Il ruolo della personalità

Il nostro autore sostituisce un determinismo meccanicistico all’azione dialettica del processo storico. Di qui le facili ironie sul ruolo degli individui, buoni e cattivi. La storia è un processo di lotta di classe, ma le classi non gettano tutto il loro peso sul piatto della bilancia in maniera automatica e simultaneamente. Nel processo della lotta di classe, e classi formano diversi organi che svolgono un ruolo rilevante e indipendente, e sono soggetti a deformazioni. E su questo si basa anche la funzione della personalità nella storia. Certo, ci sono grandi cause obbiettive che hanno prodotto il potere autocratico di Hitler, ma soltanto degli sciocchi pedanti del “determinismo” possono negare oggi l’enorme ruolo storico giocato da Hitler. L’arrivo di Lenin a Pietrogrado il 3 aprile 1917 modificò al tempo giusto l’orientamento del partito bolscevico, e gli consentì di condurre alla vittoria la rivoluzione. I nostri sapientoni potrebbero dire che se Lenin fosse morto all’estero all’inizio del 1917 la rivoluzione d’ottobre si sarebbe prodotta “esattamente allo stesso modo”. Ma non è vero: Lenin rappresentava uno degli elementi viventi del processo storico. Impersonava l’esperienza e la perspicacia del settore più attivo del proletariato. La sua apparizione tempestiva sulla scena della rivoluzione era necessaria a mobilitare l’avanguardia e darle la possibilità di conquistare la classe operaia e le masse contadine. La direzione politica, nei momenti cruciali delle svolte storiche, può diventare un fattore tanto decisivo quanto la funzione di comando supremo nei momenti critici di una guerra. La storia non è un processo automatico. Altrimenti, perché dei dirigenti? Perché dei programmi? Perché tante lotte teoriche?