Chi si è offeso per l'articolo «Da che cosa cominciare? »

Citiamo un bel mazzo di espressioni ed esclamazioni con le quali il Raboceie Dielo si è scagliato contro di noi. «Non è il giornale che può creare un'organizzazione di partito, ma viceversa»... «Un giornale che sia al di sopra del partito, fuori del suo controllo e indipendente da esso grazie alla propria rete di fiduciari»... «Come è potuto accadere che l’Iskra abbia dimenticato le organizzazioni socialdemocratiche — che esistono di fatto — del partito cui essa appartiene?»... «Coloro che hanno saldi principi e un piano corrispondente sarebbero anche i supremi regolatori della lotta reale del partito, imporrebbero al partito l'esecuzione del loro piano»... «Il piano getta le nostre organizzazioni vive e vitali nel regno delle ombre e vuol far sorgere una fantastica rete di fiduciari»... «.Se il piano dell'Iskra fosse attuato, sparirebbe persino ogni traccia del Partito operaio socialdemocratico russo che si stava formando»... «L'organo di propaganda diverrebbe il legislatore assoluto e incontrollato di tutta la lotta rivoluzionaria pratica»... «Come deve considerare il nostro partito la sua completa sottomissione a una redazione autonoma?», ecc. ecc. Come il lettore vede dal contenuto e dal tono di queste citazioni, il Raboceie Dielo si è offeso. a si è offeso non per sé, bensì per le organizzazioni e i comitati del nostro parti o che l'Iskra vorrebbe gettare nel regno delle ombre e di cui vorrebbe far sparire persino ogni traccia. Che orrore, pensate! Di strano c'è una cosa sola. L'articolo Da che cosa cominciare? è apparso nel maggio del 1901, gli articoli del Raboceie Dielo nel settembre del 1901, e adesso siamo già alla metà di gennaio del 1902. In tutti questi cinque mesi (sia prima che dopo settembre) neppure un comitato e neppure una organizzazione del partito ha formalmente protestato contro quel mostro che vuol gettare i comitati e le organizzazioni nel regno delle ombre! Eppure in questo periodo, sia nell'Iskra che in un mucchio di altre pubblicazioni locali e non locali, sono apparse decine e centinaia di notizie da tutti gli angoli della Russia. Com'è avvenuto che coloro che si vuoi gettare nel regno delle ombre non se ne siano accorti e non si siano offesi, ma si sia offesa una terza persona? Ciò è avvenuto perché i comitati e le altre organizzazioni sono intenti a svolgere un vero lavoro non a giocare alla democrazia». I comitati hanno letto l'articolo Da che cosa cominciare?, hanno visto che era un tentativo di «elaborare un determinato piano di organizzazione affinché da ogni parte ci si accinga a costruirla », e siccome sapevano benissimo e vedevano che nessuna «parte» avrebbe pensato di « accingersi a costruirla», fino a che non fosse stata convinta che l'organizzazione era necessaria e il piano di costruzione era giusto, naturalmente non hanno pensato di «offendersi» per il colmo di temerarietà di chi aveva scritto nell'Iskra: «Considerata l'urgenza del problema, ci decidiamo, da parte nostra, a sottoporre all'attenzione dei compagni l'abbozzo di un piano, che. abbiamo sviluppato in modo più particolareggiato in un opuscolo in corso di preparazione per la stampa». Com'è possibile, se si è in buona fede, non comprendere che, se i compagni accetteranno il piano sottoposto alla loro attenzione, lo realizzeranno non per «sottomissione», ma perché convinti della sua necessità per la nostra causa comune e che, se non lo accetteranno, l'«abbozzo» (che parola pretenziosa, non è vero?) rimarrà un semplice abbozzo? Non si fa forse della demagogia quando contro l'abbozzo di un piano si combatte non soltanto «criticandolo» e consigliando ai compagni di respingerlo, ma anche aizzando chi è poco pratico del lavoro rivoluzionario contro gli autori dell'abbozzo, soltanto per il fatto che osano «legiferare» e presentarsi come i «supremi regolatori », ossia osano proporre un abbozzo di piano?? Può il nostro partito svilupparsi e progredire se a causa del tentativo di innalzare i dirigenti locali a idee, compiti, piani, ecc. più vasti, non soltanto ci si muovono obiezioni per l'erroneità di queste idee, ma ci si «offende» perché ci si vuole «innalzare»? Anche L. Nadezdin ha «criticato» il nostro piano, ma egli non si è abbassato fino a una demagogia che solo l'ingenuità o il primitivismo nelle tendenze politiche possono spiegare, ed ha respinto decisamente e fin dall'inizio l'accusa di «ispettorato sul partito». A Nadezdin, quindi, per la sua critica al piano si può e si deve rispondere sulla sostanza, mentre al Raboceie Dielo si può rispondere soltanto col disprezzo. Ma il disprezzo per uno scrittore degradatosi sino a far chiasso sull’«assolutismo» e la «sottomissione» non ci esime dal dovere di districare il pasticcio che viene offerto al lettore dasimili persone. E qui possiamo mostrare con evidenza a tutti di che genere sono queste frasi correnti sulla «larga democrazia». Ci si accusa di ignorare i comitati, ci si accusa di volere o di tentare di gettarli nel regno delle ombre, ecc. Come rispondere a queste accuse quando non possiamo dire al lettore quasi nulla, di fatto, sui nostri reali rapporti con i comitati, e non lo possiamo per ragioni di clandestinità? Individui simili, lanciando un'accusa sferzante, che irrita la folla, ci tagliano la strada grazie alla loro disinvoltura, grazie al loro sprezzante atteggiamento verso i doveri del rivoluzionario che nasconde accuratamente agli occhi di tutti i contatti e i legami che egli ha, stabilisce o tenta di stabilire. È comprensibile che ci rifiutiamo una volta per sempre di entrare in concorrenza, nel campo della « democrazia», con simili uomini. Per quanto riguarda il lettore profano in tutte le cose del partito, l'unico modo di compiere il proprio dovere verso di lui è di raccontargli non quello che c'è e quello che è im Werden, ma una piccola parte di quello che c'era e che si può raccontare perché ormai appartiene al passato. Il Bund allude alla nostra «usurpazione»1, l' «Unione» all'estero ci accusa di tentare di far sparire ogni traccia del partito. Va bene, signori! Sarete allora pienamente soddisfatti quando racconteremo al pubblico quattro fatti del passato. Primo2. I membri di una delle «Unioni di lotta », che hanno preso parte diretta alla fondazione del nostro partito e inviato un delegato al congresso costitutivo del partito, trattano con uno dei membri del gruppo dell'Iskra per fondare una collana operaia che deve appagare i bisogni di tutto il movimento. Non se ne fa niente, e gli opuscoli scritti per la collana, I compiti dei socialdemocratici russi e La nuova legge sulle fabbriche, finiscono, dopo un lungo giro e attraverso terze persone, all'estero, dove vengono pubblicati. Secondo. I membri del Comitato centrale del Bund si rivolgono a uno dei membri del gruppo dell'Iskra proponendogli di organizzare, come il Bund si espresse allora, un «laboratorio letterario». Ed essi dicono che, se non si riuscirà, il nostro movimento potrà andare molto indietro. Risultato delle trattative è l'opuscolo La causa operaia in Russia3. Terzo. Il Comitato centrale del Bund si rivolge, servendosi come intermediario di una cittadina di provincia, a uno dei membri dell'Iskra, proponendogli di assumersi la redazione della Rabociaia Gazieta che dovrebbe riprendere le pubblicazioni; il membro dell’Iskra accetta. In seguito la proposta cambia: si propone la collaborazione, dato che la redazione è stata rimaneggiata. E anche su questo naturalmente si ottiene il consenso. Si inviano degli articoli (che si è riusciti a conservare): Il nostro programma, che protesta apertamente contro il bernsteinismo, contro la svolta nella letteratura legale e nella Rabociaia Mlysl; Il nostro compito immediato («organizzazione di un organo del partito che esca regolarmente e sia strettamente legato a tutti i gruppi locali»; insufficienza del «primitivismo » dominante); Una questione urgente (esame dell'obiezione secondo cui bisogna dapprima sviluppare l'attività dei gruppi locali e solo dopo accingersi all'organizzazione di un giornale centrale; insistenza sulla grande importanza dell' «organizzazione rivoluzionaria», sulla necessità di «portare l'organizzazione, la disciplina e la tecnica cospirativa fino al massimo grado di perfezione»). La proposta di riprendere le pubblicazioni della Rabociaia Gazieta non viene attuata e gli articoli non vengono pubblicati.

 

Quarto. Un membro del comitato che organizza il II Congresso ordinario del nostro partito comunica a un membro del gruppo dell'Iskra il programma del congresso e propone che questo gruppo si incarichi della redazione della Rabociaia Gazieta che sta per riprendere le pubblicazioni. Questo passo, per così dire preliminare, viene in seguito sanzionato sia dal comitato organizzatore che dal Comitato centrale del Bund; il gruppo dell'Iskra riceve le indicazioni sulla sede e la data del congresso, ma (per alcune ragioni non è sicuro di poter inviare un proprio delegato) redige un rapporto scritto per il congresso. Nel rapporto si dice che con le sole elezioni del Comitato Centrale non soltanto non risolveremo il problema dell'unificazione in un momento di completa confusione come quello che attraversiamo, ma rischieremo di compromettere la grande idea della creazione del partito nel caso di nuovi arresti, che sono più che probabili data la scarsa vigilanza cospirativa; che bisogna cominciare perciò ad invitare tutti i comitati e tutte le altre organizzazioni ad appoggiare l'organo centrale che ha ripreso le pubblicazioni, il quale unirà realmente tutti i comitati con un legame effettivo, preparerà realmente un gruppo di dirigenti di tutto il movimento. Quanto a trasformare un tale gruppo, creato dai comitati, in Comitato Centrale, i comitati e il partito potranno in seguito farlo più facilmente, giacché questo gruppo crescerà e si rafforzerà. Ma il congresso non viene tenuto a causa di numerosi arresti, e il rapporto viene distrutto per considerazioni cospirative; era stato letto soltanto da alcuni compagni, ivi compresi i fiduciari di un comitato. Il lettore giudichi ora egli stesso questi metodi, quale l'allusione del Bund all'usurpazione o quale l'argomento del Raboceie Dielo, secondo cui noi vorremmo gettare i comitati nel regno delle ombre e «sostituire» all'organizzazione del partito l'organizzazione della diffusione delle idee di un solo giornale.

 

Ma proprio ai comitati, dietro loro reiterati inviti, abbiamo parlato della necessità di approvare un piano concreto per il lavoro comune. Proprio per l'organizzazione del partito abbiamo elaborato questo piano negli articoli per la Rabociaia Gazieta e nel rapporto al congresso del partito, anche questa volta dietro invito di coloro che occupavano nel partito una posizione così influente da assumersi (di fatto) l'iniziativa della sua ricostituzione. E soltanto dopo che sono falliti i due tentativi dell'organizzazione di partito per riprendere ufficialmente insieme a noi la pubblicazione dell'organo centrale del partito, abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere fondare un organo non ufficiale, affinché in un terzo tentativo i compagni avessero già davanti a sé certi risultati dell'esperienza e non soltanto supposizioni problematiche. Attualmente già tutti vedono alcuni risultati di questa esperienza, e tutti i compagni possono giudicare se abbiamo compreso in modo giusto il nostro dovere e che cosa bisogna pensare di uomini che, stizziti per l'aver noi dimostrato agli uni la loro incoerenza nel problema «nazionale» e agli altri l'inammissibilità di esitazioni senza principio, cercano di trarre in inganno coloro che non conoscono il passato recente.

 

1 Iskra, n. 8, risposta del Comitato centrale dell'Unione generale ebraica della Russia e della Polonia al nostro articolo sulla questione nazionale. [Nota dell'autore]

 

2 Di proposito non esponiamo questi fatti in ordine cronologico. [Nota dell'autore]

 

3 A proposito l'autore mi prega di dichiarare che aveva inviato l'opuscolo, come già i suoi opuscoli precedenti, all'«Unione» perché pensava che le edizioni dell' «Unione» fossero redatte dal gruppo «Emancipazione del lavoro» (per diverse circostanze in quel periodo, ossia nel febbraio 1899, non poteva sapere che la redazione era cambiata). Questo opuscolo sarà presto ripubblicato dalla «Lega». [Nota dell'autore]