Relatività della “maturità”

La vittoria dell’ottobre è stata una valida prova di “maturità” del proletariato. Ma questa maturità è relativa. Pochi anni dopo, quello stesso proletariato ha permesso che la rivoluzione fosse strangolata da una burocrazia scaturita delle sue stesse fila. La vittoria non è affatto il frutto maturo della “maturità” del proletariato. La vittoria è un compito strategico. È necessario sfruttare le condizioni propizie di una crisi rivoluzionaria per mobilitare le masse: partendo dal livello dato della loro “maturità”, bisogna spingerle avanti, far capire loro che il nemico non è affatto onnipotente, che è lacerato da contraddizioni, che dietro l’imponente facciata regna il panico. Se i bolscevichi non avessero fatto questo lavoro non si sarebbe nemmeno potuto parlare della rivoluzione proletaria. I soviet sarebbero stati schiacciati dalla controrivoluzione, e i sapientoni di tutti i paesi avrebbero scritto articoli e libri sul leit-motiv che solo dei visionari senza legami con la realtà potevano sognare in Russia una dittatura del proletariato, così esiguo numericamente e così immaturo.