Guida alla lettura

E’ il 1845 quando Marx scrive le Tesi su Feuerbach.

Dopo l’esilio a Parigi dettato dalle politiche antisocialiste del governo prussiano, Marx elabora una critica compiuta del periodo in cui è stato il principale teorico della corrente dei “giovani hegeliani”, gli intellettuali democratici emersi dalla scuola dell’idealismo filosofico tedesco che ne accettavano la dialettica (l’idea che la storia si sviluppi attraverso contraddizioni) ma ne rifiutavano le conseguenze reazionarie (l’idea che lo stato capitalista prussiano, il suo militarismo e la sua repressione, fossero giustificati dall’Idea Assoluta, ossia da Dio, come forma più elevata possibile di società).

Marx si unisce ai radicali renani nella lotta contro lo stato prussiano diventando il direttore della Rheinische zeitung (La gazzetta renana).

Priva di una base materialista di analisi della società e della storia, la corrente dei giovani hegeliani non poteva che avvilupparsi in contraddizioni insanabili. Quando, due anni prima delle Tesi, il filosofo materialista Ludwig Feuerbach pubblicava “L’essenza del cristianesimo”, per la prima volta il punto di vista idealistico veniva ribaltato pur in assenza di una impostazione dialettica. Tanto rapidamente Marx ne assume i presupposti perché in grado di spiegare meglio l’illusione della religione, tanto rapidamente ne riconosce i limiti.

Quello di Feuerbach è infatti un materialismo insufficiente: un materialismo capace di spiegare l’esistenza della realtà ma non il suo significato, né il suo sviluppo. In altre parole, quello di Feuerbach è un materialismo dello status quo.

Quando, nel marzo 1843, il governo prussiano minaccia la chiusura della Rheinische zeitung se Marx non si fosse dimesso, i radicali renani cedono subito, dimostrando quanta affinità vi fosse tra l’impostazione filosofica professata e la loro composizione sociale piccolo borghese. Marx è costretto all’esilio a Parigi, entrando a diretto contatto con i movimenti rivoluzionari democratici francesi. E’ in quel periodo che elabora le Tesi.

Le Tesi sono un distillato di  materialismo dialettico. Rappresentano lo schema filosofico attorno a cui verrà elaborata, insieme a Engels, l’Ideologia tedesca nel 1845. Lo stesso Engels le scoprì casualmente dopo la morte di Marx e le pubblicò postume. Come l’Ideologia tedesca, non erano state pensate per la pubblicazione e per tale ragione sono estremamente brevi e concentrate.

Per Marx il materialismo non può limitarsi a riconoscere che la realtà percepita dai nostri sensi esiste indipendentemente da chi la osserva. In altre parole il materialismo dialettico non può vivere solo su un piano “ontologico”: non può limitarsi a osservare la realtà come una somma aritmetica di fotografie senza un passato, un presente e un futuro.

Il materialismo dialettico che emerge dalle Tesi trova invece compimento nell’azione che modifica la realtà. Solo la “prassi”, ossia la manipolazione della realtà (tanto quotidiana quanto dell’industria, tanto delle conquiste della scienza quanto di quelle della lotta di classe) prova l’esistenza della realtà e a sua volta modifica l’ambiente nel quale la classe vive e lotta.

In altre parole il materialismo dialettico è una visione materialistica della società basata sull’azione cosciente: è un materialismo militante contro le opinioni da salotto.

 Proprio per tale ragione Marx giungerà alla conclusione politica più importante nell’ultima tesi: tutti i sistemi filosofici esistiti fino ad ora si sono limitati a descrivere la realtà come un’istantanea ferma nel tempo e nello spazio (materialismo meccanicistico) o in un movimento esclusivo riflesso di una volontà divina (idealismo). Ma il compito del materialismo dialettico, ossia del materialismo militante, non è solo quello di interpretare i flussi alla base degli avvenimenti storici, ma è quello di interpretarli per comprenderli, intervenirvi consapevolmente e mutarli.

In questo senso la teoria diviene il distillato dell’esperienza storica del movimento operaio: la memoria dell’azione.