Guida alla lettura

In questo breve testo del 1918 Lenin polemizza contro la socialdemocrazia riformista e la sua concezione puramente “formale” della democrazia. L’alternativa democrazia/dittatura viene qui completamente ribaltata. Il punto decisivo, infatti, è questo: ciò che i socialdemocratici di destra – da Scheidemann a Kautzky – chiamano “democrazia” non è altro che la dittatura (più o meno mascherata) di una classe, la borghesia, sull’altra, il proletariato. Lo Stato borghese, le sue istituzioni, le sue leggi, i suoi valori non sono nient’altro se non un’enorme costruzione a tutela dei rapporti di forza esistenti e della proprietà privata – come già avevano sostenuto Marx ed Engels. A tutto ciò, quindi, va contrapposta un’altra democrazia: la democrazia operaia, il cui modello è la democrazia dei Soviet, cioè la democrazia dei consigli, la quale sola può emancipare i lavoratori dal giogo dello sfruttamento. Non esistono però vie di mezzo, dal momento che non c’è spazio per un’autentica democrazia operaia all’interno dei confini di uno Stato borghese. Per questo la dittatura del proletariato è necessaria: essa non è altro se non lo strumento per il rovesciamento dei rapporti di forza nella società e la prima tappa verso la distruzione dello Stato borghese. Questo dibattito è il preludio alla rottura della Seconda Internazionale e alla coseguente formazione della Terza.