Denunce politiche e "tirocinio all’attività rivoluzionaria"

Erigendo contro l’Iskra la "teoria" dell’"elevazione dell’attività delle masse operaie", Martynov ha in realtà manifestato la tendenza a ridurre quest’attività, poiché ha dichiarato che il mezzo migliore, il mezzo principale, il mezzo "più largamente applicabile" per suscitare questa attività, il vero campo di questa attività, è quella stessa lotta economica dinanzi alla quale tutti gli economisti si prosternano. Questo errore è caratteristico perché non è proprio del solo Martynov. Infatti, l’"elevazione dell’attività delle masse operaie" è possibile soltanto se non ci limitiamo all’"agitazione politica sul terreno economico". E una delle condizioni essenziali per il necessario ampliamento dell’agitazione politica è l’organizzazione di denunce politiche in tutti i campi della vita. Solamente con queste denunce si potrà educare la coscienza politica e suscitare l’attività rivoluzionaria delle masse. Perciò una simile attività costituisce uno dei compiti più importanti di tutta la socialdemocrazia internazionale, perché anche la libertà politica, se ne modifica leggermente l’orientamento, non ne sopprime affatto la necessità. Così il partito tedesco rafforza particolarmente le proprie posizioni ed estende la propria influenza grazie appunto alla instancabile energia della sua campagna di denunce politiche. La coscienza della classe operaia non può diventare vera coscienza politica se gli operai non si abituano a reagire contro ogni abuso, contro ogni manifestazione dell’arbitrio e dell’oppressione, della violenza e della soperchieria, qualunque sia la classe che ne è colpita, e a reagire da un punto di vista socialdemocratico e non da un punto di vista qualsiasi. La coscienza delle masse operaie non può essere una vera coscienza di classe se gli operai non imparano a osservare, sulla base dei fatti e degli avvenimenti politici concreti e attuali, ognuna delle altre classi sociali in tutte le manifestazioni della vita intellettuale, morale e politica; se non imparano ad applicare in pratica l’analisi e il criterio materialistico a tutte le forme d’attività e di vita di tutte le classi, strati e gruppi della popolazione.

 Chi induce la classe operaia a rivolgere la sua attenzione, il suo spirito di osservazione e la sua coscienza esclusivamente, o anche principalmente, su se stessa, non è un socialdemocratico, perché per la classe operaia la conoscenza di se stessa è indissolubilmente legata alla conoscenza esatta dei rapporti reciproci di tutte le classi della società contemporanea, e conoscenza non solo teorica, anzi, non tanto teorica, quanto ottenuta attraverso l’esperienza della vita politica. Ecco perché la predicazione dei nostri economisti, i quali sostengono che la lotta economica è il mezzo più largamente applicabile per trascinare le masse nel movimento politico, è così profondamente reazionaria nei risultati pratici. Per diventare socialdemocratico, l’operaio deve avere una chiara visione della natura economica, della fisionomia politica e sociale del grande proprietario fondiario e del prete, dell’alto funzionario e del contadino, dello studente e del vagabondo, conoscerne i lati forti e quelli deboli, saper discernere il significato delle formule e dei sofismi di ogni genere con i quali ogni classe e ogni strato sociale maschera i propri appetiti egoistici e la propria vera "sostanza", saper distinguere quali interessi le leggi e le istituzioni rappresentano, e come li rappresentano. Ma non si potrà trovare in nessun libro questa "chiara visione": la potranno dare solo gli esempi tratti dalla vita, le denunce che battano il ferro mentre è caldo e che trattino di ciò che avviene intorno a noi in un dato momento, di ciò che si dice e si sussurra nei crocchi, di ciò che dimostrano questo o quel fatto, certe cifre e certe sentenze dei tribunali, ecc. Queste denunce politiche relative a tutte le questioni della vita sociale sono la condizione necessaria e fondamentale per educare le masse all’attività rivoluzionaria. Perché mai 'operaio russo esplica ancora un'attività rivoluzionaria così ridotta di fronte alle violenze bestiali della polizia contro il popolo, alle persecuzioni contro le sette religiose, alle bastonature dei contadini, agli abusi della censura, ai maltrattamenti dei soldati, alla repressione delle più innocue iniziative culturali, ecc?

 Forse perché la «lotta economica» non ve lo «obbliga», perché tutto ciò «promette» scarsi «risultati tangibili», non dà, su per giù, nulla di «positivo»? No, giungere a questa conclusione significa, lo ripetiamo, nient'altro che tentar di rigettare la propria colpa sulle spalle altrui, di rigettare il proprio filisteismo (o bernsteinismo) sulle masse operaie. Se non abbiamo saputo organizzare vaste, clamorose, rapide denunce di tante infamie, la colpa è nostra, è del nostro ritardo sul movimento delle masse. Se lo faremo (« dobbiamo e possiamo farlo), l'operaio, anche il più arretrato, comprenderà osentirà che lo studente e chi appartiene ad una setta religiosa, il contadino e lo scrittore sono oppressi e perseguitati dalla stessa forza tenebrosa che lo avvolge, l'opprime in ogni momento della vita, e sentendo questo, vorrà, vorrà irresistibilmente, intervenire egli stesso, e saprà oggi deridere i censori, domani partecipare a una manifestazione davanti al palazzo di un governatore che ha represso una sommossa contadina, dopodomani dare una lezione ai gendarmi in sottana addetti al lavoro della Santa Inquisizione, ecc. Fino ad oggi abbiamo fatto molto poco, non abbiamo fatto quasi nulla per lanciare fra le masse operaie denunce attuali e su tutte le questioni. Molti di noi non comprendono neppure ancora che questo è il loro dovere e si trascinano inconsciamente dietro alla «grigia lotta quotidiana» racchiusa entro i ristretti limiti della fabbrica. In queste condizioni, dire che «l’Iskra tende a sottovalutare l'importanza dello sviluppo progressivo della grigia lotta quotidiana in confronto alla propaganda di idee brillanti» (Martynov, p. 61), significa tirare indietro il partito, significa difendere e glorificare la nostra impreparazione, il nostro ritardo. Quanto all'appello alle masse per l'azione, esso verrà da sé, quando condurremo un'energica agitazione politica e faremo denunce vive e impressionanti. Cogliere qualcuno in flagrante delitto e bollarlo immediatamente dinanzi a tutti e dappertutto è cosa più efficace di qualsiasi «appello», e provoca talvolta risultati tali che in seguito diventa impossibile stabilire chi ha propriamente «lanciato l'appello» alla folla e chi precisamente ha lanciato questa o quella proposta di, manifestazione, ecc. L'appello — non in generale, ma in concreto — può essere lanciato solo sul luogo stesso dell'azione; solo chi dà l'esempio immediatamente può incitare gli uomini ad agire. Il nostro dovere di pubblicisti socialdemocratici consiste nell'approfondire, nell'estendere e nel rafforzare le denunce politiche e l'agitazione politica. A proposito, il solo giornaleche prima degli avvenimenti della primavera ha chiamato gli operai a un intervento attivo in una questione che non poteva assolutamente far sperare loro nessun risultato tangibile, in una questione, cioè, come quella dell'arruolamento forzato di studenti, è stato l'Iskra.Immediatamente dopo il decreto dell'11 gennaio sull'« arruolamento forzato di 183 studenti», l’Iskra pubblicava un articolo sull'argomento prima che avvenisse qualsiasi manifestazione (n. 2, febbraio) e chiamava apertamente «l'operaio ad accorrere in aiuto dello studente», chiamava il «popolo» a rispondere apertamente all'impudente sfida del governo. Domandiamo a tutti: come si spiega il fatto notevole che Martynov, il quale parla tanto di «appelli» e giunge fino a considerarli come una particolare forma di azione, non ha detto una parola di quell'appello? E dopo tutto ciò non è forse filisteismo l'accusa di unilateralità mossa da Martynov all'Iskra perché essa non fa abbastanza «appello» alla lotta per le rivendicazioni «che promettono risultati tangibili»? I nostri economisti, compreso il Raboceie Dielo, hanno avuto dei successi perché si piegavano alla mentalità degli operai arretrati. Ma l'operaio socialdemocratico, l'operaio rivoluzionario (e il numero di questi operai aumenta continuamente) respingerà con indignazione tutti questi ragionamenti sulla lotta per le rivendicazioni «che possono promettere risultati tangibili», ecc, perché comprenderà che si tratta solo di variazioni sulla vecchia aria del copeco su un rublo. Esso dirà ai « consiglieri» della Rabociaia Mysl e del Raboceie Dielo : «Avete torto, signori, di preoccuparvi tanto e di immischiarvi con troppo zelo in cose che risolveremo noi stessi e di sottrarvi invece all'adempimento dei vostri veri compiti. Non è dar prova di molta intelligenza dire, come voi dite, che i socialdemocratici devono imprimere un carattere politico alla stessa lotta economica: questo è solo l'inizio e non è questo il compito essenziale dei socialdemocratici, perché in tutto il mondo, e anche in Russia, è spesso la polizia stessa che comincia ad imprimere un carattere politico alla lotta economica; gli operai cominciano a comprendere da che parte è il governo1.

Infatti questa "lotta economica degli operai contro i padroni e contro il governo", che voi esaltate come la scoperta di una nuova America, è condotta anche nei luoghi più sperduti della Russia dagli operai stessi che hanno sentito parlare degli scioperi, ma che quasi nulla hanno sentito dire del socialismo. La nostra "attività", l'attività di noi operai che voi volete aiutare lanciando rivendicazioni concrete tali da offrire risultati tangibili, esiste già nel nostro paese; nella nostra piccola azione tradunionista quotidiana noi stessi presentiamo siffatte rivendicazioni concrete, senza bisogno, nella maggior parte dei casi, dell'aiuto degli intellettuali. Ma questa attività non ci basta; non siamo dei bambini che possono essere nutriti solo con la pappa della politica puramente "economica"; vogliamo sapere tutto quanto sanno gli altri, vogliamo conoscere particolareggiatamente tutti gli aspetti della vita politica e partecipare attivamente ad ogni avvenimento politico. Bisogna quindi che gli intellettuali ci ripetano un po' meno ciò che sappiamo già2 e ci diano un po' più di ciò che ignoriamo ancora, di ciò che la nostra vita di fabbrica e la nostra esperienza "economica" non ci permettono mai di imparare: le cognizioni politiche. Queste cognizioni, voi intellettuali, potete acquistarle e dovete trasmetterle cento e mille volte più generosamente di quanto abbiate fatto finora. Dovete trasmettercele non solo con ragionamenti, opuscoli, articoli (che sono spesso — perdonate la nostra franchezza — alquanto noiosi), ma anche con denunce vivaci di ciò che fanno, proprio in questo momento, il nostro governo e le nostre classi dominanti in tutti i campi della vita. Assolvete con un po' più di entusiasmo questo compito che è il vostro, e parlate un po' meno di "elevare l'attività delle masse operaie". Attività ne diamo molto più di quanto non pensiate e sappiamo difendere con la lotta aperta nelle piazze anche le rivendicazioni che non offrono alcun "risultato tangibile". E non sta a voi "elevare" la nostra attività, perché voi stessi non siete abbastanza attivi.Non prosternatevi tanto dinanzi alla spontaneità e pensate un po' di più, o signori, ad elevare la vostra attività!»

 

 

1 La richiesta di «imprimere alla lotta economica stessa un carattere politico» esprime nel modo più evidente la sottomissione alla spontaneità nel campo dell'azione politica. Spesso la lotta economica assume spontaneamente un carattere politico, cioè senza l'intervento di quel «bacillo rivoluzionario che è rappresentato dagli intellettuali», senza l'intervento dei socialdemocratici coscienti. Così la lotta economica degli operai inglesi assunse un carattere politico senza nessuna partecipazione dei socialisti. Il compito dei socialdemocratici non si limita all'agitazione politica sul terreno economico, esso consiste nel trasformare la politica tradunionista in lotta politica socialdemocratica, nell'approfittare delle faville di coscienza politica che la lotta economica ha acceso negli operai per elevare gli operai sino alla coscienza politica socialdemocratica. Ebbene, invece di elevare e spingere in avanti la coscienza politica che si risveglia spontaneamente, i Martynov si prosternano davanti alla spontaneità e ripetono, ripetono fino alla nausea, che la lotta economica «spinge» gli operai a porsi il problema dell'oppressione politica. È deplorevole che questo risveglio spontaneo della coscienza politica tradunionista non «spinga » voi, signori, a porvi il problema dei vostri compiti socialdemocratici. [Nota dell'autore]

 

2 Per confermare che tutto questo discorso degli operai agli economisti non è inventato da noi, citeremo due testimoni che conoscono bene il movimento operaio e che non sono affatto sospetti di parzialità verso di noi «dogmatici», perché uno di essi è un economista (e pensa persino che ilKaboceie Dielo sia una rivista politica!), e l'altro è un terrorista. Il primo è l'autore di un articolo, notevole per la vivacità e veridicità del contenuto, intitolato: II movimento operaio pietroburghese e i compiti pratici della socialdemocrazia (Raboceie Dielo, n. 6). Egli divide gli operai in: 1) rivoluzionari coscienti; 2) strato intermedio e 3) masse restanti. Lo strato intermedio sovente «si interessa più delle questioni politiche che dei suoi interessi economici diretti, il cui legame con le condizioni sociali generali è compreso ormai da molto tempo». La Rabociaia Mysl è violentemente criticata: «È sempre la stessa storia, ormai sappiamo tutto ciò da molto tempo, l'abbiamo già letto», «nella rassegna politica non c'è assolutamente niente» [Nota dell'autore]