Inevitabilità della rivoluzione socialista

Il programma della "tecnocrazia", che fiorì nel periodo della grande crisi del 1929-32, si fondava sulla giusta premessa che l'economia può essere razionalizzata solo mediante l'unione della tecnica al suo culmine scientifico con il governo a servizio della società. Una tale unione è possibile, purché tecnica e governo siano affrancati dalla schiavitù della proprietà privata. È qui che comincia il grande compito rivoluzionario. Per liberare la tecnica dalla cricca degli interessi privati e porre il governo a servizio della società è necessario "espropriare gli espropriatori", Solo una classe potente, tesa alla propria liberazione e avversa agli espropriatori monopolisti, può compiere questa impresa. Solo in unione con un governo proletario il settore specializzato dei tecnici può erigere una economia realmente socialista e nazionale, cioè un'economia socialista. Sarebbe meglio, naturalmente, raggiungere questa meta con metodi tranquilli, graduali, democratici. Ma l'ordine sociale che sopravvive a se stesso non fa mai luogo al suo successore senza resistenza. Se, ai suoi tempi, la democrazia giovane e nel fiore delle proprie forze si rivelò incapace d'impedire alla pluto­crazia la conquista della ricchezza e del potere, è possibile sperare che una democrazia senile e devastata si dimostri capace di trasformare un ordine sociale fondato sul dominio incontrastato di sessanta famiglie? Teoria e storia insegnano che l'avvento di regimi sociali presuppone la forma più alta della lotta di classe: la rivoluzione. Anche lo schiavismo non poté essere abolito negli Stati Uniti senza una guerra civile. 'La forza è l'ostetrica d'ogni vecchia società che debba partorirne una nuova". Nessuno ha finora potuto confutare Marx su questo fonda­mentale principio di sociologia della società classista. Solo una rivo­luzione socialista può aprire la strada al socialismo.