Perché è stato sconfitto il proletariato spagnolo (questioni di teoria marxista)

La misura di quanto il movimento operaio sia stato rigettato all’indietro, si può valutare non solo in base alla situazione delle organizzazioni di massa, ma anche in base ai raggruppamenti ideologici, e alla ricerca teorica cui si sono dedicate molteplici formazioni. A Parigi si pubblica una rivista, “Que faire?”, che per qualche suo motivo si reputa marxista, pur restando nell’ambito dell’empirismo degli intellettuali borghesi e di questi operai isolati che hanno assimilato tutti i vizi degli intellettuali.

Come tutti i gruppi privi di fondamenta scientifiche, senza programma e tradizioni, questa rivistina ha cercato di aggrapparsi alle sottane del POUM – il quale sembrava aprire la via più breve alle masse e alla vittoria. Ma il risultato di questi legami con la rivoluzione spagnola risulta del tutto inaspettato, in un primo momento: invece di andare avanti, la rivista è andata indietro. In realtà, il fatto rientra pienamente nella natura delle cose. Le contraddizioni tra il conservatorismo della piccola borghesia e le esigenze della rivoluzione proletaria si sono sviluppate fino in fondo. È del tutto naturale che i difensori e gli interpreti della politica del POUM si trovino respinti molto indietro, tanto in campo politico, che teorico.

La rivista “Que faire?” non ha alcuna importanza in sé e per sé. Ma riveste un interesse come sintomo. È perciò riteniamo utile trattare le valutazioni di questo giornale circa le cause della sconfitta della rivoluzione spagnola, nella misura in cui tali valutazioni evidenziando in modo grafico i tratti principali prevalenti oggigiorno nell’ala di sinistra dello pseudo-marxismo.