Guida alla lettura

Si tratta forse di uno dei testi di Lenin più pubblicati e contemporaneamente più sottovalutati, scritto nel 1917. A sei mesi dal suo inizio, la rivoluzione si dibatte ancora nella contraddizione principale: il cambio delle forme politiche, con il passaggio dalla monarchia alla repubblica, non cambia la sostanza dei rapporti economici e sociali. Al fronte si continua a morire e nelle retrovie a patire la carestia. I lavoratori russi sperimentano per la prima volta questa verità: i capitalisti continuano ad esercitare nella repubblica il pieno controllo, in forma più subdola ma anche più efficace. E Lenin parte dal tema del controllo sociale, per sviluppare una propaganda che parta dalle minime esigenze vitali delle masse per giungere alla necessità della presa del potere. Chiave di questo controllo è la nazionalizzazione delle Banche: misura che di per sé non implica anche l'espropriazione dei capitali contenuti in tali Banche. Chi ha soldi in una Banca vede semplicemente cambiare il proprietario della Banca senza perdere nulla. Ma allora, perchè i capitalisti vi si oppongono come il peggiore dei mali possibili? Il proletariato è l'unica classe a poter portare avanti una nazionalizzazione delle Banche per porle sotto il controllo della società: una misura che ancora prima che beneficiare direttamente i lavoratori, i quali in fondo accedono al credito in misura limitata, avvantaggia direttamente la piccola e media borghesia. La nazionalizzazione delle Banche, quindi, si rivela un mezzo fondamentale per creare e cementare un blocco sociale, un ponte lanciato dal proletariato verso la piccola borghesia. Tutto il programma bolscevico è "operaio" ma nel senso lato: sono gli operai a mostrare una via d'uscita alla maggioranza della popolazione dalla "catastrofe imminente".