Inizio dell'ascesa del movimento spontaneo

Nel precedente capitolo abbiamo notato il contagioso entusiasmo dei giovani intellettuali russi, intorno al 1895, per la teoria marxista. Nello stesso periodo, anche gli scioperi operai, dopo la famosa guerra industriale del 1896 a Pietroburgo, presero lo stesso carattere contagioso. La loro estensione in tutta la Russia attestava chiaramente quanto fosse profondo il movimento popolare che rialzava ancora una volta la testa, e se si vuol parlare di "elemento spontaneo" è certamente in questo movimento di scioperi che bisogna innanzi tutto vederlo. Ma vi è spontaneità e spontaneità. Anche negli anni sessanta e settanta (e persino nella prima metà del secolo) vi furono in Russia degli scioperi accompagnati da distruzioni "spontanee" di macchine e simili. In confronto con queste "rivolte", gli scioperi avvenuti dopo il 1890 potrebbero perfino essere chiamati "coscienti", tanto è importante il passo in avanti fatto nel frattempo dal movimento operaio. Ciò prova che in fondo l'"elemento spontaneo" non è che la forma embrionale della coscienza. Anche le rivolte primitive esprimevano già un certo risveglio di coscienza: gli operai perdevano la loro fede secolare nella solidità assoluta del regime che li schiacciava; cominciavano... non dirò a comprendere, ma a sentire la necessità di una resistenza collettiva e rompevano risolutamente con la sottomissione servile all'autorità. E tuttavia questa era ben più una manifestazione di disperazione e di vendetta che una lotta. Gli scioperi della fine del secolo, invece, rivelano bagliori di coscienza molto più numerosi: si pongono rivendicazioni precise, si cerca di prevedere il momento più favorevole, si discutono i casi e gli esempi noti delle altre località, ecc. Mentre prima si trattava semplicemente di una rivolta di gente oppressa, gli scioperi sistematici rappresentavano già degli embrioni – ma soltanto degli embrioni - di lotta di classe. Presi in sé, questi scioperi costituivano una lotta tradunionista, ma non ancora socialdemocratica; annunciavano il risveglio dell'antagonismo fra operai e padroni; ma gli operai non avevano e non potevano ancora avere la coscienza dell'irriducibile antagonismo fra i loro interessi e tutto l'ordinamento politico e sociale contemporaneo, cioè la coscienza socialdemocratica. Gli scioperi della fine del secolo dunque, malgrado il progresso immenso che rappresentavano in confronto con le "rivolte" anteriori, restavano un movimento puramente spontaneo.

 

Abbiamo detto che gli operai non potevano ancora possedere una coscienza socialdemocratica. Essa poteva essere loro apportata soltanto dall'esterno. La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia colle sue sole forze è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai, ecc.i La dottrina del socialismo è sorta da quelle teorie filosofiche, storiche, economiche che furono elaborate dai rappresentanti colti delle classi possidenti, gli intellettuali. Per la loro posizione sociale, gli stessi fondatori del socialismo scientifico contemporaneo, Marx ed Engels, erano degli intellettuali borghesi. Anche in Russia la dottrina teorica della socialdemocrazia sorse del tutto indipendentemente dallo sviluppo spontaneo del movimento operaio; sorse come risultato naturale e inevitabile dello sviluppo del pensiero fra gli intellettuali socialisti rivoluzionari. Nell'epoca della quale ci occupiamo, cioè intorno al 1895, non soltanto questa dottrina ispirava completamente di sé il programma del gruppo "Emancipazione del lavoro", ma aveva conquistato la maggioranza della gioventù rivoluzionaria della Russia. Avevamo, dunque, contemporaneamente, un risveglio spontaneo delle masse operaie, risveglio alla vita e alla lotta cosciente, e la presenza di una gioventù rivoluzionaria che, armata della teoria socialdemocratica, nutriva il desiderio ardente di avvicinarsi agli operai. È molto importante, inoltre, notare il fatto spesso dimenticato (e relativamente poco noto) che i primi socialdemocratici di questo periodo, i quali si occupavano con ardore dell'agitazione economica (approfittando per questo delle utili indicazioni dell'opuscolo Dell'agitazione, allora manoscritto), non consideravano quell'agitazione come il loro unico compito, ma al contrario, fin dal principio, assegnavano alla socialdemocrazia russa i più grandi compiti storici in generale, e in particolare il rovesciamento dell'autocrazia.

 Così, per esempio, il gruppo dei socialdemocratici di Pietroburgo, che fondò l’ «Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia», preparò verso la fine del 1895 il primo numero di un giornale intitolato Raboceie Dielo, completamente pronto per la stampa, questo numero fu sequestrato dai gendarmi durante una perquisizione operata la notte dall'8 al 9 dicembre 1895 presso uno dei membri del gruppo, Anat. Alex. Vaneievii, cosicché, nella sua prima edizione, il Raboceie Dielo non poté vedere la luce. L'editoriale di quel giornale(che, forse, fra una trentina di anni, una rivista del tipo della Russkaia Sfarina riesumerà dagli archivi della polizia) tracciava i compiti storici della classe operaia in Russia, e il primo di essi era la conquista della libertà politica. Seguiva un articolo, A che cosa pensano i nostri ministri?dedicato alla devastazione poliziesca dei comitati per l'istruzione elementare, ed una serie di corrispondenze non solo da Pietroburgo, ma da altre località della Russia (per esempio, su un massacro di operai nella provincia di Iaroslavl). Dunque, questo, se non erro, «primo saggio» dei socialdemocratici russi della fine del secolo scorso, non era un giornale strettamente locale, e ancor meno un giornale di carattere «economico», poiché si studiava di unire gli scioperi del movimento rivoluzionario contro l'autocrazia e di spingere tutti gli oppressi, vittime della politica di oscurantismo reazionario, a sostenere la socialdemocrazia. Per coloro che più o meno conoscono lo stato del movimento in quell'epoca è indubbio che un simile giornale sarebbe stato favorevolmente accolto dagli operai della capitale e dagli intellettuali rivoluzionari ed avrebbe avuto la massima diffusione. L'insuccesso dell'iniziativa provò unicamente che i socialdemocratici di allora erano incapaci di rispondere alle esigenze del momento soprattutto per mancanza di esperienza rivoluzionaria e di preparazione pratica. Lo stesso si può dire per il Raboci Listok e specialmente per la Rabociaia Gazieta e per il Manifesto del Partito operaio socialdemocratico russo, costituitosi nella primavera del 1898. È chiaro che non è affatto nelle nostre intenzioni di rimproverare ai militanti di quel tempo la loro impreparazione; ma per trarre profitto dall'esperienza del movimento e ricavarne delle lezioni pratiche bisogna rendersi ben conto delle cause e del significato di questa o quella deficienza. Perciò è estremamente importante stabilire che una parte (forse anche la maggioranza) dei socialdemocratici attivi negli anni 1895-98 riteneva possibile presentare, proprio allora, agli inizi stessi del movimento «spontaneo », un vasto programma ed una tattica di combattimentoiii. L'impreparazione della maggior parte dei rivoluzionari, essendo un fenomeno del tutto naturale, non poteva suscitare particolari timori. Poiché i compiti erano giustamente determinati, poiché si possedeva l'energia necessaria per ripetere i tentativi di adempierli, i momentanei insuccessi non erano che un mezzo male. L'esperienza rivoluzionaria e la capacità organizzativa sono cose che si acquistano. Basta voler sviluppare in sé le qualità necessarie! Basta aver coscienza dei propri errori, coscienza che, nelle questioni rivoluzionarie, equivale già ad una mezza correzione! Ma il mezzo male diventa un male effettivo quando questa coscienza comincia ad oscurarsi (ed essa era vivissima nei militanti dei gruppi menzionati), quando c'è della gente — e persino dei giornali socialdemocratici — che è pronta a presentare le deficienze come virtù e persino a tentar di giustificare teoricamente la propria sottomissione servile alla spontaneità. È tempo di fare il bilancio di questa tendenza, molto inesattamente definita col termine di «economismo», che è troppo ristretto per esprimerne tutto il contenuto.

i Il tradeunionismo non esclude affatto ogni "politica", come talvolta si crede. Le trade-unions hanno sempre fatto una determinata agitazione politica ed una determinata lotta politica (ma non socialdemocratica). Nel capitolo seguente esporremo la differenza che passa fra la politica tradeunionista e la politica socialdemocratica. [Nota dell'autore]

 

ii A. A. Vaneiev è morto nel 1899, nella Siberia orientale, di tisi contratta durante la detenzione preventiva, passata nell'isolamento della segregazione cellulare. Ci è parso perciò possibile pubblicare le informazioni di cui sopra. Rispondiamo della loro esattezza, perché provengono da persone che hanno intimamente conosciuto Vaneiev. [Nota dell'autore]

 

iii «Prendendo una posizione negativa di fronte all'attività dei socialdemocratici alla fine degli anni novanta, l’Iskra ignora che allora mancavano le condizioni per un altro lavoro che non fosse la lotta per le piccole rivendicazioni.» Così parlano gli economisti nella loro Lettera ai giornali socialdemocratici russi (Iskra, n. 12). Ma i fatti da noi citati provano che questa affermazione sulla «mancanza delle condizioni» è diametralmente opposta alla verità. Non soltanto alla fine del secolo, ma intorno al 1895 esistevano tutte le condizioni — tutte, meno una sufficiente preparazione dei dirigenti — per un lavoro che non fosse la lotta per le piccole rivendicazioni. Ed ecco che invece di riconoscere questa deficienza di preparazione di noi ideologi, dirigenti, gli «economisti» fanno ricadere tutta la colpa sulla «mancanza delle condizioni», sull'influenza dell'ambiente materiale che determina la strada dalla quale nessun ideologo potrà far deviare il movimento. Che cosa è questo se non cieca sottomissione alla spontaneità, se non amore degli «ideologi» per le loro proprie deficienze? [Nota dell'autore]