Engels e l’importanza della lotta teorica

Guida alla lettura

Consideratelo un omaggio.

Sinceramente non avremmo potuto aprire un sito sulla validità della teoria marxista senza presentare un testo scritto 111 anni fa. Ma questo è precisamente il punto della questione: come tutte le scienze, il marxismo ha valore se continua a mantenersi predittivo di fronte agli avvenimenti. Un fiume di libri di economia e teoria politica hanno attraversato l'ultimo secolo scomparendo come pioggia in un tombino. Tuttavia il punto di vista di classe degli oppressi si è mantenuto più vivo che mai perchè capace di predire e di organizzare la classe indipendentemente da nazionalità, religione e sesso.

"Engels e l'importanza della lotta teorica" è un capitolo del "Che fare?" che Lenin scrisse tra il 1901 e il 1902 per preparare la riunificazione di tutti i gruppi socialdemocratici della Russia sotto un unico giornale, con un'unica piattaforma e analisi teorica. Grossa parte della produzione teorica di Lenin é partita da polemiche congiunturali per trarne lezioni generali. E' proprio nella demolizione degli errori teorici delle altre tendenze del movimento operaio che Lenin sviluppò il proprio contributo al marxismo ed orientò il Partito Bolscevico dalla clandestinità, alla conquista della maggioranza della classe e alla presa del potere.

E il compito pratico che l'inizio del XX secolo presentava ai giovani rivoluzionari russi era quello di superare le enormi difficoltà che il paese più reazionario della Terra imponeva loro: l'esilio dei quadri all'estero, la censura, le differenze teoriche sorte tra diversi gruppi sparpagliati migliaia di chilometri, le differenze linguistiche e nazionali di un paese che conteneva più di 19 nazionalità diverse.

 Perché tutto questo fosse possibile Lenin dovette aprire una forte polemica con le tendenze riformiste "economiste" che andavano sviluppandosi nei circoli marxisti russi. Erano, queste, tendenze che negavano la necessità della teoria marxista ed esaltavano lo spontaneismo dei lavoratori per lottare solo per le proprie condizioni immediate. Secondo gli economisti ai militanti non restava altro che assecondare il movimento spontaneo della classe e le sue richieste.

Lenin in questo vide un pericolo mortale per la neonata socialdemocrazia russa. Se i lavoratori lasciavano il campo politico, dedicandosi allo sviluppo di una lotta esclusivamente sindacale, si rischiava di sottomettere il movimento operaio all'egemonia della borghesia liberale, che assecondava miglioramenti purché esclusivamente compatibili con le necessità del sistema. Compito dei marxisti, invece, era precisamente quello di alzare il livello della comprensione della classe perché, partendo dalle lotte quotidiane, sviluppasse un programma di rottura con lo zarismo ed anche con la borghesia liberale. Proprio per questo tutto il "Che fare?" è dedicato alla necessità di costruire un partito degli oppressi centralizzato, democratico, con salde radici nella teoria marxista e nel suo metodo. Una necessità che gli “economisti” non potevano vedere in virtù dei propri errori teorici: se tutto ciò che conta è la spontaneità per obiettivi minimi, la classe non ha bisogno di essere organizzata ma solo sostenuta.

 Pochi anni dopo lo stesso Lenin riconobbe un errore politico che l'esagerazione polemica gli aveva suggerito. Il marxismo non è fatto di santi, ma di un metodo che la realtà mette a verifica ogni giorno. Lenin, preso dalla foga polemica, commise l'errore di teorizzare che i lavoratori di per sè non avrebbero potuto raggiungere spontaneamente conclusioni rivoluzionarie, che invece sarebbero state comprese solo se indotte dall'azione esterna dell'avanguardia. Fu un'esagerazione dettata dalla necessità di teorizzare contro lo spontaneismo riformista degli economisti. Il fatto che Lenin stesso lo ammise ci indica quanto vivo sia il marxismo e quanto flessibile il suo metodo pur basandosi su salde radici.

 In questo capitolo troverete proprio una spiegazione del perché è impossibile organizzare la classe lavoratrice senza basarsi sul metodo e l'analisi del marxismo. Allo stesso tempo, troverete una spiegazione del perché la lotta teorica riveste la medesima importanza di quella politica e sindacale.

In questo capitolo non troverete segni dell'esagerazione in cui Lenin cadde scrivendo il "Che fare?". Era necessario indicarlo proprio per invogliare una lettura dei classici del marxismo che serva a mettersi in moto. Che ne faccia guida per l'azione.

In fondo questo è il compito più elevato a cui questo sito vuole dare il proprio modesto contributo.

 

Nota: nel testo viene utilizzato il termine “socialdemocratico” per comprendere sia gli attivisti socialisti che quelli comunisti. Fino al 1914 infatti la socialdemocrazia è la corrente internazionale che si rifà all'abbattimento del capitalismo e al socialismo e diviene sinonimo di riformismo solo dall'appoggio della maggior parte dei partiti socialdemocratici alla carneficina della I guerra mondiale.

 

Engels e l'importanza della lotta teorica

"Il dogmatismo, il dottrinarismo", "la fossilizzazione del partito sono il castigo inevitabile della violenta compressione del pensiero": ecco i nemici contro i quali scendono in lizza i campioni della "libertà di critica" del Raboceie Dielo1. Siamo felicissimi che tale questione sia stata posta all’ordine del giorno; ma proporremmo di completarla con la seguente:

Chi sono i giudici?

Abbiamo innanzi a noi due annunzi di pubblicazioni: il programma del Raboceie Dielo, organo del periodico della Unione dei socialdemocratici russi (tiratura speciale del n.1 del Raboceie Dielo) e l’annuncio della ripresa delle edizioni del gruppo Emancipazione del lavoro2. Entrambi hanno la data del 1899, epoca nella quale la "crisi del marxismo" era all’ordine del giorno da molto tempo3. Eppure nella prima di queste pubblicazioni si cercherebbero invano indicazioni sulla crisi stessa e un’esposizione precisa della posizione che conta di prendere il nuovo organo a questo riguardo. Dell’attività teorica e dei suoi compiti vitali nel momento attuale non dicono una parola né questo programma, né le aggiunte approvate dal III Congresso dell’Unione4 nel 1901 (Due congressi, pp. 15-18). In tutto questo periodo, la redazione del Raboceie Dielo ha lasciato da parte le questioni teoriche, benché esse appassionassero i socialdemocratici di tutto il mondo.

L’altra pubblicazione, al contrario, segnala innanzi tutto l’indebolimento dell’interesse per la teoria durante questi ultimi anni, esige imperiosamente che sia data una "vigile attenzione al lato teorico del movimento rivoluzionario del proletariato" ed esorta a una "critica spietata delle tendenze bernsteiniane e delle altre tendenze antirivoluzionarie" esistenti nel nostro movimento. I numeri della Zarià finora pubblicati dimostrano come sia stato eseguito questo programma.

Vediamo, dunque, che le grandi frasi contro la fossilizzazione del pensiero, ecc. dissimulano in realtà l’indifferenza e l’impotenza nei riguardi dello sviluppo del pensiero teorico. L’esempio dei socialdemocratici russi illustra in modo particolarmente chiaro il fenomeno, generale in Europa (e da molto tempo segnalato anche dai marxisti tedeschi), che la famosa libertà di critica non significa la sostituzione di una teoria con un’altra, ma significa libertà da ogni teoria coerente e ponderata, eclettismo e mancanza di princípi. Chiunque abbia una conoscenza anche limitata della situazione di fatto del nostro movimento non può non vedere che la grande diffusione del marxismo è stata accompagnata da un certo abbassamento del livello teorico. Molta gente, la cui preparazione teorica era infima e persino inesistente, ha aderito al movimento grazie alla sua importanza pratica e ai suoi progressi pratici. Ognuno può dunque vedere quanto manchi di tatto il Raboceie Dielo quando agita trionfalmente la frase di Marx: "Ogni passo del movimento reale è più importante di una dozzina di programmi". Ripetere queste parole in un momento di sbandamento teorico, è come "fare dello spirito a un funerale". Queste parole, d’altra parte, sono estratte dalla lettera sul programma di Gotha, nella quale Marxcondanna categoricamente l’eclettismo nell’enunciazione dei princípi. Se è necessario unirsi - scriveva Marx ai capi del partito - fate accordi allo scopo di raggiungere i fini pratici del movimento, ma non fate commercio dei princípi e non fate "concessioni" teoriche. Questo era il pensiero di Marx, e fra noi si trova della gente che nel suo nome tenta di sminuire l’importanza della teoria!

Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario. Non si insisterà mai troppo su questo concetto in un periodo in cui la predicazione opportunistica venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste di azione pratica. Ma per la socialdemocrazia russa, in particolare, la teoria acquista un’importanza ancora maggiore per le tre considerazioni seguenti, che sono spesso dimenticate. Innanzi tutto, il nostro partito è ancora in via di formazione, sta ancora definendo la sua fisionomia ed è ben lungi dall’aver saldato i conti con le altre correnti del pensiero rivoluzionario, che minacciano di far deviare il movimento dalla giusta via. Anzi, proprio in questi ultimi anni (come Axelrod già da molto tempo aveva predetto agli economisti) ci troviamo di fronte ad una reviviscenza delle tendenze rivoluzionarie non socialdemocratiche. In siffatte condizioni, un errore, che a prima vista sembra "senza importanza", può avere le più deplorevoli conseguenze; e bisogna essere ben miopi per giudicare inopportune e superflue le discussioni di frazione e la rigorosa definizione delle varie tendenze. Dal consolidarsi dell’una piuttosto che dell’altra "tendenza" può dipendere per lunghi anni l’avvenire della socialdemocrazia russa.

In secondo luogo, il movimento socialdemocratico è per la sua stessa sostanza internazionale. Ciò non significa soltanto che dobbiamo combattere lo sciovinismo5 nazionale. Significa anche che in un paese giovane un movimento appena nato può avere successo solo se applica l’esperienza degli altri paesi. Ma per applicarla non basta conoscerla o limitarsi a copiare le ultime risoluzioni. Bisogna saper valutare criticamente e verificare da se stessi questa esperienza. Basta pensare quali passi giganteschi ha fatto il movimento operaio contemporaneo e come si è articolato per comprendere quale riserva di forze teoriche e di esperienza politica (ed anche rivoluzionaria) sia necessaria per adempiere questo compito.

In terzo luogo, i compiti nazionali della socialdemocrazia russa sono tali, quali non si sono mai presentati a nessun altro partito socialista del mondo. Vedremo in seguito quali doveri politici ed organizzativi ci impone il compito di liberare tutto il popolo dal giogo dell’autocrazia. Per il momento ci limiteremo a rilevare che solo un partito guidato da una teoria di avanguardia può adempiere la funzione di combattente di avanguardia. Ma per raffigurarsi un po’ più concretamente che cosa questo significhi, ricordi il lettore quei precursori della socialdemocrazia russa, che si chiamanoHerzen, Belinski, Cernyscevski e la brillante pleiade dei rivoluzionari degli anni settanta; rifletta all’importanza mondiale che la letteratura russa acquista presentemente; pensi... ma basta così!

Ricordiamo le osservazioni di Engels (1874) sull’importanza della teoria nel movimento socialdemocratico. Secondo Engels, esistono non due forme della grande lotta socialdemocratica (politica ed economica) - come si pensa abitualmente fra noi -, ma tre, ponendosi accanto a queste anche la lotta teorica. La raccomandazione che egli fa al movimento operaio tedesco, già rafforzatosi praticamente e politicamente, è talmente istruttiva, dal punto di vista delle questioni e discussioni attuali, che il lettore ci scuserà se riportiamo il lungo brano seguente della prefazione all’opuscolo Der deutsche Bauernkríeg che è diventato da molto tempo una rarità bibliografica eccezionale:

«Gli operai tedeschi hanno due vantaggi essenziali sugli operai del resto dell’Europa. In primo luogo essi appartengono al popolo dell’Europa più portato alla teoria ed hanno conservato il senso teorico, che i cosiddetti "uomini colti" della Germania hanno totalmente perduto. Senza il precedente della filosofia tedesca e precisamente della filosofia di Hegel6, il socialismo scientifico tedesco - l’unico socialismo scientifico che sia mai esistito - non sarebbe mai nato. Se tra gli operai non ci fosse stato questo senso teorico, il socialismo scientifico non si sarebbe mai cambiato in sangue e carne in così grande misura come è effettivamente accaduto. E quale incommensurabile vantaggio sia questo si rileva, da una parte, se si tenga presente l’indifferenza verso tutte le teorie, che è una delle cause principali per cui il movimento operaio inglese, malgrado tutta la notevole organizzazione dei singoli sindacati, avanza così lentamente, e, dall’altra parte, se si tengano presenti la confusione e le storture che il proudhonismo7 ha provocato, nella sua forma originaria, nei francesi e nei belgi, e, più tardi, nella caricatura che ne fece , negli spagnoli e negli italiani.

«Il secondo vantaggio è costituito dal fatto che i tedeschi sono arrivati quasi ultimi nel movimento operaio dell’epoca. Come il socialismo tedesco non dimenticherà mai che esso, diremo, poggia sulle spalle di Saínt-Simon, Fourier e Owen8, tre uomini che, con tutta la loro fantasticheria e tutto il loro utopismo, sono tra le teste più fini di tutti i tempi e hanno anticipato infinite cose che noi oggi dimostriamo scientificamente, così il movimento operaio pratico tedesco non può mai dimenticare che esso si è sviluppato sulle spalle dei movimenti inglese e francese, e può con tutta semplicità trarre profitto dalle loro esperienze acquistate a così -caro prezzo ed evitare oggi i loro errori che erano allora inevitabili. Senza il gigantesco impulso dato specialmente dalla Comune di Parigi9, dallo sviluppo precedente delle trade-unions inglesi e dalle lotte politiche degli operai francesi, a che punto saremmo noi ora?

«Si deve riconoscere che gli operai tedeschi hanno sfruttato con rara intelligenza la loro vantaggiosa posizione. Infatti, per la prima volta dacché esiste il movimento operaio, la lotta viene condotta unitariamente, coerentemente e secondo un piano che si svolge su tre linee: teorica, politica e pratico-economica (resistenza ai capitalisti). La forza e l’invincibilità del movimento tedesco sta precisamente in questo attacco che potremmo dire concentrico.

«Da una parte per questa loro privilegiata posizione, dall’altra per le particolarità insulari del movimento inglese e la violenta repressione del movimento francese, gli operai tedeschi sono per il momento all’avanguardia della lotta proletaria. Per quanto tempo gli avvenimenti lasceranno loro questo posto d’onore, non si può dire. Ma sino a quando lo occuperanno, è sperabile che essi eseguiranno il loro compito come si conviene. Per questo occorre che gli sforzi siano raddoppiati in ogni campo della lotta e dell’agitazione. Precisamente sarà dovere di tutti i dirigenti chiarire sempre più tutte le questioni teoriche, liberarsi sempre più completamente dall’influsso delle frasi fatte proprie della vecchia concezione del mondo, e tener sempre presente Che il socialismo, da quando è diventato una scienza, va trattato come una scienza, cioè va studiato. Ma l’importante sarà poi diffondere tra le masse, con zelo accresciuto, la concezione che così si è acquisita e che sempre più si è chiarita, e rinsaldare sempre più fermamente l’organizzazione del partito e dei sindacati...

«Se gli operai tedeschi così andranno avanti, non perciò marceranno alla testa del movimento - anzi non è affatto nell’interesse del movimento che gli operai di una singola nazione, quale che essa sia, marcino alla testa del movimento - ma tuttavia occuperanno un posto degno di onore nella linea del combattimento; e saranno pronti in armi, se dure prove inattese o grandi avvenimenti esigeranno maggiore coraggio, maggiore decisione ed energia».

Il proletariato russo dovrà subire delle prove infinitamente più gravi, dovrà combattere un mostro in confronto del quale una legge eccezionale in un paese costituzionale sembrerà un pigmeo. La storia ci pone oggi un compito immediato, il più rivoluzionario di tutti i compiti immediati del proletariato di qualsiasi altro paese. L’adempimento di questo compito, la distruzione del baluardo più potente della reazione, non soltanto europea, ma anche (oggi possiamo dirlo) asiatica, farebbe del proletariato russo l’avanguardia del proletariato rivoluzionario internazionale10. Siamo in diritto di credere che ci meriteremo questo titolo onorevole, come già lo meritarono i nostri precursori, i rivoluzionari degli anni settanta, se sapremo animare dello stesso spirito di illimitata risolutezza e della stessa energia il nostro movimento, mille volte più vasto e più profondo.

 

 

1 il Raboceie Dielo venne fondato nel 1898 da una serie di attivisti – Teplov, Krichevsky, Ivashin – che si rifacevano alla tradizione economicista. La tradizione economicista è al centro delle polemiche di Lenin: secondo tale impostazione la coscienza dei lavoratori non si sarebbe mai potuta elevare oltre alle necessità economiche più stringenti: lotta per il salario, per l'orario di lavoro etc nemmeno di fronte all'intervento cosciente dei militanti socialisti nel movimento operaio.

L'approccio di questo giornale fu sempre molto superficiale nei confronti della teoria.

Fu proprio in questo giornale che, per la prima volta, venne teorizzata la “teoria delle due fasi”, ossia la necessità di lottare prima per la democrazia parlamentare borghese relegando la lotta per il socialismo a un futuro indefinito.

 

2 il gruppo Emancipazione del lavoro venne fondato da Plekhanov, Vera Zasulich e Axelrod nel 1889. E' a questo gruppo che si deve l'importazione del marxismo in tutta la Russia. Se vi è infatti un gruppo che dovette nuotare contro la corrente, questo fu il gruppo di Plekhanov. In condizioni di estrema difficoltà e repressione posero le basi per la polemica su cui nacque il movimento marxista in Russia: quello contro i narodniki, ossia con il gruppo militante piccolo borghese che, orientandosi esclusivamente ai contadini, piegò rapidamente verso il terrorismo. I primi passi del marxismo russo si svilupparono infatti attorno a una polemica sulla necessità di orientarsi alla classe operaia sebbene ancora esigua numericamente. Il gruppo, e il suo principale dirigente, risentirono presto di una mentalità da piccolo gruppo.

 

3 ci si riferisce a una discussione tra Kautsky, considerato il massimo dirigente socialdemocratico dell'epoca e Bernestein che, all'epoca, già incarnava la tradizione riformista che vedeva nella riforma quotidiana del sistema lo scopo finale dell'azione dei socialdemocratici.

 

4 si riferisce all'Unione dei socialdemocratici russi, una federazione dei gruppi socialdemocratici russi i cui principali attivisti e dirigenti erano esiliati all'estero.

5 lo sciovinismo è il nazionalismo. Le tendenze sciovinistiche nel movimento operaio pensano che i problemi dei lavoratori di un paese possano essere risolti per sempre esclusivamente dentro i confini del proprio paese.

 

 

6 Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è stato uno dei più importanti filosofi dell'era moderna e il perno attorno a cui si è sviluppato l'idealismo moderno (la corrente filosofica che descrive il mondo e la società in cui viviamo come riflesso di una Idea perfetta e senza tempo).

 

7 Il proudhonismo è la corrente che si rifa alle idee di Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865), insieme a Bakunin tra i principali teorici dell'anarchismo. Marx demolì le idee di Proudhon punto per punto nel suo celebre lavoro Miseria della filosofia

 

8 i tre celebri socialisti idealisti sulle cui idee Engels elaborò L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza. Engels stesso ne descrisse i meriti quando riconobbe come essi, per primi, svilupparono una critica complessiva al funzionamento del sistema capitalista e alla barbarie sociale in cui tale sistema fa sprofondare la società; al tempo stesso, sottolineava Engels, l'incompleto sviluppo della classe lavoratrice moderna e della lotta di classe non permise a questi teorici di far discendere un'analisi coerente della futura società socialista, basata sul ruolo della classe lavoratrice nella produzione, ma di tentare esperimenti di società futura in modo astratto.

 

9 con Comune di Parigi si intende il governo rivoluzionario dei lavoratori parigini che nel 1871 presero il potere nella capitale francese, sviluppando nella pratica quel programma transitorio di distruzione della macchina statale borghese che Marx definì “dittatura del proletariato”. Marx poté arrivare a tale conclusione solo grazie all'esperienza pratica degli operai parigini. La Comune di Parigi fu repressa nel sangue dal governo di Versailles e dall'esercito prussiano ma fu un esempio inestimabile per il movimento operaio di tutto il mondo. Marx ne descrisse le vicende nel suo La guerra civile in Francia, relazione al Consiglio della I Internazionale.

 

10 esattamente quanto avverrà 16 anni dopo, quando la classe lavoratrice russa, formata da oltre 17 nazionalità diverse e guidata dal Partito Bolscevico prese il potere politico rovesciando l'autocrazia e formando un governo rivoluzionario basato sul potere reale dei soviet, maturati in quasi un anno di rivoluzione.