Quale tipo di organizzazione ci occorre?

Da quanto precede, il lettore comprende che il nostro "piano tattico" è la negazione dell’appello immediato all’assalto ed esprime l’esigenza di un "assedio regolare della fortezza nemica"; in altre parole esige l’accentramento di tutti gli sforzi per raccogliere, organizzare e mobilitare un esercito permanente. Quando abbiamo deriso il Raboceie Dielo per il suo sbalzo dall’economismo agli strepiti (levatisi nell’aprile 1901, nel n. 6 del Listok Rabocevo Diela) sulla necessità dell’assalto, il giornale si è naturalmente scagliato contro di noi accusandoci di "dottrinarismo", di incomprensione del dovere rivoluzionario, di appello alla prudenza, ecc. Certo, tali accuse, lanciate da gente che, non avendo principi solidi, cerca riparo dietro la sua profonda "tattica-processo", non ci hanno affatto meravigliato. E neppure ci hanno meravigliato le stesse accuse rivolteci da Nadezdin, che manifesta costantemente il più altezzoso disprezzo per ogni saldo principio programmatico e tattico. La storia, si dice, non si ripete. Ma Nadezdin con tutte le sue forze cerca di farlo e ricalca con ardore Tkaciov, denigrando "il possibilismo rivoluzionario", invocando "le campane a martello", il particolare "punto di vista della vigilia della rivoluzione", ecc. Egli dimentica, verosimilmente, il detto che se l’originale di un avvenimento storico è una tragedia, la copia non è che una farsa. Il tentativo di conquista del potere, preparato dalla propaganda di Tkaciov e messo in atto con il terrorismo – mezzo per suscitare lo spavento, allora effettivamente suscitato –, fu senza dubbio grandioso, ma il terrorismo "stimolante" di questo piccolo Tkaciov è semplicemente ridicolo, e soprattutto quando è completato con il progetto di organizzare i militanti medi. "Se l’Iskra uscisse dalle sfere della letteratura – scrive Nadezdin a proposito della lettera di un operaio, pubblicata nel n. 7 dell’Iskra, – vedrebbe che questi sintomi provano che l’ ‘assalto’ è vicino, e che parlare oggi [sic!] di un’organizzazione collegata ad un giornale per tutta la Russia significa rimanere nelle nuvole, fare del lavoro da tavolino". Che razza di confusione! Da una parte si propugna il terrorismo stimolante e l’ "organizzazione dei militanti medi" pur dichiarando che "è molto più facile" raggrupparsi attorno a qualcosa di "più concreto", per esempio intorno a dei giornali locali; dall’altra parte si pretende che parlare "oggi" di un’organizzazione per tutta la Russia significa fare della teoria, il che significa, per dirla chiaro e tondo, che "oggi" è già troppo tardi! E per una "vasta organizzazione di giornali locali" non è troppo tardi, rispettabile signor Nadezdin? Confrontate con questo punto di vista la concezione e la tattica dell’Iskra: il terrorismo stimolante è puerile; parlare di un’organizzazione speciale di militanti medi e di una vasta organizzazione di giornali locali significa spalancare le porte all’economismo. Bisogna parlare di un’organizzazione di rivoluzionari, unica per tutta la Russia e non sarà troppo tardi per parlarne finché l’assalto – effettivo, che non resta sulla carta, – non sarà cominciato. Sì, – continua Nadezdin – dal punto di vista organizzativo la nostra situazione non è brillante; sì, l’Iskra ha perfettamente ragione di dire che il grosso delle nostre forze militanti è costituito dai volontari e dagli insorti... È bene valutare freddamente la situazione delle nostre forze. Ma perché dimenticare che la folla non è affatto con noi e che quindi si getterà nella "sommossa" senza domandarci quando si dovranno aprire le ostilità?... Quando la folla agirà essa stessa con la forza devastatrice spontanea, potrà spazzare, travolgere "le truppe regolari" che avrete cominciato a costituire, ma che non avrete fatto in tempo ad organizzare in modo solido e sistematico (il corsivo è nostro). Che logica stupefacente! Ma proprio perché "la folla non è con noi", è irragionevole ed inopportuno parlare di "assalto" immediato, perché l’assalto è l’operazione di un esercito regolare, non già l’esplosione spontanea di una folla. E proprio perché la folla potrà spazzare e travolgere le truppe regolari, noi dobbiamo "fare in tempo" a secondarne lo slancio spontaneo e a "organizzare in modo solido e sistematico" queste truppe, perché quanto più "faremo in tempo", tanto meno esse correranno il rischio di essere travolte dalla folla e tanto maggiori saranno le loro probabilità di marciare alla testa della folla e di dirigerla. Nadezdin commette un errore se immagina che truppe di tal genere, sistematicamente organizzate, agiscano in modo da staccarsi dalla folla, mentre al contrario devono occuparsi esclusivamente di un’agitazione politica generale e molteplice, di un lavoro cioè che tenda appunto ad avvicinare e a fondere in un tutto la forza distruttrice spontanea della folla e la forza distruttrice cosciente dell’organizzazione rivoluzionaria. E qui, signori, voi fate ricadere sugli altri la vostra colpa, perché è proprio il gruppo Svoboda che, includendo il terrorismo nel programma, incita per ciò stesso a creare un’organizzazione terroristica. E un’organizzazione terroristica impedirebbe alle nostre truppe di avvicinarsi alla folla, che purtroppo non è ancora nostra e che purtroppo non ci domanda o ci domanda molto raramente quando e come bisognerà aprire le ostilità. "Noi non vedremo sopraggiungere la rivoluzione – continua Nadezdin per spaventare l’Iskra – come non abbiamo visto approssimarsi gli avvenimenti attuali, che ci sono caduti come una tegola sulla testa." Dopo quanto abbiamo riportato sopra, questa frase mostra bene l’assurdità del "particolare punto di vista della vigilia della rivoluzione" inventato dalla Svoboda1. Questo particolare "punto di vista" si riduce, a dire il vero, a proclamare che "oggi" è troppo tardi per deliberare e per prepararsi. Ma allora, o valentissimo nemico della "letteratura", perché aver scritto 132 pagine stampate sulle "questioni teoriche2 e tattiche"? Non sarebbe stato meglio, dal "punto di vista della vigilia della rivoluzione", lanciare 132.000 manifestini con questo breve appello: "Dàgli al nemico"? Meno di tutti corre il rischio di non vedere sopraggiungere la rivoluzione chi, come l’Iskra, pone alla base del proprio programma, della propria tattica e del proprio lavoro di organizzazione l’agitazione politica fra tutto il popolo. Gli uomini che in tutta la Russia si sforzano di stendere la rete di un’organizzazione, collegata a un giornale per tutta la Russia, non solo hanno visto sopraggiungere gli avvenimenti della primavera, ma ci hanno dato la possibilità di predirli. E non hanno lasciato passare senza vederle neppure le manifestazioni descritte nei nn. 13 e 14 dell’Iskra; anzi, comprendendo il loro dovere di secondare lo slancio spontaneo della folla, vi hanno partecipato e hanno aiutato con il loro giornale tutti i compagni russi a rendersi conto del carattere delle manifestazioni e a utilizzarne gli insegnamenti. Non lasceranno sopraggiungere senza vederla, se saranno ancora vivi in quel momento, nemmeno la rivoluzione, che esigerà da noi innanzi tutto e soprattutto molta esperienza nell’agitazione, e durante il cui svolgimento dovremo saper appoggiare (da socialdemocratici) tutte le proteste, dirigere il movimento spontaneo e preservarlo dagli errori degli amici come dalle trappole dei nemici.

 

Eccoci giunti all’ultima considerazione che ci induce a insistere particolarmente sul piano di un’organizzazione accentrata intorno ad un giornale per tutta la Russia, organizzazione da creare mediante un lavoro comune per questo giornale comune. Solo un’organizzazione di tal genere darà alla socialdemocrazia militante la duttilità necessaria, e cioè la capacità di adattarsi immediatamente alle più diverse condizioni, alle sempre mutevoli condizioni della lotta, la capacità "da una parte, di evitare la battaglia in terreno scoperto con un nemico di forze superiori, che ha concentrato le sue forze su un solo punto e, dall’altra, di approfittare dell’incapacità di manovra del nemico per piombargli addosso nel luogo e nel momento in cui meno se l’aspetta"3. Si commetterebbe un grave errore se nell’organizzazione del partito si facesse assegnamento soltanto su esplosioni e su lotte di strada o soltanto sullo "sviluppo progressivo della grigia lotta quotidiana". Dobbiamo svolgere sempre il nostro lavoro quotidiano ed essere sempre pronti a tutto, perché è quasi impossibile prevedere l’avvicendarsi dei periodi di esplosione e dei periodi di calma, e quando ciò è possibile non si può approfittarne per rimaneggiare l’organizzazione, dato che in un paese autocratico la situazione può mutare improvvisamente, magari in seguito a una incursione notturna di giannizzeri zaristi. E non si può pensare che la rivoluzione si svolga in un solo atto (come sembra pensi Nadezdin): la rivoluzione sarà una successione rapida di esplosioni più o meno violente, alternantisi con fasi di calma più o meno profonda. Perciò il contenuto essenziale dell’attività del nostro partito, il fulcro della sua attività, deve consistere nel lavoro che è possibile e necessario sia nei periodi delle esplosioni più violente che in quelli di calma completa, cioè in un’agitazione politica unificata per tutta la Russia, che illumini tutti gli aspetti della vita e si rivolga alle masse più larghe. Ma questo lavoro non può essere compiuto nella Russia attuale senza un giornale per tutta la Russia che si pubblichi molto spesso. L’organizzazione che si costituirà di per sé intorno al giornale, l’organizzazione dei suoi collaboratori (nel senso largo della parola, cioè di tutti coloro che se ne occuperanno) sarà precisamente pronta a tutto, sia a salvare l’onore, il prestigio e la tradizione del partito nei momenti di peggiore "depressione" rivoluzionaria che a preparare, a decidere e ad attuare l’insurrezione armata di tutto il popolo. Si pensi infatti al caso, assai comune in Russia, in cui i nostri militanti fossero arrestati in una o più località. Poiché tutte le organizzazioni locali mancano di un’attività regolare comune, ne segue spesso un’interruzione di attività per parecchi mesi. Ma se avessero un’attività comune, basterebbero, nel peggiore dei casi, alcune settimane perché due o tre uomini energici ricollegassero con l’organismo centrale nuovi circoli di giovani, che, com’è noto, sorgono molto rapidamente anche adesso, e che in tal caso sorgerebbero e si metterebbero in rapporto con il centro ancora più rapidamente se avessimo un’attività comune pubblica, nota a tutti. Si pensi d’altra parte a un’insurrezione popolare. Tutti riconosceranno, certo, che oggi dobbiamo pensarci e prepararci. Ma come? Come potrebbe il Comitato Centrale inviare fiduciari in tutte le località per preparare l’insurrezione! E anche se avessimo un Comitato Centrale che prendesse tale misura, non riusciremmo a niente nelle condizioni attuali della Russia. Invece, una rete di fiduciari4 che si fosse formata da sé, lavorando alla creazione e alla diffusione di un giornale comune, non si accontenterebbe di "attendere con le braccia incrociate" la parola d’ordine dell’insurrezione, ma svolgerebbe una attività regolare che le garantirebbe le maggiori probabilità di successo in caso di insurrezione. E proprio tale attività rafforzerebbe i legami con le grandi masse operaie e con tutti gli strati della popolazione malcontenti dell’autocrazia. Il che è della massima importanza per l’insurrezione. E proprio nel corso di una tale attività si svilupperebbe l’attitudine a valutare esattamente la situazione politica generale e quindi a scegliere bene il momento favorevole per l’insurrezione. Proprio nel corso di una tale attività tutte le organizzazioni locali imparerebbero a reagire simultaneamente di fronte ai problemi, agli incidenti o agli avvenimenti che commuovono tutta la Russia, a rispondere agli "avvenimenti" nel modo più energico, più uniforme e più razionale possibile; perché, in conclusione, l’insurrezione è la "risposta" più energica, più uniforme e più razionale di tutto il popolo al governo. Proprio nel corso di tale attività le organizzazioni rivoluzionarie di tutti gli angoli della Russia imparerebbero, infine, a mantenere fra di loro i rapporti più regolari e, in pari tempo, più clandestini, rapporti che creano, di fatto, l’unità del partito e senza i quali è impossibile sia discutere collettivamente un piano per l’insurrezione, che prendere, alla vigilia di quest’ultima, le necessarie misure di preparazione, sulle quali dev’essere mantenuto il più stretto segreto. In una parola, il "piano di un giornale politico per tutta la Russia" non è l’opera teorica di persone affette da dottrinarismo e da mania letteraria (come hanno potuto credere coloro che non vi hanno abbastanza riflettuto); è, al contrario, il mezzo più pratico per ottenere che da ogni parte ci si metta senza indugio al lavoro e ci si prepari all’insurrezione, senza dimenticare neppure per un istante il lavoro quotidiano.

 

1 La vigilia della rivoluzione, pag. 62. [Nota dell'autore]

 

2 D’altra parte, nella sua Rassegna delle questioni teoriche, L. Nadezdin non si è quasi occupato di teoria, tranne che nel brano seguente, assai curioso dal «punto di vista della vigilia della rivoluzione». «Insomma, il bernsteinismo perde in questo momento di importanza, non ci interessa molto più della disputa tra Adamovic e Struve: che Adamovic dimostri che Struve si sia meritato di essere giubilato o che Struve smentisca Adamovic, e non acconsenta ad andare in pensione, è perfettamente lo stesso per noi, perché l’ora della rivoluzione si avvicina» (pag. 110). Sarebbe difficile illustrare la straordinaria noncuranza di Nadezdin per la teoria. Siamo «alla vigilia della rivoluzione», e perciò «è perfettamente lo stesso» che gli «ortodossi» riescano o no a sloggiare i «critici» dalle loro posizioni! Ed il nostro sapientone non vede che proprio nel momento della rivoluzione avremo bisogno dei risultati della lotta teorica contro i «critici» per combatterne energicamente le posizioni pratiche! [Nota dell'autore]

 

3 Iskra, n. 4, Da che cosa cominciare? «I rivoluzionari culturali non accettano il punto di vista della vigilia della rivoluzione e non si lasciano affatto turbare dalla durata del lavoro», scrive Nadezdin (pag. 62). A questo proposito osserviamo: se non sappiamo elaborare una tattica politica e un piano di organizzazione per un periodo lunghissimo, che assicurino, attraverso lo svolgimento stesso del lavoro, la capacità del nostro partito di trovarsi sempre al proprio posto e di fare il proprio dovere nelle circostanze più inattese, qualunque sia la rapidità degli avvenimenti, siamo soltanto dei miserabili avventurieri politici. Solo Nadezdin, che ha incominciato ieri a dirsi socialdemocratico, può dimenticare che la socialdemocrazia ha per fine la trasformazione radicale delle condizioni di vita di tutto il genere umano e che non è da socialdemocratico lasciarsi «turbare» dalla durata del lavoro. [Nota dell'autore]

 

4 Ahi, Ahi! Mi è sfuggita nuovamente questa terribile parola «fiduciario» che ferisce così crudelmente l’orecchio democratico di Martynov! Mi meraviglia: perché questa parola, che non ha offeso i corifei degli anni settanta, offende gli artigiani degli anni novanta? A me piace questa parola, perché mostra in modo chiaro e netto la causa comune alla quale tutti i fiduciari subordinano i loro pensieri e le loro azioni, e se è necessario sostituire a questa parola un’altra, allora potrei fermarmi soltanto, forse, sulla parola «collaboratore», se non avesse una certa pretesa letteraria e non fosse così vaga. E noi abbiamo bisogno di un’organizzazione militare di fiduciari. Del resto, quei numerosi (soprattutto all’estero) Martynov, che amano «concedersi reciprocamente il titolo di generali», potrebbero, invece di «fiduciario per i passaporti», dire «comandante in corpo dell’unità autonoma per il rifornimento di passaporti ai rivoluzionari», ecc. [Nota dell'autore]