Capitolo II

Da che cosa è determinato il prezzo di una merce?

Dalla concorrenza fra compratori e venditori, dal rapporto tra la domanda e la disponibilità, tra l’offerta e la richiesta. La concorrenza, da cui viene determinato il prezzo di una merce, ha tre aspetti.

La stessa merce è offerta da diversi venditori. Colui che vende merci della stessa qualità più a buon mercato è sicuro di eliminare gli altri venditori e di assicurarsi lo smercio maggiore. I venditori si disputano dunque reciprocamente le possibilità di vendita, il mercato. Ognuno di essi vuol vendere, vendere il più possibile, e possibilmente vendere solo, escludendo tutti gli altri venditori. L’uno, quindi, vende più a buon mercato dell’altro. Esiste perciò una concorrenza tra i venditori, che ribassa i prezzi delle merci che essi offrono.

Esiste però anche una concorrenza tra i compratori, che a sua volta fa salire il prezzo delle merci offerte.

Esiste, infine, anche una concorrenza tra i compratori e i venditori; gli uni vogliono comperare il più che sia possibile a buon mercato, gli altri vogliono vendere il più caro possibile. Il risultato di questa concorrenza tra compratori e venditori dipenderà dal modo come si comportano gli altri due aspetti della concorrenza che abbiamo indicato, cioè dal fatto che la concorrenza sia più forte nel campo dei compratori o in quello dei venditori. L’industria mette in campo l’un contro l’altro due eserciti, ognuno dei quali sostiene una lotta nelle proprie file, fra le proprie truppe. L’esercito nei cui ranghi hanno luogo gli scontri più lievi, riporta vittoria sull’avversario.

Supponiamo che si trovino sul mercato 100 balle di cotone, e in pari tempo dei compratori per 1.000 balle. In questo caso la domanda è dunque dieci volte maggiore della disponibilità. La concorrenza fra i compratori sarà dunque molto forte; ognuno di essi vorrà accaparrarsi almeno una e possibilmente tutte le 100 balle. Questo esempio non è un’ipotesi arbitraria. Nella storia del commercio abbiamo conosciuto periodi di cattivi raccolti di cotone, nei quali alcuni capitalisti, associati fra loro, tentarono di accaparrarsi non 100 balle, ma tutta la disponibilità di cotone del mondo. Nel caso citato, dunque, un compratore cercherà di eliminare l’altro offrendo per le balle di cotone un prezzo relativamente superiore. I venditori di cotone, i quali vedono che le truppe nemiche si battono accanitamente fra loro, e sono completamente sicuri di vendere tutte le loro 100 balle, si guarderanno bene dal prendersi per i capelli per abbassare i prezzi del cotone in un momento in cui i loro avversari vanno a gara per spingerli in alto. Nell’esercito dei venditori si stabilisce quindi improvvisamente la pace. Essi stanno come un sol uomo di fronte ai compratori, incrociano filosoficamente le braccia, e le loro richieste non avrebbero alcun limite se le offerte dei compratori, anche dei più insistenti, non avessero i loro limiti ben determinati.

Dunque, se la disponibilità di una merce è inferiore alla domanda, la concorrenza fra i venditori è minima o nulla. Nella stessa proporzione in cui questa concorrenza diminuisce, aumenta quella fra i compratori. Risultato: aumento più o meno notevole dei prezzi della merce.

È noto che il caso contrario, che porta a risultati contrari, si verifica più spesso. Disponibilità di merci notevolmente superiore alla domanda: concorrenza disperata fra i venditori; mancanza di compratori: liquidazione delle merci a prezzi irrisori.

Ma che cosa significa aumento, diminuzione dei prezzi, prezzo alto e prezzo basso? Un granello di sabbia è alto se lo si guarda al microscopio, e una torre è bassa in confronto con una montagna. E se il prezzo è determinato dal rapporto tra la domanda e la disponibilità, da che cosa è determinato a sua volta quest’ultimo rapporto?

Rivolgiamoci a un qualsiasi borghese. Egli non esiterà un momento, e, come un secondo Alessandro il Grande, taglierà questo nodo metafisico con l’aiuto della tavola pitagorica. Se la produzione della merce che io vendo mi è costata 100 franchi, ci dirà, e dalla vendita di essa ricavo 110 franchi, entro lo spazio di un anno, s’intende, questo è un guadagno civile, onesto, legittimo. Ma se ricevo in cambio 120, 130 franchi, il guadagno è forte; se poi ne ricavo 200 franchi, il guadagno sarebbe straordinario, enorme. Che cosa serve dunque al borghese come misura del guadagno? I costi di produzione della sua merce. Se in cambio di questa merce egli riceve una somma di altre merci la cui produzione è costata di meno, ha perduto. Se in cambio della sua merce egli riceve una somma di altre merci la cui produzione è costata di più, ha guadagnato. La diminuzione o l’aumento del guadagno egli li misura dai gradi che il valore di scambio della sua merce si trova sopra o sotto lo zero, cioè sopra o sotto i costi di produzione.

Abbiamo visto come il rapporto mutevole tra la domanda e la disponibilità provoca ora un ribasso, ora un rialzo dei prezzi, ora prezzi alti, ora prezzi bassi.

Se il prezzo di una merce aumenta notevolmente in seguito alla scarsità della disponibilità o ad un aumento sproporzionato della domanda, necessariamente ribassa, in proporzione, il prezzo di qualsiasi altra merce; poiché in ultima analisi il prezzo di una merce esprime soltanto in denaro il rapporto in cui altre merci vengono date in cambio di essa. Se per esempio il prezzo di un braccio di tessuto di seta aumenta da cinque a sei franchi, il prezzo dell’argento, in rapporto al tessuto di seta, cade, e cadono pure, nei confronti del tessuto di seta, i prezzi di tutte le altre merci che sono rimaste ferme al loro prezzo primitivo. Per ricevere la stessa quantità di tessuto di seta bisogna dare in cambio una maggiore quantità di queste merci.

Quali conseguenze avrà l’aumento del prezzo di una merce? Una massa di capitali si getterà nel ramo di industria fiorente, e questa immigrazione di capitali nel campo dell’industria favorita durerà fino a tanto che essa tornerà ai guadagni abituali, o, piuttosto, fino a tanto che il prezzo dei suoi prodotti cadrà, in seguito a sovrapproduzione, al di sotto dei costi di produzione.

Viceversa, se il prezzo di una merce cade al di sotto dei suoi costi di produzione, i capitali si ritrarranno dalla produzione di questa merce. Eccettuato il caso in cui un ramo di industria non è più adatto al suo tempo, e quindi deve decadere, la produzione di tale merce, cioè la disponibilità di essa, diminuirà, in seguito a questa fuga dei capitali, fino a tanto che essa corrisponda alla domanda, fino a tanto, cioè, che il suo prezzo si porti nuovamente al livello dei suoi costi di produzione, o meglio, fino a tanto che la disponibilità sarà caduta al di sotto della domanda, cioè fino a tanto che il suo prezzo abbia nuovamente superato i suoi costi di produzione, poiché il prezzo corrente di mercato di una merce sta sempre al di sopra o al di sotto dei suoi costi di produzione.

Così vediamo come i capitali emigrano e immigrano costantemente dal campo di un’industria a quello di un’altra. Il prezzo alto provoca una immigrazione eccessiva e il prezzo basso una eccessiva emigrazione.

Ponendoci da un altro punto di vista potremmo mostrare che non soltanto la disponibilità, ma anche la domanda è determinata dai costi di produzione; ma questa dimostrazione ci condurrebbe troppo lontano dal nostro argomento.

Abbiamo visto testè che le oscillazioni della domanda e della disponibilità riconducono sempre il prezzo di una merce ai costi di produzione. In realtà il prezzo di una merce è sempre al di sopra o al di sotto dei costi di produzione; ma il rialzo e il ribasso si integrano a vicenda, di modo che, entro un determinato limite di tempo, e tenuto conto degli alti e bassi dell’industria, le merci vengono scambiate l’una con l’altra a seconda dei loro costi di produzione; il loro prezzo, dunque, viene determinato dai loro costi di produzione.

Questa determinazione del prezzo sulla base dei costi di produzione non deve essere intesa nel senso in cui la intendono gli economisti. Gli economisti dicono che il prezzo medio delle merci è uguale ai costi di produzione; che tale è la legge. Il movimento anarchico, per cui il rialzo viene compensato dal ribasso e il ribasso dal rialzo, lo considerano come un fatto occasionale. Con lo stesso diritto, come hanno fatto altri economisti, si potrebbero considerare le oscillazioni come legge e la determinazione sulla base dei costi di produzione come fatto occasionale. Ma solo queste oscillazioni che, considerate più da vicino, portano con sé le più terribili devastazioni e scuotono la società borghese dalle fondamenta come terremoti, solo queste oscillazioni determinano nel loro corso il prezzo secondo i costi di produzione. Il movimento complessivo di questo disordine è il suo ordine. Nel corso di questa anarchia industriale, in questo movimento ciclico la concorrenza compensa, per così dire, una stravaganza con l’altra.

Noi dunque vediamo che il prezzo di una merce è determinato dai suoi costi di produzione, in modo che i periodi in cui il prezzo della merce supera i costi di produzione sono compensati dai periodi in cui esso scende sotto i costi di produzione e viceversa. Naturalmente, ciò non vale per un singolo prodotto industriale determinato, ma soltanto per l’intero ramo dell’industria, allo stesso modo che non vale per il singolo industriale, ma soltanto per la classe degli industriali nel suo complesso.

La determinazione del prezzo secondo i costi di produzione è uguale alla determinazione del prezzo sulla base della durata del lavoro che si richiede per la produzione di una merce, poiché i costi di produzione consistono: 1) in materie prime e strumenti di lavoro, cioè in prodotti industriali la cui produzione è costata una certa quantità di giornate di lavoro, e che rappresentano perciò una certa quantità di giornate di lavoro, e che rappresentano perciò una certa quantità di tempo di lavoro e 2) in lavoro immediato, la cui misura è appunto il tempo.

Le stesse leggi generali che regolano in generale il prezzo delle merci, regolano naturalmente anche il salario, il prezzo del lavoro.

Il salario ora aumenterà, ora diminuirà, a seconda del rapporto tra domanda e disponibilità, a seconda del modo come si configura la concorrenza fra i compratori di lavoro, i capitalisti, e i venditori di lavoro, gli operai. Alle oscillazioni dei prezzi delle merci in generale corrispondono le oscillazioni del salario. Nei limiti di queste oscillazioni, però, il prezzo del lavoro sarà determinato dai costi di produzione, dal tempo di lavoro che si richiede per produrre questa merce, il lavoro.

Ma quali sono i costi di produzione del lavoro?

Sono i costi necessari per conservare l’operaio come operaio e per formarlo come operaio.

Quanto meno tempo si richiede per apprendere un lavoro, tanto minori sono i costi di produzione dell’operaio, tanto più basso è il prezzo del suo lavoro, il suo salario. Nei rami industriali dove non si richiede nessun apprendistato e basta la semplice esistenza fisica dell’operaio, i costi di produzione richiesti per la sua formazione si riducono quasi esclusivamente alle merci necessarie per mantenerlo in vita. Il prezzo del suo lavoro sarà dunque determinato dal prezzo dei mezzi di sussistenza necessari.

Ma bisogna fare ancora una considerazione. Il fabbricante, che calcola i costi di produzione e, a seconda di essi, il prezzo dei prodotti, tiene conto del logorio degli strumenti di lavoro. Se una macchina gli costa, per esempio, 1.000 franchi e si logora in dieci anni, egli conteggia 100 franchi all’anno nel prezzo della merce, per potere, dopo dieci anni, sostituire la macchina vecchia con una nuova. Allo stesso modo, nei costi di produzione del semplice lavoro46 devono essere conteggiati i costi di riproduzione, per cui la razza degli operai viene posta in condizione di moltiplicarsi e di sostituire gli operai logorati dal lavoro con nuovi operai. Il logorio dell’operaio viene dunque conteggiato allo stesso modo del logorio della macchina.

I costi di produzione del semplice lavoro ammontano quindi ai costi di esistenza e di riproduzione dell’operaio. Il prezzo di questi costi di esistenza e di riproduzione costituisce il salario. Il salario così determinato si chiama salario minimo. Questo salario minimo, come, in generale, la determinazione del prezzo delle merci secondo i costi di produzione, vale non per il singolo individuo, ma per la specie. Singoli operai, milioni di operai non ricevono abbastanza per vivere e riprodursi; ma il salario dell’intera classe operaia, entro i limiti delle sue oscillazioni, è uguale a questo minimo.

Ora che ci siamo intesi sulle leggi più generali che regolano il salario, come regolano il prezzo di ogni altra merce, possiamo passare all’esame del nostro argomento più in particolare.