la scienza all'ipocrisia ufficiale, ma solo un'altra specie d'ipocrisia. Egli vede la fonte dei monopoli non nel capitalismo ma nel protezionismo e, conseguentemente, sco­pre la salvezza della società non nell'abolizione della proprietà priva­ta dei mezzi di produzione ma nella riduzione delle tariffe doganali. "Se non si tornerà alla libertà dei mercati", egli predica, "è dubbio che la libertà di tutte le istituzioni, d'iniziativa privata, di parola, educa­zione, religione, possa sopravvivere". In altre parole, la democrazia, non restaurando la libertà dei traffici internazionali, ovunque e nei limiti in cui sia ancora potuta sopravvivere, deve cedere o a una ditta­tura rivoluzionaria o a una dittatura fascista. Ma la libertà dei traffici internazionali è inconcepibile senza liberi commerci interni, cioè, senza concorrenza. E la libertà di concorrenza è inconcepibile sotto il dominio dei monopoli. Purtroppo, il signor Douglas, come il signor Ickes, come il signor Jackson, come il signor Cummings e il signor Roosevelt stesso, non s'è preso il disturbo di iniziarci alla sua propria ricetta contro il capitalismo monopolistico e pertanto contro una rivo­luzione o un regime totalitario.

La libertà di commercio, come la libera concorrenza, come la prosperità della classe media appartengono all'irrevocabile passato. Tornare indietro è oggi la sola cura dei riformatori democratici del capitalismo: ridare più "libertà" a piccoli e medi industriali e finanzieri, cambiar sistema monetario e creditizio in loro favore, liberare il mercato dalla minaccia dispotica del trust, eliminare gli speculatori professionali dalla borsa, ripristinare liberi traffici internazionali, e così via all'in­finito. I riformatori vagheggiano perfino di limitare l'uso delle macchi­ne e sottoporre la tecnica a una sorta di proscrizione, dato che la stessa tecnica turba l'equilibrio sociale ed è causa di molte preoccupazioni.