La repressione della rivoluzione spagnola

Il proletariato spagnolo è caduto vittima di una coalizione composta da imperialisti, repubblicani spagnoli, socialisti, anarchici, stalinisti e, sul fianco sinistro. il POUM. Tutti costoro hanno paralizzato la rivoluzione socialista che il proletariato spagnolo aveva realmente cominciato ad attuare. Non è facile liquidare la rivoluzione socialista. Nessuno finora ha trovato metodi diversi dalla repressione spietata, dal massacro dell’avanguardia, dall’assassinio dei dirigenti, etc. Certo il POUM non voleva tutto questo. Voleva da un lato partecipare al governo repubblicano, ed entrare come opposizione leale e pacifica, nel blocco dei partiti al governo; dall’altro lato, desiderava conservare rapporti amichevoli fra compagni, mentre si stava scatenando una guerra civile implacabile. Per questo motivo il POUM è caduto vittima delle contraddizioni della propria politica. La politica più conseguente nel blocco dirigente è stata quella degli stalinisti: sono stati l’avanguardia militare della controrivoluzione borghese repubblicana. Volevano eliminare la necessità del fascismo, provando alla borghesia spagnola e mondiale che loro stessi erano capaci di strangolare la rivoluzione proletaria sotto la bandiera della “democrazia”. Era questa l’essenza della loro politica. I bancarottieri del Fronte popolare spagnolo adesso cercano di far ricadere la colpa sulla GPU. Ritengo che non possiamo essere sospettati di indulgenza verso i criminali della GPU. Ma vediamo chiaramente e lo diciamo agli operai, che la GPU in questa occasione ha agito soltanto come distaccamento più risoluto al servizio del Fronte popolare. È stata questa la forza della GPU. È stato questo il ruolo storico di Stalin. Solo dei filistei ignoranti possono mettere da parte tutto ciò e fare delle battute imbecilli su Lucifero, il principe dei demoni.

Questi signori non si preoccupano nemmeno della questione del carattere sociale della rivoluzione. I lacchè di Mosca, a beneficio dell’Inghilterra e della Francia, hanno proclamato che la rivoluzione spagnola era borghese, e su questa frode hanno eretto la politica traditrice del Fronte popolare, una politica che sarebbe stata completamente false anche se la rivoluzione spagnola fosse stata davvero borghese; ma fin dall’inizio la rivoluzione manifestò il proprio carattere proletario assai più chiaramente che non la rivoluzione del 1917 in Russia. Oggi alla direzione del POUM si trovano dei signori che ritengono che la politica di Andrès Nin fosse troppo “di sinistra”, e che la sola cosa giusta sarebbe stata rimanere l’ala sinistra del Fronte popolare. La vera disgrazia fu che Nin, coprendosi con l’autorità di Lenin e della rivoluzione d’ottobre, non volle rompere col Fronte popolare. Victor Serge, che ha premura di compromettersi con un atteggiamento leggero nei confronti delle questioni serie, scrive che Nin non si volle sottomettere agli ordini di Oslo o di Coyoacàn. Ma è possibile che una persona seria riduca a squallide battute il problema della natura di classe della rivoluzione? I sapientoni del Que Faire? Non hanno alcuna risposta da dare a questa questione, anzi non capiscono nemmeno la domanda. Che importa infatti che il proletariato “ancora immaturo” abbia costituito i propri organi di potere, si sia impossessato delle fabbriche, abbia cercato di regolamentare la produzione, mentre il POUM cercava non tutte le sue forze di evitare la rottura con gli anarchici borghesi, i quali in alleanza con i borghesi repubblicani e coi meno borghesi socialisti e stalinisti, hanno assaltato e strangolato la rivoluziona proletaria?

Simili “inezie” evidentemente sono di elusivo interesse dei rappresentanti dell’ “ortodossia ossificata”. I sapientoni di Que faire? Invece possiedono un apparecchio speciale che misura la maturità del proletariato e i rapporti di forza, indipendentemente da tutte le questioni di strategia rivoluzionaria.