Que Faire? Spiega

Cominciamo con una citazione testuale tratta da una recensione [in Que faire?] dell’opuscolo “La Spagna tradita” del compagno Casanova:

Perché la rivoluzione spagnola è stata schiacciata? “Perché – risponde l’autore – il partito comunista ha condotto una politica errata, che è stata purtroppo seguita dalle masse rivoluzionarie”. Ma, per tutti i diavoli, perché le masse rivoluzionarie che avevano abbandonato i loro vecchi dirigenti, si sono inchinate dinanzi alla bandiera del partito comunista? “Perché non esisteva un autentico partito rivoluzionario”. Ci viene offerta una tautologia pura. Una politica erronea delle masse, un partito immaturo, o esprimono determinate condizioni delle forze  sociali (immaturità della classe operaia, mancanza d’indipendenza dei contadini), che vanno spiegate partendo dai fatti presentati anche dallo stesso Casanova – oppure vengono concepiti come prodotto dell’azione di alcuni individui o gruppi di individui malvagi e astuti, azioni che si contrappongono agli sforzi degli “elementi sinceri”, i soli capaci di salvare la rivoluzione. Dopo aver imboccato come per caso la prima via, quella marxista, Casanova si sposta sulla seconda, portandoci così nel campo della demonologia: il criminale responsabile delle sconfitte è il diavolo in campo, Stalin, col concorso degli anarchici e di tutti gli altri diavoli minori, e purtroppo il dio dei rivoluzionari non ha mandato in Spagna un Lenin o un Trotskij, come aveva fatto per la Russia del 1917.

Ne deriva la conclusione: “Questo succede quando si vogliono a tutti i costi costringere i fatti nel quadro di un’ortodossia ossificata”. Questa alterigia teorica è tanto più significativa, perché è difficile immaginarsi come si possano inserire in così poche righe tante banalità, volgarità ed errori, specificatamente del tipo filisteo conservatore.

L’autore della citazione si esime dal fornire qualsiasi spiegazione della sconfitta della rivoluzione spagnola: indica solo la necessità di profonde spiegazioni, del tipo “le condizioni delle forze sociali”. Questo rifiuto di ogni spiegazioni non è casuale. Codesti critici del bolscevismo sono tutti dei vigliacchi sul piano teorico, per il semplice motivo che non hanno niente di solido sotto i piedi. Per non rivelare la propria bancarotta, fanno giochi di prestigio con i fatti e giocherellano con le opinioni altrui. Si limitano ad illusioni e mezze frasi, quasi non avessero il tempo di mostrare tutta la loro sapienza. In realtà, di sapienza non ne hanno proprio niente. La loro alterigia è fatta di ciarlataneria intellettuale.

Analizziamo passo per passo le allusioni e i pensieri appena abbozzati del nostro autore. A suo parere, una politica sbagliata delle masse si può spiegare soltanto come “manifestazioni di certe condizioni delle forze sociali”, ossia dell’immaturità del proletariato e della non indipendenza dei contadini. Ad andare in cerca di tautologie, non se ne potrebbe trovare una più insulsa. Una “politica sbagliata delle masse” si spiega con l’”immaturità delle masse”. Ma cos’è l’”immaturità delle masse”? Evidentemente, la loro predisposizione a seguire una politica sbagliata. In che cosa consiste questa politica sbagliata, chi ne sia l’artefice – le masse oppure i dirigenti – questo il nostro autore lo passa sotto silenzio. Giovandosi di una tautologia, scarica la responsabilità sulle masse. Questo classico trucco di tutti i traditori e i disertori, e dei loro avvocati difensori, è specialmente ripugnante nei confronti del proletariato spagnolo.