Concorrenza e monopolio

I rapporti tra i capitalisti, che sfruttano i lavoratori, sono determinati dalla concorrenza, che da tempo s'è affermata come fonte principale del progresso capitalistico. Le grandi aziende godono di vantaggi tecnici, finanziari, organizzativi, economici e, elemento importante, politici sulle aziende minori. Il maggior accumulo di capitali, potendo sfruttare un maggior numero di lavoratori, esce inevitabilmente vitto­rioso dalla gara. Questa è la base inalterabile del processo di accentra­mento e di centralizzazione del capitale.

Pur stimolando il progressivo sviluppo della tecnica, la concorren­za consuma non solo gli strati intermedi, ma anche se stessa. Sui cada­veri e i semicadaveri dei piccoli e medi capitalisti si leva un numero sempre più esiguo di sempre più potenti supersignori del danaro. Così, dall'onesta, democratica, progressiva concorrenza emerge irrevocabilmente il nocivo, parassitario, reazionario monopolio. Il suo domi­nio cominciò ad affermarsi dopo il 1880, assumendo una forma defi­nita agli inizi del nostro secolo. Oggi la vittoria del monopolio è aper­tamente riconosciuta dagli esponenti ufficiali della società borghese[1]. Tuttavia, quando nel corso della sua prognosi Marx aveva concluso che il monopolio era implicito nelle tendenze del capitalismo, il mondo borghese considerava la concorrenza come una legge eterna della natura.

L'eliminazione della concorrenza da parte del monopolio segna l'i­nizio della disintegrazione della società capitalistica. La concorrenza era stata la fonte animatrice del capitalismo e la giustificazione stori­ca del capitalista. Parimenti, l'eliminazione della concorrenza segna la trasformazione degli azionisti in parassiti sociali. La concorrenza doveva avere certe libertà, un'atmosfera liberale, un regime democra­tico e un cosmopolitismo commerciale. Al monopolio occorrono un governo il più autoritario possibile, barriere doganali, "sue proprie" fonti di materie prime e vasto gioco di mercati (colonie). L'ultima parola nella disintegrazione del capitale monopolistico è il fascismo.


[1] La concorrenza come forza moderatrice, lamenta l'ex Procuratore Generale degli Stati Uniti, Mr. Homer S. Cummings, viene gradualmente eliminata e in vasti settori essa non è più che il "pallido ricordo di condizioni che hanno cessato di essere".