La dialettica

Marx ed Engels consideravano la dialettica hegeliana come la più completa, la più profonda e la più ricca dottrina dell'evoluzione, come la più grande conquista della filosofia classica tedesca. Tutte le altre formulazioni del principio dello sviluppo, dell'evoluzione, essi le ritenevano unilaterali, povere di contenuto, tali da deformare e mutilare il reale processo di sviluppo (spesso contrassegnato da salti, catastrofi, rivoluzioni) nella natura e nella società. “Marx ed io siamo stati presso a poco i soli a salvare dalla filosofia idealistica tedesca” (dalla rovina dell'idealismo, quello hegeliano compreso) “la dialettica cosciente e a trasferirla nella concezione materialistica della natura e della storia”. “La natura è il banco di prova della dialettica e noi dobbiamo dire a lode delle moderne scienze naturali che esse hanno fornito a questo banco di prova un materiale estremamente ricco” (e questo è stato scritto prima della scoperta del radio, degli elettroni, della trasformazione degli elementi, ecc.!) “che va accumulandosi giornalmente e che di conseguenza esse hanno dimostrato che, in ultima analisi, la natura procede dialetticamente e non metafisicamente”.

“La grande idea fondamentale — scrive Engels — che il mondo non deve essere concepito come un complesso di cose compiute, ma come un complesso di processi, in cui le cose in apparenza stabili, non meno dei loro riflessi intellettuali nella nostra testa, i concetti, attraversano un ininterrotto processo di origine e di decadenza... questa grande idea fondamentale è entrata così (largamente, specie dopo Hegel nella coscienza comune, che in questa sua forma generale non trova quasi più contraddittori. Ma riconoscerla a parole, e applicarla concretamente nella realtà, in ogni campo che è oggetto di indagine, sono due cose diverse”. “Per la filosofia dialettica non vi è rulla di definitivo, di assoluto, di sacro; di tutte le cose e in tutte le cose essa mostra la caducità e null'altro esiste per essa all'infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire, dell'ascensione senza fine dal più basso al più alto, di cui essa stessa none che il riflesso nel cervello pensante”. Dunque, la dialettica è, secondo Marx, “la scienza delle leggi generali del movimento, così del inondo esterno come del pensiero umano”.

Marx accolse e sviluppò questa parte rivoluzionaria della filosofia di Hegel. Il materialismo dialettico “non ha più bisogna di nessuna filosofia che stia al di sopra delle altre scienze”. Della precedente filosofia rimane “la dottrina del pensiero e delle sue leggi, cioè la logica formale e la dialettica”. E la dialettica, nella concezione di Marx, e anche in quella di Hegel, contiene in sé quella che oggi chiamiamo teoria della conoscenza o gnoseologia, la quale pure deve considerare il proprio oggetto storicamente, studiando e generalizzando l'origine e lo sviluppo della conoscenza, il passaggio dalla non-conoscenza alla conoscenza.

Ai giorni nostri l'idea di sviluppo, di evoluzione, è entrata quasi integralmente nella coscienza sociale, ma non per tramite della filosofia di Hegel, bensì per altre vie. Tuttavia quest'idea, come l'hanno formulata Marx ed Engels basandosi su Hegel, è molto più completa e ricca di contenuto dell'idea corrente di evoluzione. Uno sviluppo che sembra ripercorrere le fasi già percorse, ma le ripercorre in modo diverso, a un livello più elevato (“negazione della negazione”); uno sviluppo, per così dire, non rettilineo ma a spirale; uno sviluppo a salti, catastrofico, rivoluzionario; “l'interruzione della gradualità”; la trasformazione della quantità in qualità; gli impulsi interni dello sviluppo, generati dalle contraddizioni, dagli urti tra le diverse forze e tendenze operanti sopra un dato corpo oppure entro i limiti di un dato fenomeno o nell'interno di una data società: l'interdipendenza e il legame più stretto e indissolubile tra tutti i lati di ogni fenomeno (e la storia mette in luce lati sempre nuovi), legame che genera un processo di movimento unico, universale, sottoposto a leggi: tali sono alcune caratteristiche della dialettica, dottrina dello sviluppo che è più ricca di contenuto delle dottrine correnti. (Cfr. la lettera di Marx a Engels dell'8 gennaio 1868, nella quale sono derise le “tricotomie rigide” di Stein, che sarebbe assurdo confondere con la dialettica materialistica.)