Il metodo marxista

Definita la scienza come strumento di conoscenza dei fenomeni obiettivi della natura, l'uomo ha cercato ostinatamente di escludersi dalla scienza, riservandosi privilegi speciali sotto specie di pretesi rapporti con forze trascendenti (religione) o con eterni principi morali (idealismo). Marx ha tolto all'uomo, una volta per tutte, questi odiosi privilegi, considerandolo un anello naturale nel processo evolutivo della natura materiale e considerando la società umana l'organizzazione della produzione e della distribuzione, e il capitalismo una fase nello sviluppo della società umana. Non era scopo di Marx scoprire le "leggi eterne" dell'economia. Egli negava l'esistenza di tali leggi. La storia dello sviluppo della società umana è la storia della successione di vari sistemi economici, ognuno operante in armonia con le sue proprie leggi. Il passaggio dall'uno all'altro sistema è stato sempre determinato dall'accrescersi delle forze di produzione, vale a dire la tecnica e l'organizzazione del lavoro. Fino a un certo punto, i mutamenti sociali hanno carattere quantitativo e non alterano le fondamenta della società: le forme prevalenti di proprietà. Ma si giunge a un momento in cui le forze di produzione, maturatesi, non possono più contenersi entro le vecchie forme della proprietà; ne segue un mutamento radicale nell'ordine sociale, accompagnato da urti violenti. La comune primitiva fu o spossessata o superata dallo schiavismo; alla schiavitù seguì la servitù della gleba con le sue sovrastrutture feudali; lo sviluppo commerciale delle città portò l'Europa nel sedicesimo secolo all'ordine capitalistico, che attraversò poi diverse fasi. Nel suo Capitale Marx non studia l'economia in generale, ma l'economia capitalistica, che ha le sue leggi specifiche. Solo di passaggio egli fa cenno ad altri sistemi economici, per chiarire le particolarità del capitalismo. L'economia autosufficiente della primitiva famiglia contadina non ha bisogno di una "economia politica", perché la dominano da una parte le forze della natura e dall'altra le forze della tradizione. L'economia naturale autosufficiente dei Greci o dei Romani, fondata sulla mano d'opera degli schiavi, era dominata dalla volontà del proprietario di schiavi, il cui "piano" a sua volta era direttamente detcrminato dalle leggi della natura e della consuetudine. La stessa cosa potrebbe dirsi dello stato medievale con i suoi servi della gleba. In lutti questi casi, i rapporti economici erano chiari e trasparenti nella loro primitiva crudezza. Ma il caso della società contemporanea è comple­tamente diverso. Essa ha distrutto gli antichi nessi a se stanti e i siste­mi ereditari di lavoro. I nuovi rapporti economici hanno legato tra loro città e villaggi, province e nazioni. La divisione del lavoro comprende ormai tutto il pianeta. Distrutte tradizione e consuetudine, questi lega­mi non si sono connessi tra loro secondo un piano definito, ma piutto­sto al di fuori della coscienza e della previsione umane. L'interdipen­denza di uomini, gruppi, classi, nazioni, derivante dalla divisione del lavoro, non è diretta da nessuno. Gli uomini lavorano gli uni per gli altri senza conoscersi, senza informarsi delle loro reciproche necessità, nella speranza, quando non addirittura con la certezza che i loro rap­porti in un modo o nell'altro si regoleranno da sé. E ogni tanto lo fanno, o piuttosto tendevano a farlo. È assolutamente impossibile cer­care le cause delle fasi della società capitalista nella coscienza sogget­tiva, nelle intenzioni o progetti dei suoi membri. Le leggi obiettive del capitalismo furono formulate prima che la scienza cominciasse a pen­sarci seriamente. Finora la stragrande maggioranza degli uomini non sa nulla delle leggi che governano l'economia capitalista. Tutta la forza del metodo marxista sta nel suo affrontare i fenomeni economici non dal punto di vista oggettivo di certe persone, ma da quello obietti­vo dello sviluppo della società come un tutto, così come uno studioso di scienze sperimentali si pone a considerare un alveare o un formicaio.

Per la scienza economica il valore decisivo è dato da ciò che gli uomini fanno e come lo fanno, non da ciò che essi pensano delle loro proprie azioni. Alla base della società non stanno la religione e la morale, ma la natura e il lavoro. Il metodo di Marx è materialista perché procede dall'esistenza alla coscienza e non in senso opposto. Il metodo di Marx è dialettico, perché considera la società e la natura in fase evolutiva, e l'evoluzione stessa la lotta costante di forze contrapposte.