La decadenza del capitalismo

Per quanto caro possa essere costato alla società il controllo dei mercati, il genere umano fino a una certa fase, approssimativamente fino alla (prima) guerra mondiale, si è accresciuto e arricchito attra­verso crisi ora parziali ora generali. La proprietà privata dei mezzi di produzione continuò ad essere in quell'epoca un elemento di relativo progresso. Ma ora il cieco controllo da parte della legge del valore si rifiuta di prestare ulteriori servizi. Il progresso umano s'è cacciato in un vicolo cieco. Nonostante i trionfi recentissimi della tecnica, le forze materiali di produzione hanno cessato di accrescersi. Il più chiaro sin­tomo del declino è il ristagno mondiale dell'industria edile, dovuto alla cessazione di nuovi investimenti nelle branche fondamentali del­l'economia. I capitalisti non sono semplicemente più in grado di cre­dere nell'avvenire del loro sistema. Costruzioni promosse dal governo significano aumento di tasse e contrazione del reddito nazionale, soprattutto se la maggior parte delle nuove costruzioni governative sia direttamente volta a fini bellici.

Il marasma ha acquisito un carattere particolarmente degradante nella più antica sfera dell'attività umana, la più intimamente legata alle fondamentali necessità di vita dell'uomo: l'agricoltura. Non più soddisfatti degli ostacoli che la proprietà privata nella sua forma più reazionaria, quella della piccola proprietà fondiaria, pone allo sviluppo dell'agricoltura, i governi capitalistici si vedono spesso indotti a limitare artificialmente la produzione mediante misure statutarie e amministrative che avrebbero spaventato gli artigiani delle corporazioni al tempo del loro declino. La storia registrerà che il governo del più potente paese capitalista concesse premi agli agricoltori che riducessero le loro colture, cioè che riducessero artificialmente il già declinante reddito nazionale. I risultati parlano da sé: nonostante grandiose possibilità produtti­ve, date dall'esperienza e dalla scienza, l'economia agricola non riesce a venire a galla da una crisi impanatasi nella putredine, mentre il nume­ro degli affamati, la preponderante maggioranza del genere umano, continua ad accrescersi più rapidamente della popolazione del nostro pianeta. I conservatori considerano politica sensata difendere un ordine sociale che s'è ridotto a così deleteria follia, e condannano la lotta socialista contro tale follia come deleterio sogno utopistico.