La sottomissione alla spontaneità

Prima di passare alle manifestazioni letterarie di questa sottomissione alla spontaneità, segnaleremo un fatto caratteristico (comunicatoci dalla fonte già citata), che getta una certa luce sul modo come tra i compagni attivi di Pietroburgo era sorto e si era sviluppato il dissenso tra le due future tendenze della socialdemocrazia russa. All'inizio del 1897, A. A. Vaneiev ed alcuni suoi compagni, prima di essere deportati, parteciparono a una riunione privata dove s'incontrarono dei membri «vecchi» e «giovani» dell'«Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia». La conversazione verte principalmente sull'organizzazione e, in particolare, su quello «statuto della cassa operaia » che venne pubblicato nella sua forma definitiva nel num. 9-10 del Listok Rabotnika (p. 46). Fra i«vecchi» (i «decabristi», come li chiamavano per scherzo i socialdemocratici pietroburghesi) e alcuni dei «giovani» (i quali, in seguito, collaborarono attivamente alla Rabociaia Mysl) si manifestò subito un dissenso nettissimo e si impegnò un'accanita discussione. I «giovani» difendevano i punti principali dello statuto così com'era stato pubblicato. I «vecchi» dicevano che non da ciò bisognava cominciare, ma che si doveva prima di tutto consolidare l'«Unione di lotta», farne un'organizzazione di rivoluzionari alla quale fossero subordinate le diverse casse operaie, i circoli di propaganda fra la gioventù studentesca, ecc. Gli avversari erano certamente lontani dall'indovinare in questo dissenso il germe di una divisione; lo consideravano al contrario come accidentale ed isolato. Ma l'episodio dimostra che il sorgere e l'estendersi dell'«economismo» in Russia non furono disgiunti dalla lotta contro i «vecchi» socialdemocratici (cosa che spesso dimenticano gli economisti dei nostri giorni). E se questa lotta non ha, in generale, lasciato tracce «documentarie», lo si deve unicamente al fatto che i membri dei circoli operai cambiavano con inverosimile rapidità, che non si creava nessuna continuità e che, perciò, i punti di vista divergenti non venivano fissati in nessun documento. La pubblicazione della Rabociaia Mysl portò l'economismo alla luce del sole, ma non di colpo. Bisogna rappresentarsi concretamente le condizioni di lavoro e l'effimera esistenza degli innumerevoli circoli russi (cosa possibile soltanto a chi vi è passato) per comprendere quanto vi fosse di fortuito nel successo o nell'insuccesso della nuova tendenza nelle diverse città e l'assoluta impossibilità nella quale si trovarono per lungo tempo, sia i partigiani che gli avversari di questa «nuova » tendenza, di determinare se essa era effettivamente una tendenza definita o semplicemente il prodotto dell'impreparazione di singole persone. Per esempio, i primi numeri poligrafati della Rabociaia Mysl furono completamente sconosciuti alla immensa maggioranza dei socialdemocratici, e noi abbiamo ora la possibilità di richiamarci all'editoriale del primo numero, unicamente perché esso è stato riprodotto nell'articolo di V. I.(Listok Rabotnika, n. 9-10, p. 47 e sgg.), il quale, con uno zelo per lui eccessivo, porta alle stelle il nuovo giornale, così diverso dai giornali e progetti già citati i. Vale la pena di arrestarsi un po' su questo editoriale, che esprime con tanto rilievo tutto lo spirito della Rabociaia Mysl e dell'economismo in generale.

 

Dopo aver detto che le uniformi azzurre non arresteranno mai i progressi del movimento operaio, l'editoriale continua: «...Il movimento operaio deve questa sua vitalità al fatto che l'operaio ha preso finalmente nelle sue mani la propria sorte, strappandola dalle mani dei suoi dirigenti». Questa tesi fondamentale è poi svolta in seguito particolareggiatamente. In realtà, i dirigenti (cioè i socialdemocratici, fondatori dell'«Unione di lotta») erano stati strappati, si può dire, alle mani degli operai dalla polizia ii, mentre ci si vuol far credere che gli operai lottavano contro questi dirigenti e si erano liberati dal loro giogo! Invece di esortarli ad andare avanti, a consolidare l'organizzazione rivoluzionaria e ad estendere l'attività politica, si esortano gli operai ad andare indietro, a ritornare alla pura lotta tradunionista. Si proclama che «la base economica del movimento è oscurata dall'aspirazione a non dimenticare mai l'ideale politico», che la parola d'ordine del movimento operaio è: «Lotta per le condizioni economiche» (!), oppure meglio ancora: «Gli operai per gli operai»; si dichiara che le casse di sciopero «hanno per il momento più valore di un centinaio di altre organizzazioni» (si confronti questa affermazione, che risale all'ottobre 1897, con la disputa fra «decabristi» e «giovani» agli inizi del 1897), ecc. Le formule come quella che la chiave di volta della situazione deve essere non il «fiore» degli operai, ma l'operaio «medio», l'operaio di massa, o come: «La politica segue sempre docilmente l'economia» iii ecc, acquistarono gran voga ed ebbero un'influenza irresistibile sulla massa dei giovani venuti al movimento alla vigilia e che, per la maggior parte, conoscevano soltanto frammenti del marxismo attraverso l'esposizione che ne facevano le pubblicazioni legali.

 Così la coscienza era completamente soffocata dalla spontaneità, dalla spontaneità di quei «socialdemocratici» che ripetevano le «idee» del signor V. V., dalla spontaneità degli operai che erano stati sedotti dall'argomento che un copeco su di un rublo valeva molto più di ogni socialismo e di ogni politica, che essi dovevano «lottare sapendo che lottavano non per delle ignote generazioni future, ma per sé e per, i propri figli» (editoriale del n. 1 della Rabociaia Mysl). Le frasi di questo genere sono sempre state l'arma preferita di quei borghesi dell'Europa occidentale i quali, odiando il socialismo, lavoravano essi stessi (come il «sozialpolitiker» tedesco Hirsch) a trapiantare nel loro paese il tradunionismo inglese, ed affermavano agli operai che la lotta esclusivamente sindacaleiv precisamente una lotta per sé e per i propri figli, e non per una qualche generazione futura, per un qualche socialismo futuro. E ora «i V. V. della socialdemocrazia russa» si mettono a ripetere queste frasi borghesi. È importante rilevare qui tre punti che ci saranno di grande aiuto nella nostra analisi dei dissensi attuali… v. In primo luogo, il soffocamento della coscienza da parte della spontaneità, da noi indicato, è avvenuto anch'esso in modo spontaneo. Esso non è avvenuto attraverso la lotta dichiarata fra due concezioni diametralmente opposte e la vittoria dell'una sull'altra, ma perché in numero sempre maggiore i "vecchi" rivoluzionari sono stati "prelevati" dalla polizia e sostituiti gradualmente dai "giovani" "V. V. della socialdemocrazia russa". Tutti coloro che hanno, non dico partecipato al movimento russocontemporaneo, ma ne hanno semplicemente respirato l'aria, sanno perfettamente che le cose stanno così. E se, ciò nonostante, insistiamo perché il lettore si renda ben conto di questo fatto già noto, se, per rendere le cose più evidenti, citiamo dei fatti sulla prima edizione del Raboceie Dielo e sulla discussione fra "giovani" e "vecchi" agli inizi del 1897, è soltanto perché gente che si vanta del suo "spirito democratico" specula sulla ignoranza di questo fatto da parte del gran pubblico (o dei giovanissimi). Del resto, ritorneremo su questo punto.

In secondo luogo, possiamo osservare, fin dalla prima manifestazione letteraria dell'economismo, un fenomeno altamente originale ed estremamente caratteristico per la comprensione di tutti i dissensi fra i socialdemocratici del giorno d'oggi: i partigiani del "movimento puramente operaio", i fautori del legame più stretto e più "organico" (espressione del Raboceie Dielo) con la lotta proletaria, gli avversari di tutti gli intellettuali non operai (anche se socialisti) sono costretti, per difendere le loro posizioni, a ricorrere agli argomenti dei "puri tradunionisti " borghesiCiò ci dimostra che, fin dal principio, la Rabociaia Mysl si è - senza rendersene essa stessa conto – accinta ad attuare il programma del "Credo". Il che prova (e il Raboceie Dielo non può riuscire a comprenderlo) che ogni sottomissione del movimento operaio alla spontaneità, ogni menomazione della funzione dell'"elemento cosciente", della funzione della socialdemocrazia significa di per sé - non importa lo si voglia o no - un rafforzamento dell'influenza dell'ideologia borghese sugli operai.

 Tutti coloro che parlano di "sopravvalutazione della ideologia"vi, di esagerazione della funzione dell'elemento cosciente vii, ecc., immaginano che il movimento puramente operaio sia di per sé in grado di elaborare - ed elabori in realtà - una ideologia indipendente; che ciò che più conta sia che gli operai "strappino dalle mani dei dirigenti le loro sorti". Ma questo è un profondo errore. Per completare quanto abbiamo detto sopra, riportiamo anche le seguenti parole di K. Kautsky, profondamente giuste e importanti, circa il progetto di un nuovo programma del Partito socialdemocratico austriaco viii «Parecchi dei nostri critici revisionisti immaginano che Marx abbia affermato che lo sviluppo economico e la lotta di classe non soltanto creano le condizioni della produzione socialista, ma generano anche direttamente la coscienza [sottolineato da K. K.] della sua necessità. Ed ecco questi critici obiettare che il paese del più avanzato sviluppo capitalistico, l'Inghilterra, è il più estraneo, fra tutti i paesi moderni, a questa coscienza. In base al progetto si potrebbe credere che anche la commissione la quale ha elaborato il programma austriaco condivida questo punto di vista sedicente marxista ortodosso che viene confutato nel modo suindicato. Il progetto dice: "Quanto più lo sviluppo capitalistico rafforza il proletario, tanto più esso è costretto a lottare contro il capitalismo ed ha la possibilità di farlo. Il proletario giunge ad aver coscienza" della possibilità e della necessità del socialismo. La coscienza socialista sarebbe, per conseguenza, il risultato necessario, diretto della lotta di classe proletaria. Ma ciò è completamente falso. Il socialismo, come dottrina, ha evidentemente le sue radici nei rapporti economici contemporanei, al pari della lotta di classe del proletariato; esso deriva, al pari di quest'ultima, dalla lotta contro la miseria e dall'impoverimento delle masse generati dal capitalismo; ma socialismo e lotta di classe nascono uno accanto all'altra e non uno dall'altra; essi sorgono da premesse diverse. La coscienza socialista contemporanea non può sorgere che sulla base di profonde cognizioni scientifiche. Infatti, la scienza economica contemporanea è, al pari della tecnica moderna, una condizione della produzione socialista, e il proletariato, per quanto lo desideri, non può creare né l'una né l'altra; la scienza e la tecnica sorgono entrambe dal processo sociale contemporaneo. Il detentore della scienza non è il proletariato, ma sono gli intellettuali borghesi[sottolineato da K.K.]; anche il socialismo contemporaneo è nato nel cervello di alcuni membri di questo ceto, ed è stato da essi comunicato ai proletari più elevati per il loro sviluppo intellettuale, i quali in seguito lo introducono nella lotta di classe del proletariato, dove le condizioni lo permettono. La coscienza socialista è quindi un elemento importato nella lotta di classe del proletariato dall'esterno [von aussen hineingetragenes], e non qualche cosa che ne sorge spontaneamente [urwüchsig]. Il vecchio programma di Hainfeld diceva dunque molto giustamente che il compito della socialdemocrazia è di introdurre nel proletariato [letteralmente: di permeare il proletariato] la coscienza della sua situazione e della sua missione. Non occorrerebbe far questo se la coscienza emanasse da sé dalla lotta di classe. Il nuovo progetto ha ripreso questa tesi del vecchio programma e l'ha sovrapposta alla tesi sopra citata. Ma ciò ha completamente spezzato il corso del pensiero...». Dal momento che non si può parlare di una ideologia indipendente, elaborata dalle stesse masse operaie nel corso stesso del loro movimento ix, la questione si può porresolamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c'è via di mezzo (poiché l'umanità non ha creato una "terza" ideologia, e, d'altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Ecco perché ogni menomazione dell'ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell'ideologia borghese. Si parla della spontaneità; ma lo sviluppo spontaneo del movimento operaio fa sì che esso si subordini all'ideologia borghese, che esso proceda precisamente secondo il programma del "Credo", perché il movimento operaio spontaneo è il tradunionismo, la Nur-Gewerkschaftlerei, e il tradunionismo è l'asservimento ideologico degli operai alla borghesia. Perciò il nostro compito, il compito della socialdemocrazia, consiste nel combattere la spontaneità, nell'allontanare il movimento operaio dalla tendenza spontanea del tradunionismo a rifugiarsi sotto l'ala della borghesia; il nostro compito consiste nell'attirare il movimento operaio sotto l'ala della socialdemocrazia rivoluzionaria. La frase degli autori della lettera «economica» pubblicata nel n. 12 dell'Iskra, secondo cui gli sforzi degli ideologi meglio ispirati non potrebbero far deviare il movimento operaio dalla strada tracciata dal giuoco reciproco degli elementi materiali e dell'ambiente materiale, equivale assolutamente ad una rinunzia al socialismo. Se coloro che hanno scritto questa frase fossero capaci di pensare fino in fondo a quanto dicono, con logica e senza paura, come devono fare tutti coloro che scendono sul terreno dell'attività letteraria e sociale, non avrebbero da far altro che «incrociare le inutili braccia sul petto deserto» e... lasciare campo libero agli Struve e ai Prokopovic, che orientano il movimento operaio «secondo la linea del minimo sforzo», cioè secondo la linea del tradunionismo borghese, e agli Zubatov, che lo orientano secondo la linea dell'«ideologia» clerico-poliziesca.

Ricordate l'esempio della Germania. Qual è stato il merito storico di Lassalle nel movimento operaio tedesco? Di avere allontanato il movimento dal tradunionismo progressista e dal cooperativismo verso i quali si dirigeva spontaneamente (con la benevola collaborazione degli Schulze-Delitsch e consorti). Per riuscirvi, è stato necessario ben altro che qualche frase sulla sottovalutazione dell'elemento spontaneo, sulla tattica-processo, sul giuoco reciproco degli elementi e dell'ambiente, ecc. È occorsa una lotta accanita contro la spontaneità, e soltanto dopo lunghi, lunghissimi anni di questa lotta si è giunti a fare, della popolazione operaia di Berlino, per esempio, che era un baluardo del partito progressista, una delle migliori fortezze della socialdemocrazia. E questa lotta non è terminata nemmeno ora (come potrebbero credere coloro che studiano la storia del movimento tedesco su Prokopovic e la sua filosofia su Struve). Ancora oggi la classe operaia tedesca è divisa, se cosi si può dire, fra parecchie ideologie: una parte è raggruppata nei sindacati cattolici e monarchici; un'altra nei sindacati Hirsch-Duncker, fondati dai partigiani borghesi del tradunionismo inglese; una terza parte nei sindacati socialdemocratici. Quest'ultima parte è incomparabilmente più numerosa di tutte le altre, ma l'ideologia socialdemocratica non ha potuto ottenere e non potrà conservare questa supremazia se non attraverso una lotta instancabile contro tutte le altre ideologie. Ma perché - domanderà il lettore - il movimento spontaneo, il movimento che segue la linea del minimo sforzo, conduce al predominio dell'ideologia borghese? Per la semplice ragione che, per le sue origini, l'ideologia borghese è ben più antica di quella socialista, essa è meglio elaborata in tutti i suoi aspetti e possiede una quantitàincomparabilmente maggiore di mezzi di diffusione[14*]. E quanto più giovane è il movimento socialista di un determinato paese, tanto più energica deve essere la lotta contro tutti i tentativi di consolidare la ideologia non socialista, tanto più risolutamente bisogna premunire gli operai contro i cattivi consiglieri che gridano alla "sopravvalutazione dell'elemento cosciente", ecc. All'unisono col Raboceie Dielo, gli autori della lettera economica tuonano contro l'intolleranza propria del periodo infantile del movimento. Rispondiamo: si, il nostro movimento è ancora nell'infanzia, e per raggiungere presto la virilità deve corazzarsi d'intolleranza contro coloro i quali, sottomettendosi alla spontaneità, ne ritardano lo sviluppo. Nulla di più ridicolo e di più nocivo che darsi l'aria di vecchi che già abbiano vissuto tutti i momenti decisivi della lotta!

In terzo luogo, il primo numero della Rabociaia Mysl ci dimostra che la denominazione di "economismo" (alla quale non abbiamo nessuna intenzione di rinunziare poiché, in un modo o nell'altro, essa ha ormai ottenuto diritto di cittadinanza) traduce solo approssimativamente la sostanza della nuova tendenza. La Rabociaia Mysl non nega completamente la lotta politica: lo statuto della cassa, che essa pubblica nel suo primo numero, parla di lotta contro il governo. Essa pensa soltanto che "la politica segue sempre docilmente l'economia". (Quanto al Raboceie Dielo, esso espone una variante a questa tesi, affermando nel suo programma che "in Russia più che in qualsiasi altro paese la lotta economica è inseparabile dalla lotta politica".) Queste tesi della Rabociaia Mysl e del Raboceie Dielo sono assolutamente sbagliate se per politica s'intende la politica socialdemocratica. La lotta economica degli operai è spessissimo, come abbiamo visto, legata (ma non indissolubilmente) alla politica borghese, clericale, ecc. Le tesi del Raboceie Dielo sono giuste se per politica si intende la politica tradunionista, vale a dire l'aspirazione di tutti gli operai a ottenere dallo Stato misure atte a rimediare ai mali che comporta la loro condizione, ma non ancora a sopprimere questa condizione, cioè a distruggere la sottomissione del lavoro al capitale. Questa aspirazione, infatti, è comune ai tradunionisti inglesi, che sono ostili al socialismo, agli operai cattolici, agli "operai di Zubatov" e ad altre tendenze. Vi è politica e politica. Vediamo dunque che la Rabociaia Mysl è, di fronte alla politica, non tanto in una posizione di negazione quanto in una posizione di sottomissione alla sua spontaneità e alla sua incoscienza. Riconoscendo pienamente la lotta politica che sorge spontaneamente dallo stesso movimento operaio (o, meglio, le rivendicazioni e le aspirazioni politiche degli operai), la Rabociaia Mysl rifiuta assolutamente di elaborare essa stessa una politica socialdemocratica specifica, che risponda ai compiti generali del socialismo e alla attuale situazione russa. Dimostreremo più avanti che il Raboceie Dielo commette lo stesso errore.

i A proposito, questo elogio della Rabociaia Mysl, fatta nel novembre 1898, mentre l'economismo, particolarmente all'estero, si era già completamente formato, emanava dallo stesso V. I. cheben presto, diventò redattore del Raboceie Dielo. E questo giornale negava e continua a negare l'esistenza di due tendenze nella socialdemocrazia russa!

 

ii L'esattezza di quest'affermazione è dimostrata da un fatto caratteristico. Quando, dopo l'arresto dei «decabristi», fra gli operai della strada di Schliesselburg si diffuse la notizia che la caduta era dovuta al provocatore N. Mikhailov (dentista), il quale era in stretti rapporti col gruppo dei «decabristi», questi operai ne furono così indignati che decisero di uccidere Mikhailov. [Nota dell'autore]

 

iii Dallo stesso editoriale del primo numero della Rabociaia Mysl. Si può così giudicare quale fosse la preparazione teorica di questi «V. V. della socialdemocrazia russa», i quali ripetevano le grossolane deformazioni del « materialismo economico», mentre nei loro scritti i marxisti combattevano contro il vero V. V., già da lungo tempo soprannominato «maestro di imprese reazionarie» a causa di questo stesso modo di comprendere i rapporti fra politica e economia.

 

iv I tedeschi possiedono perfino una parola, Nur-Gewerkschaftler, per indicare i partigiani della lotta «soltanto sindacale». [Nota dell'autore]

 

v Sottolineiamo attuali per i farisei che alzeranno le spalle dicendo: «È facile denigrare ora la Rabociaia Mysl, ma tutto ciò appartiene al passato».Mutato nomine, de te fabula narratur, risponderemo noi a questi moderni farisei, di cui dimostreremo in seguito il completo asservimento alle idee della Rabociaia Mysl. [Nota dell'autore]

 

vi Lettera degli economisti nel numero 12 dell’Iskra. [Nota dell'autore]

 

vii Raboceie Dielo, numero 10. [Nota dell'autore]

 

viii Neue Zeit, 1901-1902, XX, I, n. 3, pag. 79. Il progetto della commissione di cui parla K. Kautsky fu approvato dal Congressi di Vienna (alla fine dell’anno scorso) con alcune modificazioni. [Nota dell'autore]

 

ix Certo non ne consegue che gli operai non partecipino a questa elaborazione; ma non vi partecipano come operai, bensì come teorici del socialismo, come i Proudhon e i Weitling. In altri termini, non vi partecipano che nella misura in cui giungono ad acquisire più o meno completamente cognizioni della loro epoca ed a farle progredire. Ma perché possano riuscirvi più spesso bisogna sforzarsi di elevare il livello della .loro coscienza in generale, bisogna che essi non si rinchiudano nella cornice artificialmente ristretta della «letteratura per operai », ma imparino sempre meglio a comprendere la letteratura in generale. Sarebbe anzi più giusto dire che gli operai non si «rinchiudono» in una letteratura speciale, ma vi sono rinchiusi, perché essi leggono e vorrebbero leggere tutto ciò che si scrive per gli intellettuali, e soltanto alcuni intellettuali (scadenti) pensano che «agli operai» basti parlare della vita d'officina e rimasticare ciò che essi da molto tempo sanno. [Nota dell'autore]